Sub Maldive, il mentore della prof Montefalcone: “Spinta dalla curiosità scientifica, ha pagato con la vita”

"Perché Monica è entrata in quella grotta? È difficile da capire per chi non fa questo lavoro. Uno scienziato cerca di superare i propri limiti per conoscere qualcosa di più. Forse Monica ha fatto un errore ma ha pagato un prezzo enorme". A parlare con Fanpage.it è Carlo Nike Bianchi, docente in pensione dell'Università di Genova e maestro di Monica Montefalcone, la professoressa associata di Ecologia morta alle Maldive durante l'esplorazione della grotta di Devana Kandu, nell'atollo di Vaavu.
È proprio Bianchi che ventiquattro anni fa ha realizzato la mappa più accurata del sistema di grotte carsiche in cui ha perso la vita Montefalcone con la figlia ventenne Giorgia Sommacal; l'assegnista di ricerca dell'Università di Genova Muriel Oddenino; il neolaureato in Ecologia Federico Gualtieri; e Guido Benedetti, istruttore presente sull'imbarcazione Duke of York. Il gruppo si trovava a bordo di una crociera scientifica organizzata da Montefalcone. Un appuntamento annuale che la docente aveva ereditato da Bianchi.
Gli studi di Montefalcone alle Maldive
"Incominciai a organizzare queste spedizioni nel 1997 con alcuni colleghi di altre università – racconta il docente in pensione – Monica ha iniziato a partecipare come mia allieva, e a partire dal 2014 ha portato avanti le crociere scientifiche autonomamente. Lei continuava ad aggiornarmi, e abbiamo spesso analizzato assieme i risultati. Adesso, il lavoro trentennale di monitoraggio dei coralli delle Maldive morirà con lei". Montefalcone non ha mai dimenticato il suo professore e ha continuato a coinvolgerlo nei suoi lavori. L'ultimo è stato pubblicato proprio poche settimane prima dell'incidente subacqueo del 14 maggio.
Dal '97, prima Bianchi e poi Montefalcone hanno portato avanti la serie storica di monitoraggio dei coralli. "Ogni anno tornavamo regolarmente nello stesso periodo seguendo sempre lo stesso metodo e criterio, tenendoci quindi fra i 3 e i 15 metri, questo era il programma principale". Passandosi il testimone hanno analizzato l'impatto dei cambiamenti climatici e il massiccio sbiancamento per quasi trent'anni fino all'ondata di caldo del 2023-2024.
Montefalcone era una studiosa esperta proprio in serie storiche e mentre nel Mediterraneo monitorava la Posidonia oceanica, alle Maldive si dedicava allo studio dei coralli e alle strategie dedicate alla loro conservazione. "Negli anni era entrata in contatto con un'associazione ambientale locale, Save the Beach Maldives". Così come quello di Montefalcone e di Bianchi, il nome di uno dei referenti dell'associazione, Assan Hamed, compare tra gli autori di uno degli ultimi studi pubblicati.
Ma il coinvolgimento dell'associazione è più profondo. Come apprende Fanpage.it da fonti vicine alla doppia indagine aperta dalle autorità maldiviane e dalla Procura di Roma, era stata proprio Save the Beach Maldives a ottenere il permesso rilasciato dal ministero del turismo maldiviano per le attività di ricerca a bordo della Duke of York svolte dal 3 al 17 maggio.
Questo non contribuisce a risolvere il perché Montefalcone si trovasse all'interno della grotta. Le rilevazioni degli studi firmati dall'associazioni e dai suoi ricercatori non citano mai questi ambienti. I coralli, infatti, hanno bisogno di luce per sopravvivere. "I coralli analizzati nella serie storica, quelli che costituiscono la scogliera, vivono in piena luce – sottolinea Bianchi – Una volta finito il lavoro principale, però, di solito si hanno uno due giorni liberi che vengono usati per altre attività".
L'Università di Genova, il giorno della tragedia, aveva sottolineato che la missione in cui si trovava Montefalcone rientrava tra le attività scientifiche dell'ateneo, ma che la discesa in grotta era avvenuta in un "momento ludico". Per una studiosa coinvolta in una campagna impegnativa come quella maldiviana, però, questa suddivisione può non essere così ben definita. Lo sa bene lo stesso Bianchi: "Se si riesce a fare tutto quello che ci si era prefissati, il tempo che avanza può essere impiegato per fare altre ricerche. Lo scienziato per sua natura è curioso di riscoprire e se non lo è si limiterà a seguire i protocolli stabiliti. Quindi la logica è questa da sempre: in qualunque progetto di ricerca si coglie l'occasione di fare qualcosa in più".
I coralli rientravano tra i principali soggetti della ricerca scientifica di Montefalcone alle Maldive, ma non erano gli unici. Nel maggio 2022, nell'ambito della consueta spedizione erano stati fatti rilievi di organismi bentonici nella parte più profonda del blue hole dell'Atollo di Ari, a circa 80 metri di profondità. Anche questi risultati sono stati pubblicati dall'Università genovese.
Pur trattandosi di cavità marine sommerse, i blue hole non hanno niente a che fare con le grotte perché il passaggio verso la superficie non è mai ostruito. È questa caratteristica a rendere la grotta lo scenario più complesso per un sub, e quindi a meritare dei brevetti specifici. E Devana Kandu rientra sicuramente tra le grotte a maggiore difficoltà.
Come è fatta la grotta in cui sono morti i sub
All’apertura dell’inchiesta per accertare la morte dei sub, Bianchi ha consegnato ai Carabinieri italiani la mappatura della grotta in cui la sua allieva ha trovato la morte. Non è completa proprio per il livello di esperienza richiesto da un’immersione di quel tipo. "Ho realizzato una mappa preliminare della morfologia, ma mi fermai proprio all'ingresso del passaggio dove sono entrati i sub".

La grotta si trova al di sotto di un canale marino che collega la laguna all'oceano. Scendendo verso l'oceano lungo la parete esterna del reef. Partendo dal fondo del canale – che si trova a 28 metri – l'ingresso in senso stretto si apre a una profondità compresa tra i 50 e i 56 metri. Il cunicolo dove sono penetrati la docente e gli altri sub si trova ancora più in basso, a circa 66 metri.
Nella cartina realizzata da Bianchi, in corrispondenza di quel passaggio c'è un punto interrogativo che indica il termine della mappatura del professore: "Quel cunicolo non l’ho esplorato perché non bastava il tempo in una sola immersione. Nel 2002 con il mio gruppo volevamo ritentare, ma visto che le profondità sono importanti ci siamo fermati lì e non abbiamo mai potuto completare il resto".
Il 2002 è anche l'anno in cui Bianchi ha conosciuto Montefalcone, anzi, come ci tiene a precisare è stato il contrario: "È lei che ha conosciuto me. Mi disse che le erano piaciuti i miei lavori e voleva lavorare con me. Rimasi molto colpito, era estremamente diretta e determinata. Dopo la laurea ottenne il dottorato, poi gli assegni di ricerca, e poi, dopo parecchi anni di precariato, ha iniziato a tenere i miei corsi e portare avanti i miei progetti quando sono andato in pensione. Ha fatto tutto meglio di me, ma è giusto che l'allieva debba sempre superare il maestro".
Nella spedizione sono morti proprio quei discepoli che avrebbero dovuto a loro volta portare avanti il lavoro della professoressa come lei stessa anni prima aveva fatto con il suo mentore: l'assegnista di ricerca Muriel Oddenino, e il neolaureato Federico Gualtieri che con Montefalcone come relatrice aveva appena pubblicato una tesi dedicata proprio alle Maldive.