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“Dalle luci di Las Vegas a un paesino di 5 mila abitanti in Sardegna, cerco una vita più sana”

Debra Coltune ha lasciato le “luci stroboscopiche” di Las Vegas per trasferirsi in una “sleepy island” della Sardegna. Qui ha trovato un ambiente più sano e scuole più sicure per i suoi figli adolescenti rispetto a quelle degli Stati Uniti.
I vestiti stesi ad asciugare sono diventati il simbolo dell'Italia del Sud all'estero
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"Buongiorno alla comunità della Sardegna! Ho in programma di trasferirmi per lavoro con i miei due figli di 10 e 14 anni. Sto cercando una soluzione abitativa temporanea in affitto prima di procedere all'acquisto o a un affitto a lungo termine in Costa. Il momento del trasferimento si avvicina e sono molto entusiasta!". Era il 12 marzo 2024 e Debra Coltune pubblicava questo annuncio sui social chiedendo aiuto ai sardi per stabilirsi nella loro isola.

Da quel giorno sono passati due anni e Debra è sempre più entusiasta. La sua vita è cambiata radicalmente: è passata dalle luci di Las Vegas al piccolo paradiso dell'Isola di San Pietro, una delle più belle della provincia del Sulcis Iglesiente.

La storia di Debra Coltune viene presentata dai media stranieri come l'esempio di chi sceglie di abbracciare la "vita lenta" del Sud Italia, in opposizione ai ritmi frenetici del Nord America dove sono più frenetici. In realtà, grattando appena sotto la superficie è possibile vedere che nel bel Comune di Carloforte Debra fa una vita molto diversa da quella dei suoi nuovi 5mila concittadini: vive in una villa da 2.500 euro al mese e lavora nel mercato culturale e immobiliare sardo.

Debra Coltune: "Scelgo la calma, ma ho problemi con la burocrazia"

In un'intervista alla Cnn, Debra Coltune racconta il suo trasferimento e la sua esperienza di vita in Sardegna. E lo fa in toni entusiastici: "Las Vegas era un tripudio di luci stroboscopiche, energia incessante e un ritmo frenetico. La Sardegna invece è serena. L'isola si muove con i suoi ritmi pacati, circondata da bellezze naturali e da una calma che pervade ogni aspetto della vita quotidiana".

La storia di Debra è simile a tante altre proposte sui social e sui media stranieri, soprattutto Nord Americani e Nord Europa: persone che sopraffatte dal caos delle loro città preferiscono abbracciare uno stile di vita più "rilassato". Il ritratto che ne esce però è spesso parziale, e racconta solo un lato di una scelta ben più sfaccettata.

Per sfuggire alle "ansie di Las Vegas", Debra ha scelto l'Italia e la Sardegna. Il suo obiettivo è quello di cercare una sistemazione da 800 dollari al mese (circa 700 euro), ma nel frattempo si appoggia a una sistemazione da 2.500. "Si tratta di una villa sul lungomare arredata in stile classico: un prezzo elevato per l'isola, ma più conveniente rispetto a Las Vegas", spiega l'articolo.

Qui Debra lavora come organizzatrice di eventi per l'annuale sagra del tonno di Girotonno e come consulente per i ristoratori locali. Non solo. Senza girarci troppo attorno, la donna ammette che la possibilità di acquistare immobili sulla costa costituisce un elemento che ha pesato sulla bilancia del trasferimento in favore della Sardegna, "un netto contrasto con la realtà finanziaria degli Stati Uniti".

Nonostante la disponibilità economica e le buone intenzioni, anche Debra si è scontrata però con la temuta burocrazia italiana. Nel gruppo Facebook Sardinia Community, dove la donna ha cercato le prime informazioni in vista del trasferimento, ci sono diversi post in cui chiede di un esperto che possa aiutarla con i documenti per l'immigrazione.

Il gap tra il racconto all'estero e la realtà

Sui social, il racconto è passato come la scelta di una madre di preferire una "sleepy italian island" alla vita di Las Vegas. Debra racconta di voler inserire i due figli di 10 e 14 anni nel sistema scolastico pubblico perché le scuole statunitensi sono molto meso sicure. Già dalle sue parole emergono problemi per il permesso di soggiorno, circostanza che per tanti italiani nati e cresciuti qui da genitori stranieri rappresenta una discriminazione nell'accesso a servizi fondamentali.

Nonostante il proposito di scegliere l'Italia come sistemazione definitiva, dopo esserci stata, Debra ha posticipato la scelta di acquistare. Il tutto, quindi, potrebbe ridursi a una lunghissima vacanza.

Il problema di storie come questa, al netto dell'esperienza personale della protagonista, è che dimenticano di fornire tutte le informazioni necessarie. Debra si avvicina alla Sardegna, e all'Italia in generale, da una posizione privilegiata.

Secondo l'ultimo report dell'Istat dedicato alla povertà educativa, a pesare sono soprattutto le possibilità di accesso ai vari servizi, tra cui trasporto, sanità, e chiaramente scuola. La Sardegna è una delle regioni più ricche di bellezze naturali d'Italia, ma è anche una delle più svantaggiate a causa della scarsa capillarità dei trasporti e dei servizi pubblici. Trasferirsi qui implica una scelta molto consapevole che non ha a che fare solo con la ricerca di ritmi più tranquilli, che spesso sono appannaggio di una classe ristretta.

Per molti, come ad esempio la ricercatrice Alice Sanna, per anni residente all'estero, si è trattato di un ritorno alle origini dopo anni lontano da casa. Per altri, come i tanti italiani che fanno i "pendolari" tra il continente e la loro isola, tornare alla città natale significa affrontare viaggi massacranti. C'è poi chi vorrebbe tornare stabilmente ma non trova lavoro, e quindi rimane al nord o all'estero. Tutto questo è la Sardegna, e per estensione il Sud Italia.

Il problema, come spesso accade, non è l'esperienza del singolo, ma la semplificazione che si fa di una realtà più grande.

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