Famiglia nel bosco, Nathan e Catherine: “No scuola pubblica, faremo ricorso. I giudici ci hanno spezzato il cuore”
"Scegliere l'istruzione domiciliare è nostro diritto". Sono le parole con cui Catherine Birmingham e Nathan Trevallion annunciano che presenteranno ricorso contro la decisione dei giudici di iscrivere i loro tre figli alla scuola pubblica.
Con una lunga video-dichiarazione inviata dal loro avvocato Simone Pillon, i genitori della famiglia nel bosco commentano la scelta del Tribunale per i minorenni dell'Aquila di avviare il ricongiungimento, ma a tappe e sotto la stretta supervisione dei servizi sociali. A preoccupare la coppia anglo-australiana c'è però soprattutto la questione dell'istruzione: i giudici hanno disposto l'iscrizione alla scuola pubblica, mentre i Birmingham-Trevallion chiedono di proseguire con quella parentale.
"La salute dei nostri bambini è a rischio se vanno a scuola"
A novembre 2025, Catherine e Nathan si sono visti sospendere la potestà genitoriale, e da allora i loro tre figli si trovano in casa famiglia a Vasto. Fino a marzo hanno convissuto con la madre nella stessa struttura, ma poi la donna è stata allontanata a seguito delle relazioni negative scritte da assistenti sociali ed educatori della comunità.
Oggi la coppia vive insieme a Palmoli nella casa messa a disposizione dal Comune. Non era un segreto per nessuno nel paese abruzzese che la stessero preparando per riaccogliere i loro figli. Una speranza parzialmente infranta, dato che i giudici non hanno optato per un ritorno definitivo dei piccoli in casa, ma per ritorni diurni e nel fine settimana.
Dopo giorni di silenzio la famiglia ha commentato la decisione in una videodichiarazione affidata ai giornali: "La tanto attesa decisione è arrivata spezzandoci il cuore. I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai 10 mesi e ora dovranno fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, rimanendo in una casa famiglia chissà per quanto tempo. Rimaniano convinti dall'urgenza di riportare i nostri preziosi bambini alla sicurezza, alla cure e all'amore della loro famiglia".
Passano poi a sottolineare il disagio emotivo di questa separazione. "I medici che li hanno in cura hanno scritto: ‘La salute dai bambini è a grave rischio e l'unico modo per ridurre tale rischio è riportarli immediatamente a casa. Tutto ciò è stato ignorato".
Passano poi al nodo più problematico, quello scolastico. I bambini infatti seguivano l'educazione a casa, ed è stata proprio la scarsa socializzazione con i coetanei e le carenze di italiano ravvisate dai servizi sociali a convincere i giudici a separarli dai genitori. In casa famiglia i bambini seguivano le lezioni con una maestra, e i Birmingham-Trevallion si sono sempre detti favorevoli a proseguire su questa strada. Ben diverso è l'ingresso in una vera classe.
"Ora saranno iscritti alla scuola pubblica, nonostante abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare simile a quello seguito fino ad oggi anche in casa famiglia. Riteniamo che questa decisione non rispetti i nostri diritti e quelli dai nostri figli – dice Catherine – Faremo ricorso come previsto della legge chiedendo che vengano prese in considerazione le esigenze di salute dei nostri figli. È nostro e loro diritto all'istruzione domiciliare".
"Abbiamo scelto Italia per le sue libertà e i diritti che tutelano migliaia di famiglia in tutto il paese che hanno optato per istruzione parentale, per il profondo rispetto e l'amore per i legami familiari e per la vita rurale. Una cultura costruita sulla resilienza e la forze della persone cresciuti in campagna".
"Speriamo che la nostra storia possa essere una luce verso la libertà"
La famiglia nel 2021 ha acquistato un terreno nel bosco di Palmoli, qui viveva circondata dai loro cavalli in un casolare privo di acqua corrente ed elettricità, contesto giudicato non sicuro per dei minori in termini igienico-sanitario. Per riaccogliere i bambini a casa hanno quindi avviato la costruzione di una nuova abitazione dotati di comfort e di un bagno vero.
"Abbiamo collaborato e continueremo a collaborare e a impegnarci con tutti in momenti di estremo stress e di costante preoccupazione per i nostri figli consapevoli della loro sofferenza quotidiana. Con grande coraggio molti ci hanno scritto condividendo le loro triste storia e rivelandoci che molti bambini e famiglie in Italia e nel mondo sono costretti a subire. Troppi bambini come i nostri sono stati separati dai genitori e dalla loro casa e anche loro hanno bisogno di aiuto. Ci auguriamo che il dolore della nostra storia possa essere una luce di cambiamento, un cammino verso la libertà in un tunnel oscuro per tutte le famiglie e i bambini".
L'avvocato Pillon: "Non è stato avviato il programma di rientro dei minori"
Sulla vicenda è intervenuto anche il legale della famiglia, l'ex senatore della Lega, Simone Pillon. L'avvocato ha spiegato di avere"chiesto una riunione con tutti gli attori istituzionali" in merito alle indicazioni date dal Tribunale nella sua ultima pronuncia.
"Sia la tutrice che la curatrice nonchè i medici della NPI di Atessa hanno immediatamente offerto la loro disponibilità. Spiace prendere al contrario atto che il Servizio Sociale affidatario abbia rimandato sia la propria disponibilità sia, e ciò è più grave, la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori".
Ad oggi, non sarebbe stato avviato il programma di rientro dei minori e neppure proposta una data utile per l'incontro tra le parti. "Si prende pertanto atto dell'inerzia e della inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche, che non è giusto siano fatte pagare ai minori", prosegue Pillon. Secondo l'avvocato, non è "ammissibile che i minori, dopo mesi di permanenza in casa famiglia, vedano ulteriormente compressi per ragioni amministrative i loro, sia pur minimali, diritti per come riconosciuti dal decreto in vigore".