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29 Novembre 2022
10:20

Detenuto pestato e torturato in carcere a Reggio Calabria, indagati 8 agenti: in 6 sono ai domiciliari

Sei poliziotti penitenziari del carcere ‘Panzera’ di Reggio Calabria stati arrestati mentre altri due sono stati sospesi per picchiato e torturato un detenuto. Indagati anche il comandante del reparto e altri quattro agenti.
A cura di Chiara Ammendola
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Sono accusati di tortura e lesioni personali aggravate i sei agenti della polizia penitenziaria arrestati ieri al culmine di un'indagine sul pestaggio di un detenuto all'interno del carcere Panzera di Reggio Calabria. L'uomo sarebbe stato picchiato e torturato dagli agenti lo scorso 22 gennaio dopo essersi rifiutato di tornare nella propria cella al termine dell'ora d'aria.

I sei, infastiditi, lo avrebbero trascinato con forza in cella d’isolamento e dopo averlo denudato avrebbero iniziato a colpirlo con il manganello d’ordinanza, oltre che con calci e pugni, provocandogli lesioni gravi. Inoltre lo stesso isolamento del detenuto sarebbe stato deciso dagli agenti senza aver informato il Consiglio di disciplina. A coprire il loro operato il comandante del reparto che avrebbe cercato di compromettere le indagini, con una serie di atti falsi.

Nei giorni successivi al pestaggio il recluso è stato infatti tenuto in osservazione e sorvegliato. L’agente incaricato di non perderlo di vista avrebbe redatto una relazione di servizio inviata al direttore del carcere, dove attestava le precarie condizioni di salute del detenuto. Saputo del rapporto scritto dal suo sottoposto, il comandante del reparto ha preteso di leggerlo, cercando di farglielo modificare.

A sei agenti è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, ad altri due la sospensione dai pubblici uffici. Al comandante del reparto, che figura tra gli indagati, vengono contestati anche i reati di falso ideologico, omissione d’atti d’ufficio, di calunnia e tentata concussione. Risultano indagati poi altri quattro poliziotti penitenziari, ai quali è stato contestato il reato di tortura e lesioni personali in concorso, e il medico dell’istituto penitenziario, indagato per il reato di depistaggio, per aver reso false dichiarazioni al pubblico ministero.

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