Il contagio frena, ma non abbastanza. I segnali di rallentamento dell'epidemia ci sono ma non sono sufficienti per piegare la curva in fretta: i dati dei nuovi contagi e dei morti sono ancora molto elevati. Per non parlare degli attualmente positivi: quasi 780mila. La fondazione Gimbe, nel suo ultimo report, lancia l'ennesimo allarme: "A poche ore dalla firma del nuovo Dpcm chiediamo al Governo di mantenere la linea del rigore – ha spiegato il presidente Nino Cartabellotta – per evitare una nuova inversione della curva del contagio ed aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali". Ma soprattutto, ha insistito il presidente della fondazione Gimbe, "chiediamo di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di osservazione sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione". Bocciata dunque l'aspirazione del Governo di trasformare tutta l'Italia in zona gialla per Natale, nonostante le ulteriori restrizioni che prevedrà il prossimo Dpcm per il periodo di festa.

I dati della settimana: i nuovi casi Covid-19 diminuiscono troppo lentamente

Nell'ultima settimana (dal 25 novembre al 1 dicembre), c'è stata una netta diminuzione dei nuovi casi, da 216.950 a 165.879, ma scendono anche i test effettuati, da 778.765 a 672.794. Importante è il calo del rapporto tra positivi e casi testati, sceso dal 27,9% al 24,7%, mentre gli attualmente positivi sono diminuiti del 2,3%, troppo poco, da 798mila a 779mila. Sul fronte ospedali calano leggermente sia i ricoveri con sintomi, sia quelli che richiedono la terapia intensiva: da 34mila a 32mila i primi, da 3.816 a 3.663 i secondi. Aumentano ancora i morti: dai 4.842 della settimana precedente ai 5.055 dell'ultima. In percentuale i ricoveri in terapia intensiva sono il 4% in meno, quelli con sintomi il 5,1% in meno. Le vittime crescono del 9,9%, i nuovi casi dell'11,4%. Giù i casi testati, 13,6% in meno, e i tamponi totali, -5,8%.

Le Regioni sbiadiscono troppo in fretta: scende solo l'Rt

La Fondazione Gimbe ha valutato l’impatto delle misure introdotte con il Dpcm del 3 novembre, quando l'Italia è stata divisa in tre zone: gialla, arancione e rossa. Analizzando il periodo dal 6 novembre al 28 novembre, in cui alcune Regioni sono diventate zona rossa o arancione, poi retrocesse ad arancione o gialla, appare evidente che l'unico indice in calo, tranne rare eccezioni, sia l'Rt. "Non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure", ha spiegato Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della fondazione. Anzi, "sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione". In poche parole, allentando le misure si rischia di vanificare gli sforzi fatti finora. Inoltre "il miglioramento di alcuni parametri – ha aggiunto il presidente Cartabellotta – è sovrastimato sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione". Insomma la fondazione Gimbe chiede prudenza al Governo, ancora una volta.