“Ho chiesto la mancia, mi ha preso per il collo e riempito di insulti razzisti”: il racconto di un rider

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"Faccio il rider, anche coprendo il maggior numero di ore possibile durante il giorno non guadagno più di 400 euro al mese. Non chiedo mai la mancia, ma quando l'ho fatto la persona mi ha preso per il collo e mi ha riempito di insulti razzisti". A raccontare a Fanpage.it la sua storia è un rider 29enne, originario del Pakistan e residente in Italia dal 2010. Preferisce restare anonimo per "non avere problemi". "Ho bisogno di questo lavoro – sottolinea – ma ne desidero uno dove non vengo discriminato o trattato come uno schiavo".
Aveva 14 anni quando è arrivato in Italia, e a causa delle difficili condizioni economiche in cui si trovava la sua famiglia non ha proseguito con gli studi. Si è stabilito nel nord Italia dove ha fatto prima il metalmeccanico e poi il rider, sperimentando il peggio di questa nuova forma di caporalato. Una situazione analoga a quella che stanno vivendo tantissimi lavoratori in tutte le città d'Italia che in questi giorni lamentano condizioni massacranti aggravate dall'emergenza caldo.
Proprio durante una consegna è stato aggredito da un cliente. "Guadagno pochissimo, ma non ho mai chiesto la mancia a nessuno, non so perché ho deciso di farlo proprio quel giorno. Davanti alla mia richiesta, la persona mi ha chiamato dentro dicendo di volermi parlare e che mi avrebbe dato la mancia, ma quando sono entrato mi ha preso per il collo e ha iniziato a insultarmi".
Il tenore delle offese era chiaro. "Mi diceva delle parolacce. Ripeteva ‘voi extracomunitari', e altre cose. Parlava come un razzista. Diceva: ‘siete tutti così voi stranieri, chiedete sempre soldi, siete poveri', e poi ancora parolacce".
Dopo l'aggressione, l'approccio del rider al suo lavoro cambia: "Non mi era mai successo niente di così grave, ma a volte percepisco lo stesso atteggiamento quando le persone non vogliono scendere di casa per prendere un ordine. Oppure quando mi danno la mancia e sembra facciano un'elemosina, è meglio non farlo proprio. Io comunque da quel giorno non l'ho più chiesta".
Non è la prima volta che è costretto a fare i conti con la discriminazione. Prima di fare il rider, cambiando diverse aziende, ha lavorato come metalmeccanico. "La storia era sempre la stessa ovunque, il lavoro mi piaceva ma mi venivano ripetute le stesse cose razziste, che ‘noi' venivamo qui per lavorare. Ogni capo voleva solo comandare. Per questi motivi ne ho cambiate tante, poi ho trovato questo lavoro e per un po' di tempo è andato bene, ma dopo gli episodi degli ultimi mesi non so che fare".
Nonostante cerchi di lavorare il più possibile, coprendo il maggior numero di fasce orarie possibili, la paga che riesce a portare a casa è bassissima: "Questo mese sono arrivato a 400 euro, facendo uno sforzo per fare tutte le ore che potevo".
Il 29enne abita insieme ai genitori, alla moglie e al figlio piccolo, e riescono a sopravvivere solo grazie alla solidarietà familiare: "Facciamo tutto insieme, ci diamo una mano". Ma è soprattutto per suo figlio che ha paura: "Voglio che studi, che non faccia i lavori che ho fatto io. Immagino per lui un futuro migliore. Sto facendo di tutto, però non ho abbastanza soldi".
Il giovane cerca un nuovo impiego che gli dia anche una prospettiva di vita che non ha mai conosciuto: "Non mi interessa tanto la paga, quello che vorrei davvero è avere a che fare con persone che mi trattino bene e che mi parlino con rispetto".