Sub morti alle Maldive, i risultati delle autopsie di Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri: “Necessari altri esami”
Sono durate per tutto il pomeriggio all’ospedale di Gallarate le prime autopsie sui corpi dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nelle grotte di Hekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu alle Maldive. Gli esami autoptici hanno riguardato Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.
Dai primi accertamenti, però, non sarebbero emersi elementi evidenti in grado di chiarire immediatamente le cause del decesso. “Dall'esame non sono emersi riscontri oggettivi visibili che possano già dire la causa della morte, e già questo è un dato. Ora la differenza la faranno i prelievi istologici e tossicologici. Avremo i risultati quando verrà depositata la perizia”, ha spiegato a Fanpage.it l’avvocato Antonello Riccio, che insieme al collega Gianluigi Dell’Acqua assiste la famiglia Gualtieri.
Per depositare la relazione peritale, i consulenti nominati dalla Procura hanno chiesto e ottenuto novanta giorni di tempo. Un arco temporale ritenuto necessario per completare gli approfondimenti tossicologici e medico-legali su un caso particolarmente complesso. “Le salme potranno essere restituite ai familiari già nei prossimi giorni e i funerali potrebbero svolgersi entro il fine settimana. Attendiamo il nullaosta dalla Procura”, ha aggiunto il legale.
Le autopsie proseguiranno anche nella giornata successiva con gli esami sui corpi della professoressa Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e di Muriel Oddenino. Gli incarichi sono stati formalizzati dalla pm Nadia Alessandra Calcaterra della Procura di Busto Arsizio, su delega della Procura di Roma, che procede per omicidio colposo contro ignoti. I risultati verranno poi condivisi con le autorità maldiviane che hanno aperto un proprio fascicolo d'indagine.
Nel frattempo, vanno avanti gli accertamenti tecnici sulle attrezzature recuperate dopo il dramma. Gli investigatori stanno analizzando computer subacquei, bombole, videocamere GoPro e tutta la strumentazione utilizzata durante l’immersione nella grotta sommersa. Tra le ipotesi al vaglio ci sono forti correnti all’interno della cavità e una possibile perdita di orientamento causata dalla sabbia sollevata sul fondale, che avrebbe ridotto drasticamente la visibilità a circa sessanta metri di profondità.
La Squadra Mobile di Genova continua inoltre ad acquisire documenti e testimonianze per chiarire anche il contesto della spedizione. Al centro delle verifiche c’è pure la missione affidata dall’Università di Genova alla professoressa Montefalcone. Fin dai primi giorni successivi alla tragedia, l’ateneo aveva precisato che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”.
Nelle stesse ore ha fatto discutere anche la temporanea scomparsa dalla rubrica online dell’Università di Genova dei profili di Monica Montefalcone e Muriel Oddenino. Accedendo alle pagine compariva infatti la dicitura: “Persona non trovata” e “La persona che stai cercando non collabora più con l’Università”. Una situazione che aveva provocato la reazione dei familiari. “Fa male il tempismo con cui è avvenuta questa rimozione. Anche noi dobbiamo ricostruire quello che è successo ma sicuramente queste missioni alle Maldive erano organizzate con l'Università. Lei tornava, dava i dati e venivano pubblicati”, ha chiarito a Fanpage.it l'avvocato Alessandro Albert che insieme al collega Giuseppe Pugliese rappresenta Giorgio Sommacal, marito della professoressa Montefalcone e della ventenne Giorgia.
Successivamente l’ateneo ha precisato che non si sarebbe trattato di una cancellazione volontaria, ma di una procedura amministrativa automatica attivata dopo l’inserimento del decesso nei sistemi informatici. L’Università ha inoltre sottolineato che curricula, pubblicazioni e contributi scientifici delle due studiose restano regolarmente consultabili negli archivi dedicati alla ricerca.