Antonio e Stefano Maiorana scomparsi 19 anni fa, la famiglia chiede di riaprire le indagini: “Chi sa parli”

"Chi sa parli, confido che questa richiesta possa svegliare le coscienze di chi dopo 19 anni abbia un rigurgito e quel senso di volersi consegnare alla giustizia. E sollecitiamo inoltre la Procura di Palermo a riaprire le indagini che riguardano la scomparsa di Antonio Maiorana e di mio figlio Stefano".
È il nuovo appello lanciato da Rossella Accardo che chiede ancora una volta di fare luce sulle sorti di Stefano e Antonio Maiorana, padre e figlio scomparsi in circostanze mai chiarite il 3 agosto 2007.
Il ragazzo, all'epoca 22enne, e suo padre, imprenditore edile, quel giorno lasciarono un cantiere edile di Isola delle femmine a bordo della loro auto, poi ritrovata in un parcheggio dell'aeroporto Falcone Borsellino.
Accardo, madre del giovane ed ex moglie dell'uomo, ha depositato, tramite il suo legale Giacomo Frazzitta, una richiesta di riapertura delle indagini, archiviate dal giudice per le indagini preliminari di Palermo nel maggio 2021, menzionando "nuovi indizi su cui si deve indagare per scoprire la verità, indizi che abbiamo depositato in una memoria inviata ai magistrati".
"Ci sono circostanze strane – ha spiegato ancora la donna – su cui a distanza di 19 anni non si riesce a far luce. Dopo la strage di Capaci sull'autostrada viene installato un impianto di videosorveglianza. Ma quel giorno l'impianto non funziona, non ci sono immagini o sono state cancellate? Lo stesso avviene per quanto riguarda l'area del parcheggio all'aeroporto".
"Abbiamo chiesto di conoscere che fine abbiano fatto le immagini, quale fosse la ditta che ha realizzato l'impianto e chi lo gestisse: Ma il fatto è stato liquidato in poche righe dicendo che era passato troppo tempo".
Accardo, che nel 2009 ha istituito la Fondazione Marco e Stefano, nel nome anche dell'altro figlio deceduto nel 2009, ha inoltre coinvolto il presidente della Commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici, a cui ha sottoposto la documentazione raccolta.
"Ci sono dei documenti cartacei e anche dei dischetti che la signora Karina (la compagna di Antonio Maiorana all'epoca, ndr) consegnò in un primo momento ai miei suoceri dicendo loro di custodirli per bene perché ‘manderemo gente in galera'. Documenti che successivamente la signora si è ripresa", spiega ancora.
"Un fatto questo confermato da entrambi i miei suoceri. Per questo chiediamo che vengano riaperte le indagini e che questa signora venga interrogata su questo specifico argomento, perché non ha mai detto la verità".
Secondo Accardo, bisogna ulteriormente approfondire la figura della compagna di Antonio Maiorana che avrebbe in qualche modo comportato anche "il coinvolgimento del boss Matteo Messina Denaro".
Maiorana, sempre secondo Accardo, era in procinto di realizzare un grosso albergo nei pressi della foce del Belice, territorio controllato da Messina Denaro. Si sarebbe trattato di un affare da circa 40 milioni di euro.