Casse automatiche bloccate e biglietti falsi: così i casellanti rubavano i pedaggi sulla A20, incastrati dai video

A mettere in moto l’indagine un esposto dell’ente che gestisce l’autostrada. Sotto inchiesta sono finiti cinque casellanti e un dipendente di una ditta esterna incastrati dai video delle telecamere nascoste della polizia nei gabbiotti.
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Caselli automatici bloccati e biglietti contraffatti per poter intascare i soldi dei pedaggi degli automobilisti, così alcuni casellanti per mesi avrebbero incassato diverse centinaia di euro ciascuno in due distinti caselli dell’autostrada A20 in Sicilia, a Buonfornello e Cefalù. Sotto inchiesta sono finiti cinque casellanti del Consorzio autostrade siciliane e un dipendente di una ditta esterna con contratto di appalto con il Cas, tutti accusati di peculato.

Per i sei è scattata la misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare l’attività professionale per sei mesi. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Termini Imerese su richiesta della locale Procura al termine di una indagine condotta dalla Polizia Stradale di Palermo, Sottosezione Polizia Stradale di Buonfornello, che ieri ha eseguito anche l’ordinanza restrittiva.

I fatti contestati sarebbero andati avanti almeno dal novembre 2025 e fino al gennaio scorso quando l’indagine ha accerto una serie di condotte illecite. A mettere in moto l’inchiesta un esposto presentato dallo stesso C.A.S. L’ente che gestisce l’autostrada, infatti, aveva constatato gravi anomalie negli incassi di alcuni caselli autostradali presenti sull'autostrada A20 in particolare presso le uscite di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Una indagine interna infatti aveva riscontrato una sproporzione tra il numero dei transiti registrati e gli importi effettivamente incassati e versati.

Nei caselli indicati sono state così condotte intercettazione ambientali con video riprese che infine hanno incastrato i casellanti ora indagati. Le telecamere nascoste piazzate all'interno e all'esterno dei gabbiotti infatti hanno documentato decine di episodi in cui gli indagati si sarebbero impossessati di somme di denaro pagate dagli automobilisti, ricorrendo ad una serie di stratagemmi.

Secondo la Procura, il meccanismo era consolidato, i casellanti ritiravano normalmente il biglietto del pedaggio autostradale e il denaro contante degli automobilisti ma invece di inserire il tagliando nel sistema ne inserivano un altro che già avevano a disposizione e che indicava un importo di gran lunga inferiore. Così facendo incassavano la differenza e poi gettavano il vero biglietto smagnetizzandolo.

Un meccanismo che in alcuni casi si accompagnava alla disattivazione delle corsie per i pagamenti con cassa automatica, chiudendo la sbarra e mettendo in funzione il semaforo rosso, in modo da incrementare il flusso veicolare verso la propria postazione. Le indagini hanno consentito di accertare come, in circa tre mesi, i casellanti indagati si siano appropriati di somme di denaro oscillanti da un minimo di 99-100 euro ad un massimo di 592 e 803 euro.

Una condotta che però, secondo il Gip, “rappresenta solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi degli esattori del C.A.S. indagati, in ragione della disinvoltura dell'agito, la cui perpetuazione in un lungo corso di tempo ha, di certo, consentito l'appropriazione di una notevole somma di denaro”.

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