Un bambino siriano di sei anni è arrivato in Italia insieme ai suoi genitori per sottoporsi a un intervento chirurgico all'avanguardia che gli permetterà di recuperare la vista da entrambi gli occhi. Partito da Damasco, il piccolo è arrivato insieme ai suoi genitori fino a Forlì viaggiando per migliaia di chilometri con la speranza di poter tornare a vedere. E a Forlì ha trovato il professor Massimo Busin – autorità internazionale in materia di trapianto di cornea – che ha accettato di operarlo gratuitamente nella clinica Villa Igea che, altrettanto gratuitamente, ha messo a disposizione quanto necessario per l’intervento. La famiglia del piccolo paziente dopo aver preso in considerazione specialisti di tutto il mondo ha scelto di rivolgersi al professor Busin, che si è adoperato con la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto per ottenere i tessuti adeguati al bambino. Il bambino è stato già operato all’occhio destro e tra tre settimane l’equipe medica potrà intervenire anche sull'altro occhio. Poi, dopo qualche giorno, il bambino potrà tornare a casa. Sotto il profilo organizzativo è stato indispensabile il contributo della Onlus “Il cuore in Siria”, che si è adoperata per mettere in contatto la famiglia siriana con il medico e la clinica e ha gestito i rapporti con la Farnesina.

L’intervento con l’innovativa tecnica della cheratoplastica lamellare posteriore (DSAEK) rappresenta la nuova frontiera della terapia chirurgica per la cura della patologia genetica dell’endotelio corneale che ha colpito il bimbo siriano e che determina una progressiva opacizzazione della cornea, con conseguente forte riduzione della funzionalità visiva. “Si tratta di una patologia congenita ereditaria in cui uno strato della cornea non si forma: la cornea si opacizza già alla nascita e rimane tale – ha spiegato il professor Busin – l’intervento che abbiamo fatto riesce a sostituire esclusivamente lo strato della cornea che è malato, lo stesso che ho fatto già in molti altri bambini di quell’area. La patologia è frequente in Medioriente, abbiamo operato diversi bambini sia del versante di Israele sia palestinese e arabo, e i risultati sono molto buoni”.