Maldive, il racconto del sub che ha recuperato Gianluca Benedetti: “Era un amico, speravo di non trovarlo”

Diego Zantedeschi, 50 anni, è l'italiano che ha recuperato il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu a essere trovato. Quella scoperta ha permesso di individuare il luogo in cui si trovavano tutti i dispersi. "Aveva la bombola completamente scarica. Non era vicino all'uscita", racconta Zantedeschi a Fanpage.it.
Perché hai deciso di avventurarti nella grotta per cercare Benedetti?
Io e Gianluca eravamo colleghi, e amici, entrambi gestivamo l'attività sulle barche: io sul Conte Max e lui sulla Duke of York. Entrambe sono di una società maldiviana, la Island Cruises, per la quale lavoriamo. Albatros Boat Tour è il tour operator e sia io che Gianluca facevamo un po' da tramite perché ci occupavamo di tutta la gestione e l'organizzazione della vita degli ospiti a bordo.
Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malè quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid, l'altro divemaster maldiviano ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta.
In Italia sono stato sommozzatore della Protezione Civile per più di 10 anni ed è questo che mi ha dato la sicurezza di poter fare quel tipo di immersione e di intervento, ma una cosa del genere non mi era comunque mai capitata.
Conoscevi quella grotta?
Sì, così come molta altra gente che conosce le Maldive da anni. Io però ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l'ingresso della luce e a volte non c'è neanche bisogno della torcia per entrare. Lì non c'era niente, ma sapendo che verso il fondo c'è un passaggio mi sono affacciato. Non mi ero mai spinto fin lì. Con Rashid però abbiamo deciso di scendere e l'acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca.
Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo 6 ore per forza non poteva essere vivo. Avendolo trovato si è ristretto il campo delle ricerche che poi si sono concentrate sulla grotta.
Gianluca e gli altri sub avevano in totale una bombola da 11 litri e quattro da 13 litri. Tu saresti sceso con quell'attrezzatura?
No, assolutamente, non l'avevo mai fatto e non l'avrei mai fatto.
Con quale attrezzatura sei sceso per cercarlo?
Anche le nostre attrezzature erano ricreative e non tecniche, ma era il massimo che avevamo a disposizione a bordo in quel momento, si trattava di bombole da 15 litri, in più ci siamo portati tre torce a testa, e soprattutto in acqua con noi c'erano altre due nostre guide maldiviane che si sono fermate a 30-32 metri con delle bombole di scorta, per agevolarci nella risalita e non doverci caricare addosso anche altre bombole.
A quel punto siete scesi per entrare nella grotta.
Sì, siamo entrati nella prima camera, e poi nel tunnel che conduce alla seconda – che non è lungo 30 metri come è stato detto – ma è semplicemente un passaggio di 4-5 metri che si apre subito in questa seconda camera. Appena visto il corpo di Gianluca, senza perdere tempo perché a quelle profondità e con quell'aria a disposizione, di tempo per pensare ce n'è, ho fatto segno a Rashid di fermarsi sull'ingresso puntando la torcia verso l'interno in modo da segnalare la via d'uscita, e sono entrato.
Il corpo di Gianluca era sul fondo, all'interno della seconda camera, a circa 12-15 metri dall'ingresso. Quindi sono arrivato, l'ho preso e l'ho portato fino all'uscita che in quel caso era visibile perché c'era il mio compagno di immersione con la torcia. Dopo avere portato fuori il corpo Gianluca sono tornato dentro per una piccola ispezione rapida, e in quel momento mi sono reso conto che l'uscita segnalata da Rashid era un po' più alta e nascosta, mentre sul lato sinistro si vedeva un altro passaggio, molto più libero e diretto. Lì però non si vedeva assolutamente nulla, e quindi sono uscito perché non avevo altro tempo. Abbiamo preso il corpo assieme e abbiamo iniziato la risalita.
Siamo arrivati a 30 metri dove c'erano altri due subacquei e a 5 metri ci siamo fermati per fare 42 minuti di decompressione. Finiti i quali siamo saliti in superficie, e la polizia ha preso il corpo.
Alcuni dicono che Gianluca fosse lontano dagli altri sub del gruppo, è così?
Era più vicino all'uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all'uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all'interno del cunicolo che conduce all'ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri.
Da come la descrivi, questa grotta sembra un labirinto. È davvero così?
Non è rettilinea come è stata disegnata in tante ricostruzioni. Il passaggio dalla prima alla seconda camera è molto semplice andando dall'esterno verso l'interno, mentre per uscire è nascosto.
Tornerai a lavorare alle Maldive?
Rimarrò sempre legato alle Maldive, lo sono da 26 anni, ma sicuramente cambierà parte del mio approccio all'attività subacquea, ma per parecchi anni l'ho fatta seguendo certe regole senza mai avere problemi, quindi sono tranquillo da quel punto di vista.
Come stai oggi?
È passato ormai un mese [era il 14 maggio n.d.r.], pian piano sto sempre meglio, sto rielaborando il tutto, soprattutto per quanto riguarda la parte pratica di quello che è successo, sulla parte emotiva ci sto ancora lavorando.