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1 Luglio 2022
15:40

Cos’è il Processo Becciu e perché fa tremare il Vaticano 

Ieri il Vaticano ha venduto per meno di 200 milioni un immobile a Londra pagato 400 milioni. Ma perché l’aveva acquistato? E perché questo palazzo ha dato il via a un’indagine che fa tremare alle fondamenta il potere del Vaticano? Il racconto di uno scandalo che imbarazza la Santa Sede.
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Nella giornata di ieri Monsignor Nunzio Galantino ha annunciato che la Santa Sede ha venduto per 183 milioni di euro il Palazzo di Sloane Avenue a Londra, la cui compravendita è stata oggetto di una lunga inchiesta della Gendarmeria Vaticana ed ha portato al processo che si sta celebrando in questi giorni che vede coinvolto il cardinale Becciu. Ma come è nato e cosa ha portato a questo ennesimo scandalo nelle finanze vaticane?

“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che in Vaticano non si consumi uno scandalo ogni tre anni” mi disse una volta un autorevole prelato che aveva consumato parte della sua vita curiale nel vedere l’alternarsi di scandali finanziari e sessuali. Una tendenza che, assieme ad una secolarizzazione sempre più forte, ha aumentato il distacco tra gregge e pastori; una crisi sistemica che Papa Francesco è stato chiamato a risolvere dal Conclave che lo ha eletto ormai quasi un decennio fa.

Molti tentativi di riforma sono apparsi da subito difficili perché sabotati dall’interno da un pezzo di Curia che assieme ad un nutrito gruppo di laici hanno cercato di mantenere il sistema economico e gestionale ancorato ad un’ottica opaca. Sabotaggi che avevano prodotto prima della pandemia la percezione che il pontificato di Bergoglio sarebbe passato alla storia come “bello ed incompiuto”, che le riforme strutturali sarebbero rimaste un miraggio. Ma c’è un inciampo che ad un certo punto si colloca in questa narrazione al ribasso, un inciampo che produce un meccanismo di riforma definitivo: l’inchiesta sugli investimenti illeciti dell’ufficio degli Affari generali della Segreteria di Stato di cui il cardinale Angelo Becciu era il potente Sostituito. 

Nell’organizzazione gerarchica della Santa Sede, la Segreteria di Stato può essere paragonata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e quindi possiamo dire, nei termini di paragone col nostro Paese, che l’ufficio di Becciu era una sorta di mega dicastero con una cassa autonoma (la famosa quarta banca del Vaticano). Negli anni della sua direzione Becciu, secondo gli inquirenti avrebbe messo in piedi una rete fatta di corrotti e corruttori, di familismo (con soldi della Conferenza Episcopale Italiana e dell’8×1000 fatti planare alla cooperativa Spes del fratello Antonino) e di investimenti fuori ogni ottica caritatevole: dagli occhiali di Lapo Elkann, al film di Elton John passando per pozzi di petrolio, fondi offshore fino ad arrivare alla vera pietra dello scandalo ovvero l’acquisto di un palazzo in Sloane Avenue a Londra che è costato alle casse vaticane 400 milioni di euro. 

Sulle accuse di peculato, truffa, appropriazione indebita, abuso di potere, riciclaggio e auto riciclaggio si è istruito il processo contro il Cardinale Becciu, un pezzo del suo ufficio e una rete di finanzieri tra cui Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi, conosciuti nelle cronache giudiziarie per altre inchieste come la scalata alla Banca Carige, il crac della Popolare di Bari e l’inchiesta su Antonveneta. Per mole investigativa e quantità di informazioni si può definire il “Maxi processo” Vaticano che prima delle condanne, nei fatti ha già modificato il corso della storia dentro le Mura Leonine. Bergoglio ha colto con spirito riformatore l’ennesima inchiesta interna e ha modificato l’impostazione delle finanze vaticane, togliendo ogni fonte di spesa autonoma alla Segreteria di Stato centralizzando i centri di costo, riformando la Curia con una rotazione degli incarichi, la creazione di dicasteri che si occupino più di carità che di affari. Migliorando il codice penale vaticano fermo al Codice Zanardelli con un motu proprio ha poi adeguato le norme anti corruzione agli standard europei. Questo terremoto, iniziato proprio con le dimissioni di Becciu nel settembre del 2020, ha di fatto cambiato i connotati ad una macchina amministrativa vecchia di qualche secolo, creando molti scontenti in tanti settori, non solo quello finanziario. Un processo che fa tremare le fondamenta di un sistema incrostato da decenni di conservazione clericale e che aveva nel cardinale Becciu uno dei massimi esponenti e che riserverà ancora molte sorprese con gli altri tronconi di inchiesta aperti dai Promotori di Giustizia.

L’impressione è poi che con le nomine del cardinale Matteo Zuppi alla guida della Conferenza Episcopale Italiana e quella di Padre Mauro Gambetti alla Fabbrica di San Pietro (l’ente che coordina la vita della Basilica) altre incongruenze tra missione evangelica e potere temporale saranno sanate.

Così come avvenne in Italia per il “Maxiprocesso” a Cosa Nostra con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nella Santa Sede questa storia fatta di ruberie e predatori ha da un lato condotto ad un rigoroso lavoro giudiziario e dall’altra alla riforma per cui Francesco era stato incaricato dal Conclave.

In Vaticano da qualche settimana si respira un’aria diversa, fatta di serenità, come se l’ultima parte del pontificato ci si possa dedicare alla costruzione del post Bergoglio e a riacquisire credibilità tra i fedeli. Le dimissioni di Francesco quindi non sono all’orizzonte anche perché prima di lasciare il ministero pietrino questa volta Bergoglio vuole formare e istruire il suo successore che dovrà essere di lunga durata.

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