Cosa possono svelare le autopsie sui sub morti alle Maldive, il medico legale: “Annegamento e gas tossici”

I corpi dei cinque italiani morti durante un'immersione alle Maldive potrebbero finalmente svelare il mistero di quello che è successo all'interno della grotta di Devana Kandu. Sabato 23 maggio sono arrivati a Malpensa i resti di quattro delle vittime e l'esame autoptico potrebbe iniziare già nella giornata di lunedì, in concomitanza con quello già programmato della quinta vittima.
L'autopsia rappresenta un passaggio fondamentale dell'indagine aperta contro ignoti dalla Procura di Roma per omicidio colposo plurimo. A seconda della causa del decesso si potrà fare luce sulle circostanze che hanno condotto nella grotta a 50 metri di profondità la professoressa associata dell'Università di Genova, Monica Montefalcone; sua figlia 20enne Giorgia Sommacal; l'assegnista di ricerca Muriel Oddenino; il biologo Federico Gualtieri; e l'istruttore Gianluca Benedetti.
Benedetti, guida in servizio sulla barca "Duke of York" su cui si stava svolgendo una crociera scientifica dell'Università di Genova, sarà il primo. Il suo esame è già stato programmato, e ad eseguirlo sarà Luca Tajana, medico legale dell’Università di Pavia, già noto per essersi occupato del caso di Yara Gambirasio.
I risultati del suo esame, e di quello degli altri quattro sub morti nel mare dell'atollo di Vaavu, verranno poi consegnati dagli inquirenti capitolini alle autorità maldiviane. Lo ha confermato il portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Hussain Shareef, spiegando che l'Italia ha acconsentito a condividere eventuali risultati delle autopsie sui corpi dei sub.
A seconda delle cause della morte, alcune delle teorie che gli esperti hanno avanzato su quanto successo sotto la superficie dell'acqua potrebbero trovare conferma a svantaggio di altre. Cosa cambia per l'indagine e cosa stanno cercando gli esperti lo spiega a Fanpage.it il dottore Marcello Lorello, internista e consulente medico legale della Procura della Repubblica che da 40 anni svolge la sua attività in tutta Italia.
Il risucchio e il disorientamento
"L'annegamento rappresenta l'evento più comune per la maggior parte dei decessi subacquei. Ma può essere di due tipologie diverse – chiarisce Lorello – di tipo primario quando è dovuto a esaurimento della riserva di gas o intrappolamento, oppure secondario, cioè conseguente a perdita di coscienza causata da altre patologie".
L'esperto spiega che la causa della morte è solo "uno degli elementi di una ricostruzione più ampia". In questo caso, l'annegamento potrebbe avallare "l'ipotesi di un intrappolamento all'interno della grotta". Tra le cause del disorientamento ci potrebbe essere un dosso alto una decina di metri che avrebbe ingannato i sub, spingendoli a prendere un passaggio cieco scambiandolo per l'uscita. Anche il sollevamento di sedimenti corallini, fotografati dai tre sub finlandesi quando hanno recuperato i corpi, potrebbe aver offuscato la visibilità impedendo ai cinque italiani di uscire.

Gas contaminati nelle bombole e tossicità
Tra le ipotesi avanzate c'è anche quella del mix tossico di gas nelle bombole. "In questo caso – sottolinea Lorello – si parla di avvelenamento da monossido di carbonio. Questa eventualità però va valutata tramite indagini tossicologiche che andranno a cercare una concentrazione di carbossiemoglobina nel sangue superiore ai livelli di guardia".
"C'è poi la tossicità acuta da ossigeno, nota anche come effetto Paul Bert – aggiunge – può scatenare una crisi convulsiva improvvisa e senza sintomi prodromici [simile a un attacco epilettico n.d.r.]. Questo evento porta a sua volta all'annegamento secondario a causa della perdita dell'erogatore dalla bocca durante la fase convulsiva".
In questo caso, "se i sub avessero utilizzato una miscela Nitrox standard, ad esempio al 32% di ossigeno, a una profondità di 50 metri, i valori avrebbero potuto supera ampiamente la soglia di sicurezza, potendo scatenare una crisi convulsiva".
Attrezzature inadeguate all'immersione tecnica
Come ha confermato l'avvocata del tour operator, Orietta Stella, dall'imbarcazione mancavano quattro bombole da 13 litri e una da 11. I sub quindi sono scesi con monobombola, probabilmente con un mix standard di azoto che replica la composizione dell'aria. Una circostanza normale per immersioni a bassa profondità, ma inadatta a contesti più impegnativi: "Scendendo a profondità superiori ai 40 metri, l'azoto dissolve nei lipidi delle membrane neuronali provocando effetti simili a un anestetico – spiega Lorello – euforia, rallentamento dei riflessi e marcata confusione mentale. L'effetto è aggravato dall'accumulo di anidride carbonica per l'affanno. La narcosi è considerata un potenziale fattore causale primario per la perdita dell'orientamento all'interno della cavità".
Tra i nodi più importanti da sciogliere per chiarire cosa è successo ai sub, infatto, c' è quello dei permessi e delle attrezzature in uso. La legge maldiviana distingue le immersioni ricreative da quelle tecniche. Le prime possono essere condotte con monobombola, devono avvenire entro i 30 metri di profondità, e la superficie deve essere sempre visibile. Quelle tecniche invece necessitano di particolari permessi, e il sub deve avere un brevetto specifico per l'immersione in grotta.
Errore umano e inesperienza
Esclusa, almeno per il momento l'ipotesi di barotrauma polmonare: "Si verifica quando un subacqueo compie una risalita rapida e incontrollata trattenendo il respiro. L'espansione del gas rompe gli alveoli polmonari, in questo caso si parla di barotrauma, immettendo bolle d'aria nella circolazione arteriosa".
La malattia da decompressione è invece la causa che ha portato alla morte Mohamed Mahudhee, sergente maggiore delle Forze di difesa nazionali, intervenuto per primo per recuperare i corpi degli italiani.