Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, cosa non convince ancora i giudici: dalla scuola al metodo educativo passando per il bullismo

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Nathan Trevallion e Catherine Birmingham
Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto il rientro graduale dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia che viveva nel bosco di Palmoli. Ma cosa non convince ancora i giudici? Dalle motivazioni dell’ordinanza emergono il percorso psicoeducativo incompiuto e il timore che i genitori impediscano ai bambini di conoscere realtà diverse dalla loro. La scuola pubblica diventa così un passaggio centrale verso il ricongiungimento.

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, lei australiana e lui inglese, vivono dal 2021 in un casolare nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, dove hanno scelto di crescere i loro tre figli lontano dalle convenzioni sociali. Una bambina di 9 anni e due gemelli di 7, un maschio e una femmina, che dal 20 novembre 2025 si trovano in una casa famiglia a Vasto, dopo che il Tribunale per i minorenni dell'Aquila aveva sospeso la potestà genitoriale. La decisione era arrivata dopo le valutazioni dei servizi sociali sulle condizioni abitative e sulla situazione familiare.

Ora i giudici hanno stabilito che i bambini potranno tornare dai genitori, ma attraverso un percorso graduale. La difesa aveva chiesto un ricongiungimento immediato, ma nell'ordinanza del 30 luglio il Tribunale ha indicato alcuni passaggi che ritiene ancora necessari. E, soprattutto, ha spiegato cosa continua a non convincerlo.

Il problema non è lo stile di vita, ma il modo in cui i bambini sono stati cresciuti

Uno dei passaggi più significativi dell'ordinanza riguarda proprio la scelta della coppia di vivere nel bosco e di educare i figli secondo principi lontani da quelli della maggioranza delle famiglie. I giudici precisano che il problema educativo non riguarda "detti principi e le regole di vita", ma il metodo adottato dai genitori, ritenuto basato sull'impedimento della conoscenza di consuetudini di vita alternative.

È una distinzione importante. Secondo il Tribunale, non è il fatto che Catherine e Nathan abbiano scelto una vita rurale, né la loro preferenza per l'istruzione parentale, a essere contestato in sé. Il nodo è la possibilità per i bambini di confrontarsi con altre esperienze, con altri adulti e con altri coetanei.

Nelle 17 pagine del provvedimento, i giudici parlano anche del timore dei genitori di "perdere il controllo ideologico dei figli" a causa del confronto con gli altri. Un timore che, secondo l'ordinanza, resta "l'ostacolo principale" a scelte utili al ripristino della convivenza familiare.

Il percorso psicoeducativo è ancora incompiuto

Il Tribunale ritiene inoltre che non sia ancora concluso il "percorso psicoeducativo diretto al recupero delle competenze genitoriali". È uno degli elementi che, secondo i giudici, rendono necessario proseguire con gradualità.

I bambini potranno intanto trascorrere più tempo con i genitori, anche nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli e nel casolare dove viveva la famiglia. In un secondo momento, dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, potranno essere valutati anche i rientri e i pernotti nel fine settimana.

La decisione non ha soddisfatto la difesa. L'avvocato Simone Pillon, che aveva chiesto il ricongiungimento immediato, ha già annunciato reclamo alla Corte d'Appello, contestando la gradualità del percorso e sostenendo che le criticità inizialmente rilevate sarebbero state superate.

Le esperienze che i giudici ritengono importanti per i bambini

Nell'ordinanza vengono poi richiamati anche alcuni episodi riferiti dagli operatori e dai bambini. Tra questi, le preoccupazioni della madre per le gite in spiaggia, considerate pericolose, e per l'uso delle creme solari e delle bottiglie di plastica.

Il provvedimento racconta inoltre il rapporto dei tre minori con la casa famiglia di Vasto. I bambini avrebbero detto di trovarsi bene nella struttura e di essersi divertiti a guardare in televisione "Il Re Leone", un'esperienza che prima sarebbe stata vietata.

Dalle loro parole emerge però anche la nostalgia per la vita nel bosco. "Stiamo bene in casa famiglia però la nostra casa è quella in campagna", avrebbero detto, ricordando gli animali, il fiume e i genitori. E avrebbero espresso il desiderio di andare a scuola insieme agli altri bambini: "Non sappiamo se mamma sarà d'accordo, ma glielo chiederemo e speriamo che ci dica di sì".

La scuola pubblica come passaggio del ricongiungimento

La frequenza scolastica è quindi destinata a diventare uno dei passaggi centrali del percorso. I tre bambini saranno iscritti dalla tutrice Maria Luisa Palladino in un istituto elementare di Vasto, a circa 40 minuti d'auto da Palmoli. La bambina più grande, di 9 anni, dovrebbe frequentare la quarta, mentre i gemelli, un maschio e una femmina di 7 anni, la seconda. È ancora in valutazione se inserirli nella stessa classe.

Per loro sarà il primo ingresso nella scuola pubblica. Il Tribunale ritiene che la frequenza regolare possa rappresentare un passaggio necessario prima di valutare un rientro più stabile in famiglia. Una prospettiva che i genitori hanno sempre rifiutato, preferendo l'istruzione parentale.

La difesa ha contestato anche questo aspetto, sostenendo che l'ordine di iscrizione alla scuola pubblica sarebbe contrario alla libertà educativa garantita dalla Costituzione. Pillon ha inoltre sollevato il tema della salute dei bambini, mentre Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte della coppia, ha parlato di una sofferenza dei piccoli che sarebbe stata sottovalutata.

Il rischio di bullismo e il nuovo incontro saltato

Proprio Cantelmi ha espresso preoccupazione per il possibile impatto del ritorno a scuola. "È evidente che tutti i bambini che incontreranno, a causa del clamore mediatico, hanno già giudizi e pregiudizi sui tre bimbi del bosco", ha detto, ipotizzando che il pregiudizio possa trasformarsi in forme di bullismo.

Per lo psichiatra, la decisione del Tribunale rappresenta comunque un primo passo verso l'uscita dalla vicenda. Ma il percorso resta complesso e incerto.

Intanto, è saltato anche l'incontro previsto tra Pillon, la tutrice, l'assistente sociale e la neuropsichiatria infantile per stabilire le modalità degli incontri tra genitori e figli. L'assistente sociale non era disponibile. Un ulteriore rinvio, mentre la famiglia attende di capire quando e come potrà tornare a vivere insieme.

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