Tre scenari per l’autunno. Dal più cauto al più pericoloso. A definirli è Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms e membro del Comitato tecnico-scientifico, intervistato dall’Ansa. La prima previsione, però, è che non ci sarà un nuovo lockdown globale: “È improponibile, causerebbe danni senza dare benefici”. Rimangono, quindi, tre scenari per l’Italia in previsione dell’autunno. Perché in questo momento l’Italia è in una “posizione diversa, stiamo ancora vivendo di rendita rispetto a quanto il lockdown ha permesso di ottenere”. E poi c’è un altro importante fattore che gioca a favore di misure meno rigide: il virus ora non è più “del tutto sconosciuto”.

Il primo scenario: aumento lento e costante dei casi

Il primo scenario è quello più ottimistico. Ci potremmo trovare di fronte a un aumento “molto lento e costante dei casi, non necessariamente collegato a un aumento dei malati”. D’altronde, spiega Guerra, l’abbassamento dell’età media dei contagiati fa pensare che gli “anziani si proteggano rigorosamente, cosa che non fanno i giovani, forse anche per colpa del messaggio dato inizialmente”, ovvero che a rischio era  soprattutto la fascia di popolazione più anziana.

Il secondo scenario: più casi con riaperture scuole

Il secondo scenario parte da un presupposto: la riapertura delle scuole e il maggior uso dei trasporti può complicare la situazione. Nascerebbe quello che Guerra definisce come una sorta di “corto circuito tra scuole e famiglie” che può portare a un “aumento ulteriore dei casi, speriamo contenibile”. In questo caso è necessario individuare subito i focolai e tracciare immediatamente i contatti delle persone positive. Ma la scuola, sottolinea il direttore aggiunto dell’Oms, deve riaprire, perché i danni causati da un mancato ritorno in classe sarebbero “incolmabili”. Servono misure differenziate, perché “il rischio per bambini delle primarie sembrerebbe inferiore rispetto a quello dei ragazzi delle medie inferiori e superiori, assimilabili agli adulti”.

Il terzo scenario dell’Oms: aumentano i ricoveri

Il terzo scenario è quello più pessimistico. Con una situazione non più sotto controllo. Guerra ipotizza un “aumento dei casi tale che sul territorio non si riuscirebbe più a fare diagnosi e tracciamento adeguati”. Il problema principale sarebbe dato da un “aumento dei ricoveri, anche se in media i casi potrebbero essere meno gravi in quanto in ospedale si arriverebbe comunque prima”. Un quadro, quindi, meno drammatico di quello di marzo-aprile. Anche perché, secondo Guerra, ora gli ospedali sono maggiormente organizzati dopo aver vissuto la prima ondata, il che rende “molto improbabile una crisi analoga a quella vissuta in passato”.