Calabria, il caso del centro Ace: chiuso dopo aver curato gratis 30mila persone

A Pellaro, periferia sud di Reggio Calabria, operava dal 2010 un centro di medicina solidale che ha curato 30mila pazienti l’anno gratis. Poi il 30 novembre il centro è stato chiuso su ordine della Regione Calabria, che gli ha comminato anche una multa di 20mila euro, perché sarebbe assente un’autorizzazione sanitaria. Quanto accaduto in Calabria è stato ricostruito dal fattoquotidiano.it, che riporta la testimonianza del presidente del centro Carmelo Caserta. Secondo i medici dell’associazione calabrese di epatologia (Ace), che ha fondato e gestito il centro per tutto il tempo, non c’è bisogno di un’autorizzazione sanitaria perché si tratta di “un poliambulatorio senza scopi di lucro che offre interventi non invasivi per cui non servono permessi particolari”. Caserta ha detto di non sapere perché solo adesso, dopo anni, la Regione ha richiesto l’autorizzazione: “Non ci siamo improvvisati in un posto a caso, all’epoca fu l’azienda ospedaliera provinciale a concederci in comodato d’uso le strutture e nessuno ci chiese nulla”, ha detto al Fatto.
La Regione ha promesso che il centro riaprirà – La Regione Calabria, sollecitata a dare chiarimenti, ha ammesso la stranezza della situazione e ha promesso che il centro riaprirà. “Dopo una denuncia anonima i Nas hanno verificato che il centro Ace in effetti non aveva l’autorizzazione sanitaria per svolgere l’attività – hanno spiegato -. Considerato però che è stata l’Asp ad assumersi la responsabilità di fornire i locali alla onlus e tenendo conto della professionalità del personale e dell’iniziativa meritevole stiamo velocizzando le pratiche per regolarizzare il centro e sospendere la multa e l’interdizione di tre anni dell’esercizio”. “Noi abbiamo rispettato le regole – si difende il presidente della onlus -. Quello che è successo rimane un mistero”.
Le attività e la ricerca – Il tipo di prestazioni offerte dal Centro di Medicina Solidale di Pellaro erano ecografie e visite delle varie branche specialistiche. Con 35 volontari il centro era diventato un punto di riferimento sanitario sul territorio e in tanti sono scesi in piazza per protestare contro la chiusura. Il centro faceva anche ricerca, che per ora è bloccata. Gli studi, focalizzati soprattutto su epatiti, obesità e cardiopatie, sono stati pubblicati sulle riviste di medicina più prestigiose a livello internazionale e l’interruzione dell’attività ha scatenato messaggi di solidarietà da tutto il mondo. Tra questi Moyses Szklo, direttore dell’American journal of epidemiology e professore alla Johns Hopkins university, che in una lettera ha sottolineato l’eccezionalità del centro Ace chiedendo alle autorità italiane di riaprirlo.