La procura di Taranto ha ordinato lo spegnimento dell'Altoforno numero 2 dell'ex Ilva (la più importante parte produttiva del siderurgico) perché non garantisce la sicurezza per gli operai. Secondo i magistrati, al termine di una vicenda penale generata dall'incidente sul lavoro che nel giugno del 2015 uccise l'operaio Alessandro Morricella, l'azienda non avrebbe rispettato tutti gli impegni presi per rendere più sicuro il luogo di lavoro. All'epoca, anche in forza di uno dei decreti legge Ilva (poi impugnato dinanzi alla Corte costituzionale) fu concessa al siderurgico tarantino la facoltà d'uso dell'Afo 2. Nel corso dell'udenza preliminare è stato accertato, dai tecnici nominati dallo stesso giudice, che “alcune delle prescrizioni a suo tempo imposte – si legge nel decreto della pm Antonella De Luca, fatto notificare in giornata ai nuovi proprietari dell'Ilva – risultano attuate o non attuate soltanto in parte". L’ordine di spegnimento è stato notificato dalla procura sia ai commissari straordinari Ilva, avendo fatto loro l’istanza, sia ad ArcelorMittal, la società subentrata a Ilva in as e che gestisce l’acciaieria dallo scorso 1° novembre.

L'incontro al Mise sull'ex Ilva, ha riferito il Segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, "si è così aperto con la preoccupante novità che riguarda l'atto della Procura di Taranto che decreterebbe appunto lo spegnimento dell'Altoforno 2 (Afo 2). Una notizia che, insieme alla richiesta di cassa per fronteggiare il calo del 40% delle importazioni in Europa di coils preoccupa moltissimo le organizzazioni sindacali".
Il Ministro Di Maio, ha aggiunto Bentivogli, ha comunicato durante l'incontro che il "Governo sta interloquendo con la Procura e ha chiesto di sospendere il provvedimento di spegnimento".