“Dammi la pistola”, ragazzini sparano alla fermata del bus e si riprendono: panico in strada a Legnago

Un video diventato virale mostra alcuni ragazzini, probabilmente minorenni, nel piazzale della fermata bus del Porto di Legnago (Verona). Nel filmato uno di loro riceve una pistola, la carica e spara un colpo in aria, facendo fuggire gli studenti. Indagano i carabinieri su alcuni giovanissimi già noti in zona.
A cura di Biagio Chiariello
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Una baby gang — qualcuno potrebbe definirli “maranza” — che si muove tra la fermata degli autobus e il piazzale del Porto di Legnago, in provincia di Verona. È da qui che parte un video circolato sui social e diventato rapidamente virale: immagini concitate, voci di ragazzi, e a un certo punto una pistola che passa di mano in mano fino allo sparo in aria. Un gesto che ha acceso subito l’allarme nella zona.

Le immagini, riprese dagli stessi giovanissimi protagonisti, mostrano un contesto confuso: un gruppo di studenti sta camminando. Uno di loro si gira improvvisamente verso il gruppo e chiede che gli venga passata l'arma: "Dammi la pistola! Dammi la pistola!".

Un altro giovane, di spalle, solleva la maglietta e la estrae dalla cintura dei pantaloni, consegnandogliela. A quel punto il ragazzo la maneggia, la carica e poco dopo esplode un colpo in aria. La scena scatena il fuggi fuggi generale: si sentono delle urla, alcuni si allontanano presi dal panico.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, si tratterebbe di due ragazzi, probabilmente minorenni, già coinvolti in altri episodi avvenuti nelle ultime settimane nella stessa area. Le forze dell’ordine sono al lavoro per identificarli e chiarire l’esatta dinamica dei fatti.

L’attenzione delle istituzioni è immediata. Il sindaco di Legnago Paolo Longhi ha ringraziato le forze dell’ordine per il lavoro sul territorio, parlando di una situazione che richiede interventi costanti: “Altro per ora non posso dire se non ribadire il mio grazie a chi difende l’ordine e la sicurezza”.

Sullo stesso tema è intervenuta anche la Regione Veneto. Il presidente Alberto Stefani ha parlato di “segnale gravissimo di degrado educativo e sociale”, sottolineando la necessità di una risposta non solo repressiva ma anche educativa:

Chi compie azioni di questo genere deve essere obbligato a restituire qualcosa alla comunità. Questi ragazzi devono andare a lavorare per il loro paese, a pulire scuole, strade, cimiteri e parchi, per imparare quei valori che hanno reso ospitale e laborioso il Veneto".

"Non possiamo accettare che luoghi frequentati ogni giorno da studenti diventino teatro di episodi di questo tipo", ha ribadito ancora Stefani. "La sicurezza non è solo ordine pubblico, è anche educazione e comunità".

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