Polizia fuori controllo in Colombia. Da giorni il Paese sudamericano è nel caos: a partire dal 28 aprile, infatti, migliaia di persone si sono riversate per le strade delle principali città della nazione per protestare contro il governo di centrodestra guidato da Ivan Duque. Tutto è cominciato dopo l'annuncio di una nuova riforma fiscale che avrebbe aumentato l’Iva e la base imponibile, colpendo soprattutto la classe media e redditi più bassi. Secondo diversi economisti si sarebbe trattato comunque di una manovra necessaria per la ripresa economica del Paese, ma il momento storico non è certamente dei migliori per la Colombia, in forte crisi economica, con la disoccupazione in aumento e l'intera nazione martoriata dalla terza ondata di coronavirus, con le terapie intensive al collasso praticamente ovunque.

Lo scorso 2 maggio il presidente Duque, che fin dall'inizio del mandato si è dichiarato convinto oppositore al narcotraffico, dopo i primi giorni di manifestazioni, ha fatto così marcia indietro annunciando il ritiro del progetto; poi si è anche dimesso il ministro dell’economia, Alberto Carrasquilla, ma le proteste non si sono fermate. Anzi, si sono allargate anche in altre città, trasformandosi in una critica generale e più radicale al governo e alla sua gestione della pandemia. I primi a scendere per strada sono stati gli studenti, ai quali poi si sono aggiunte tutte le altre categorie. Durissima la reazione della polizia, che fin da subito non ha esitato a sparare sulla folla, organizzandosi persino con ronde di agenti delle forze speciali che danno la caccia di notte a giovani manifestanti, elicotteri, soprusi, arresti e violenze di ogni genere, oltre all'utilizzo anche di armi non convenzionali. Tutto, ovviamente, ripreso da cellulari e diffuso in rete, come i video, anche dai contenuti molto forti, dei quali Fanpage.it è entrata in possesso.

Condanne sull'uso eccessivo della violenza sono arrivate già da Ue e Nazioni Unite, oltre ad associazioni come Amnesty International e Human rights watch, ma niente sembra ancora fermare il massacro nel Paese sudamericano, dove finora il bilancio, chiaramente non ufficiale per via della repressione anche sui media da parte del governo, parlano di circa trenta morti e centinaia e centinaia fra feriti, dispersi e manifestanti finiti in manette. Secondo alcune fonti, ci sarebbero anche degli infiltrati tra i manifestanti, in alcuni casi solo per creare scompiglio e in altri, probabilmente, giustificare il comportamento delle autorità, anche se le notizie ufficiali dalla Colombia arrivano col contagocce e la comunità internazionale pare ancora lontana dal comprendere davvero cosa stia accadendo da quelle parti.

Le fonti delle autorità colombiane parlano ad ogni modo di 24 persone morte durante le proteste, compreso un agente, con diverse decine di poliziotti invece feriti. Secondo l'ufficio del Difensore civico del Paese, inoltre,  20 persone sono decedute per colpi di arma da fuoco, mentre in 11 casi il presunto colpevole sarebbe proprio la polizia. Diciassette delle vittime sono morte nel dipartimento della Valle del Cauca, il cui capoluogo è Cali, epicentro dei maggiori disordini, e i restanti decessi sono avvenuti in sette diverse zone del Paese. Il ministro della Difesa, Diego Molano, ha assicurato che spetterà alla procura determinare "i fatti, in merito a tempo, modalità e luogo di come siano accaduti" e "chi sia il responsabile". La polizia ha intanto aperto 26 indagini preliminari per stabilire le responsabilità dei propri agenti in merito ad azioni violente e abusi, anche per il ministro Molano "l'azione della nostra forza pubblica" si è svolta "nel rigoroso rispetto della legge e nel rispetto dei diritti umani". Il Difensore civico, Carlos Camargo, ha inoltre consegnato mercoledì un rapporto con l'elenco di 89 persone dichiarate disperse nel quadro delle proteste sociali, 47 delle quali già localizzate. Quattro di loro sono state catturate come presunte responsabili di atti di vandalismo.