Finisce in carcere a 87 anni. L’assessora Monni: “Secondo i medici non deve stare lì, lunedì rivalutazione del caso”

Per Giuseppe si sono aperte le porte del carcere all'età di 87 anni per un furto d'auto commesso 3 anni prima, ed è stato arrestato nel giorno del suo compleanno. Non entrerà in uno qualsiasi ma in quello di Sollicciano, una struttura ben nota per le problematiche croniche – dalla muffa alle cimici – e un tasso di sovraffollamento che ad oggi supera il 180%, come apprende Fanpage.it da fonti istituzionali.
Sono i numeri, insostenibili, della vicenda del detenuto nato a Napoli e autore di un furto d'auto in Toscana che dopo la condanna esecutiva è stato condotto nella Casa Circondariale di Sollicciano. L'uomo ha problemi cognitivi, di deambulazione, oltre a difficoltà visive e uditive. A questo si aggiunge che non ha denti e non può ingerire cibo solido. Uno stato di salute "non compatibile con la vita in carcere", come hanno certificato i medici che lo hanno visitato. La visita però è stata effettuata successivamente all'ingresso a Sollicciano, e anche se la relazione sarebbe già stata consegnata al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), al momento la sua situazione non è cambiata.
Nel frattempo, in ragione delle sue difficili condizioni di salute, si trova all'interno della sezione "Assistiti", una di quelle sequestrate perché non conformi sotto il profilo igienico-sanitario, come ha confermato proprio in questi giorni il Tribunale del Riesame di Firenze.
Raggiunta da Fanpage.it, l'assessora al diritto alla Salute della Regione, Monia Monni, fa sapere che "Lunedì ci sarà una nuova valutazione del caso, e i medici confermeranno l'incompatibilità con il carcere". E aggiunge: "Sollicciano è il buco nero della democrazia. Poco più di una settimana fa mi è stato vietato l'accesso alla sezione e a quella destinata alle persone con problemi di salute mentale".
L'assessora Monni: "Mi è stato impedito di entrare nelle sezioni sequestrate di Sollicciano"
Giuseppe è nato a Napoli nel 1939 e ha trascorso una vita in strada, e oggi a 87 anni, ne porta i segni. Tre anni fa ha compiuto un furto d'auto e nel 2026, proprio il giorno del suo compleanno, è arrivato l'arresto e l'esecuzione della condanna per quel reato. I giudici avevano deciso la pena sospesa proprio in ragione dell'età avanzata, dato che nel diritto italiano è previsto che le persone con più di 70 anni di età possano accedere a misure alternative al carcere.
Qualcosa però nel meccanismo della giustizia non ha funzionato e l'uomo è finito comunque dietro le sbarre.
L'uomo viveva in un albergo popolare di Firenze, una struttura dedicata all'accoglienza di persone senza fissa dimora. Non poteva beneficiare lì della misura alternativa al carcere dato che l'albergo popolare non accoglie persone sottoposte a provvedimento penale, e gli è stato quindi proposto di entrate in un luogo diverso, una Rsa fuori dal territorio del capoluogo fiorentino. L'uomo ha rifiutato, forse non immaginando che questo avrebbe voluto dire rinunciare non a quella struttura, ma alla possibilità di scontare la pena in un luogo diverso dal carcere.
L'uomo però non dovrebbe trovarsi affatto a Sollicciano, come spiegano le associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti. "Mettere una persona di quasi 90 anni in un carcere dove di giorno ci sono 40 gradi e di sera 27 è un trattamento inumano e degradante", dice Emilio Santoro, docente dell'Università di Firenze e presidente del comitato scientifico dell'associazione L'altro diritto.
Della stessa opinione è anche l'assessora toscana al diritto alla Salute Monia Monni che chiarisce: "I medici hanno certificato una forte fragilità geriatrica. La relazione in cui segnalano l'incompatibilità è stata inviata al Dap con l'anamnesi e i motivi di incompatibilità con il regime carcerario". Nonostante l'incompatibilità certificata, l'uomo potrebbe dover restare in carcere ancora a lungo: "È una procedura complessa. I medici fanno la segnalazione al Dap, che si rivolge poi al giudice, e questi fa una rivalutazione del caso".
L'uomo si trova nella sezione Assistiti dove viene sottoposto a controlli clinici come gli altri detenuti/pazienti. Il problema è che questa è una delle sezioni giudicate non idonee dalla magistratura, e per questo posta sotto sequestro. "Sono stata in visita poco più di una settimana fa, volevo entrare in questa e nell'Articolazione Tutela Salute Mentale (ATSM), ma mi è stato impedito. Queste sono due delle sette sezioni sequestrate e dichiarate inagibili, eppure i detenuti continuano a stare lì. Io e il direttore generale dell’Asl abbiamo chiesto di entrare proprio per verificare lo stato dei pazienti, ma ci è stato impedito".
L'assessora Nardini: "Sollicciano? L'intero sistema è al collasso"
La situazione dell'87enne è solo la punta di un iceberg molto più grande, come conferma a Fanpage.it l'assessora regionale con delega alle carceri, Alessandra Nardini, che a Sollicciano è stata in visita lo scorso 31 marzo con il garante dei detenuti Giancarlo Parissi, Emilio Santoro, Fatima Ben Hijji e Stefano Cecconi, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'associazione Pantagruel.
"Ho trovato una soluzione indecente, gravissima dal punto di vista strutturale e in termini di sovraffollamento. Celle assolutamente inadeguate sotto tutti i punti di vista: caldissime d'estate e fredde in inverno". Non è un caso che siano state sequestrate sette sezioni del carcere. "È impensabile per chiunque stare lì dentro, figuriamoci per una persona di quell'età".
"Ogni volta che entro in un carcere mi rendo conto che è difficile uscire da luoghi simili migliori di come si era quando si è entrati, eppure la parte rieducativa dovrebbe essere il fulcro dell'azione carceraria".
Una situazione insostenibile per chi ci lavora e per le persone private della libertà, soprattutto di quelle con problemi di salute mentale: "Gli operatori non hanno gli strumenti per potersi prendere cura di loro".
E conclude: "È inutile la propaganda di un Governo che inasprisce le pene, parla di sicurezza senza però investire su questa e soprattutto senza occuparsi della situazione inumana che vivono le persone detenute. Se non vivono come un problema il tema dal punto di vista del diritto alla dignità di queste persone, almeno prenda atto di un aspetto chiarissimo: da strutture così non puoi uscire rieducato/a, senza una possibilità vera di reinserimento socio-lavorativo, e quindi dopo che succede? Che una volta uscito o uscita, non avendo nessuna prospettiva, finisci ancora una volta nelle stesse logiche e reti di criminalità e torni qui, in carcere".