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17 Gennaio 2017
14:52

Da Pietro Maso a Erika e Omar: quei figli che uccidono i genitori

Il duplice omicidio dei coniugi di Ferrara ordito dal loro figlio 16enne ha evocato i fantasmi di altri casi in cui i figli sono stati assassini dei propri genitori. Da Doretta Graneris a Pietro Maso, ecco i precedenti della strage di Pontelangorino.
A cura di Angela Marino
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Il 10 gennaio 2017, Nunzia e Salvatore Vincelli sono stati trovati uccisi nella loro villetta di Pontelangorino (Ferrara). A commissionare il duplice omicidio al suo migliore amico sarebbe stato il figlio 16enne. Il duplice delitto ha sconvolto l'opinione pubblica riportando alla memoria i principali casi di cronaca nera in cui i genitori sono morti per mano dei figli.

L'amore omicida di Doretta e Guido (1975)

Nel 1975 Doretta Graneris e il fidanzato Guido Badini trucidarono con 19 colpi di pistola padre, madre, nonni e il fratellino di lei. La strage di consumò nella villetta a due piani dove la famiglia viveva a Vercelli. Inizialmente le indagini si orientarono sull'ipotesi di rapina, ma dopo poche ore fu chiaro che la figlia 19enne scampata al massacro era in realtà l'assassina. La giovane aveva pianificato il delitto insieme al fidanzato con il quale si sarebbe sposata dopo una settimana. Il movente era l'eredità di famiglia.

Il caso Roberto Succo (1981)

Il 12 aprile 1981,a 19 anni Roberto Succo sorprese con un coltello i suoi genitori e scappò lasciando i cadaveri nell'appartamento alla periferia di Mestre, dove era andato in scena il duplice delitto. La polizia sospettò subito di lui e lo arrestò poche ore dopo. I giudici lo dichiararono infermo di mente e disposero la detenzione in un ospedale psichiatrico. Anche da lì, approfittando di un permesso, Il 17 maggio 1986, Succo riuscì a fuggire in Francia. Iniziò così una latitanza che durerà diversi anni, nel corso della quale, Succo continuerà a uccidere, stuprare e rapinare. Morirà suicida a 27 anni nel carcere di Mestre, dove era stato recluso dopo la cattura.

Il massacro dei Carretta (1989)

Il 4 agosto 1989 venne denunciata a Parma la scomparsa di Giuseppe Carretta, Marta Chezzi e il figlio Nicola, di 23 anni. A segnalare l'assenza dei familiari alle forze dell'ordine fu il figlio Ferdinando. Alcuni giorni dopo il giovane attirò l'attenzione con il sospetto incasso di due assegni da diversi milioni di lire a nome della madre e del fratello. Mentre erano in corso le indagini Carretta fuggì in Inghilterra, dove resterà per 9 anni, fino a quando non verrà aperta un'indagine per il triplice omicidio sulla base dell'acquisizione di muove prove. I corpi della famiglia Carretta non verranno mai trovati, tuttavia Ferdinando confesserà l'omicidio e sconterà la sua pena.

Il piano di Pietro Maso (1991)

Antonio Maso e Mariarosa Tessari furono uccisi a bastonate la sera del 17 aprile 1991 nella casa di Montecchia di Crosara (Verona) dove vivevano con il figlio Pietro. Due giorni dopo il 19enne venne arrestato con l'accusa di aver assassinato i genitori. Il ragazzo confessò subito indicando anche i suoi compici, alcuni amici che aveva coinvolto con la promessa di un compenso. Maso, che aveva tentato di uccidere anche le due sorelle, agì per il desiderio di avere per sé l'eredità di famiglia, per poter condurre quella vita di lussi che aveva sempre desiderato. È uscito dal carcere nel 2015.

Il caso Elia Del Grande (1998)

Elia Del Grande uccise a fucilate la madre Alida, il padre Enea e il fratello o Enrico, sorprendendoli nella loro casa di Cadrezzate, nel Varesotto, la notte del 7 gennaio del 1998. Il movente del delitto era il rifiuto opposto dalla famiglia al suo matrimonio con Rayza, una giovane prostituta conosciuta a Santo Domingo, dove il giovane si era trasferito per gestire un night club. Tentò la fuga, ma fu arrestato e condannato a 30 anni di reclusione per la strage.

Il massacro di Novi Ligure (2001)

Il 21 febbraio 2001 Susy Cassino e il figlioletto di 9 anni Gianluca furono trovati uccisi a coltellate nella villetta di famiglia a Novi Ligure, in provincia di Alessandria. Alla strage scamparono la figlia Erika, di 17 anni e suo padre Francesco. Poche ore dopo il delitto la ragazza venne indagata per aver ucciso i familiari in concorso con il fidanzato Omar Favaro, 18 anni. Il loro piano era quello di sterminare l'intera famiglia e poi inscenare una rapina.

La storia di Aral Gabriele (2002)

I corpi senza vita di Gaspare e Maria Elena Gabriele, 66 e 64 anni, vennero ritrovati la notte di mercoledì 20 marzo 2002, nel loro appartamento in via Lupatelli, a Roma. I coniugi erano stati narcotizzati con un sedativo e poi soffocati. Le indagini si orientano subito sul figlio Aral, che venne arrestato quattro mesi dopo la scoperta dei due corpi. Il movente risiedeva nella tela di bugie che il ragazzo aveva costruito per nascondere il fatto che da due anni non dava più esami all'università. Aral aveva convinto i genitori di essere sul punto di laurearsi e per evitare di raccontare loro la verità li aveva uccisi. Ritenuto capace di intendere, è stato condannato a 30 anni di reclusione. 

La furia di Igor Diana (2016)

Igor Diana ha ucciso i suoi genitori adottivi Giuseppe Diana, di 67 anni, e Luciana Corgiolu, di 62, sgozzandoli, dopo averli massacrati con una mazza da baseball. Il delitto andò in scena il 9 maggio 2016 nella abitazione della coppia a Settimo San Pietro, a pochi chilometri da Cagliari. Il 28enne, padre di una bambina, si è suicidato nel carcere di Uta mentre era in attesa del processo per il duplice omicidio.

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