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Sub italiani morti alle Maldive

Nella grotta alle Maldive dove sono morti i sub italiani: le immagini e la trappola del sedimento corallino

Nei due post pubblicati su Instagram, il DAN europeo ha mostrato alcune delle foto scattate dal team finlandese che ha recuperato i corpi dei cinque italiani. Le immagini mostrano come i detriti smossi dal fondale della grotta sommerse potrebbe aver ridotto la visibilità ai sub, impednendo loro di trovare la via d’uscita.
Credits: DAN Europe/ Photo by Sami Paakkarinen 
Credits: DAN Europe/ Photo by Sami Paakkarinen 
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Dopo il recupero dei corpi da parte del team di speleosub finlandesi, su Instagram sono state pubblicate le prime foto della grotta sommersa al largo dell'isola di Alimatha (Maldive) dove i cinque sub italiani sono rimasti mortalmente intrappolati. Il Divers Alert Network (DAN) europeo, l'organizzazione che si occupa della sicurezza dei subacquei di cui i tre finlandesi fanno parte, ha diffuso due post che mostrano alcune delle fotografie scattate dal sommozzatore Sami Paakkarinen durante le immersioni per le ricerche.

"Per la prima volta, le foto mostrano il team di soccorso che opera all'interno della sezione iniziale della grotta, dove la luce naturale filtra ancora attraverso l'ingresso prima che il sistema scenda nell'oscurità", si legge nel primo dei due post del DAN. Per il momento non sono ancora chiare le dinamiche dell'incidente e spetterà proprio alle autorità fare luce sull'accaduto, analizzando le attrezzature dei sub e studiando le Go Pro che le vittime avevano portato con sé. Un elemento che potrebbe rivelare una possibile causa della tragedia viene però suggerito dallo stesso DAN all'interno del messaggio social:

"Questa seconda serie di immagini documenta le sezioni interne più confinate della grotta, dove la visibilità può scomparire rapidamente a causa di sedimenti corallini smossi e la navigazione diventa più complessa". La sabbia spostata dalle correnti o dal movimento dei sub potrebbe infatti aver creato una specie di illusione ottica che avrebbe spinto i sub a credere che la via d'uscita fosse bloccata. In una delle foto postate si può proprio notare uno dei sub finlandesi avvolto da una nuvola di detriti.

La polvere di coralli e conchiglie e il rischio silt-out

Il sedimento corallino è un deposito molto fine formato dalla frammentazione di coralli, conchiglie, alghe calcaree e altri organismi marini. Nelle grotte sommerse tropicali, come quelle delle Maldive, il fondale non è composto solo da comune sabbia, ma anche da queste minuscole particelle carbonatiche, estremamente leggere e friabili, prodotte dall'erosione della barriera corallina nel corso degli anni. A differenza della sabbia più pesante dei fondali rocciosi o vulcanici, questo materiale resta facilmente sospeso nell'acqua.

Basta pochissimo per smuoverlo: una corrente improvvisa o il semplice passaggio dei sub potrebbe aver sollevato una quantità di sedimenti tale da provocare un fenomeno chiamato "silt-out", dove l'acqua diventa improvvisamente opaca, con una visibilità vicina allo zero.

L'ipotesi dell'illusione ottica

In una grotta subacquea questo inconveniente è particolarmente pericoloso perché non esiste luce naturale sufficiente e l‘orientamento dipende da pochi riferimenti visivi. Non solo. Poiché il sedimento biancastro riflette la luce delle torce da sub in modo diffuso, si viene a creare una sorta di "effetto muro" che può dare ai sub l'impressione che di fronte a loro ci sia un ostacolo insormontabile. Secondo le prime ricostruzioni – che, è bene ribadirlo, devono ancora essere valutate e confermate – potrebbe essere esattamente ciò che è capitato ad almeno quattro dei cinque italiani. Credendo erroneamente che la via d'uscita fosse ostruita, i sub potrebbero essersi infilati nella cavità sommersa dove poi hanno esaurito la scorta d'aria.

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