Era tornata in Italia da poco Aneliya Dimova, la donna bulgara di 56 anni trovata senza vita in una pozza di sangue nella tarda mattinata di domenica in casa sua a Belvedere Marittimo, nel Cosentino, dove viveva da anni. Sull'ipotesi dell'omicidio, secondo gli inquirenti, non ci sono dubbi ma sul movente e il killer entrato in azione restano ancora tanti i dubbi. La donna era arrivata in Italia venti anni fa dalla Bulgaria e si era molto ben integrata ma con l'emergenza coronavirus aveva trascorso gran parte degli ultimi mesi in patria, bloccata dalle norme anticovid, ed aveva fatto ritorno in Calabria solo dopo la fine del lockdown. Dal resto a Belvedere aveva ormai la sua vita e una fitta rete di amicizie.

A lanciare l'allarme sono stati proprio i suoi amici che domenica avevano appuntamento con lei ma non vedendola e non riuscendo a mettersi in contatto con lei, si erano impensieriti. Quando i primi soccorritori sono giunti nella sua abitazione nel centro storico di Belvedere Marittimo, la scena è stata drammatica.  Aneliya Dimova era in una pozza di sangue nel proprio letto con il volto coperto da un fazzoletto. A ucciderla, secondo una prima analisi del medico legale, una serie di colpi inferti al capo con un corpo contundente.

I carabinieri, a cui sono state affidate le indagini con il coordinamento della procura di Paola, da ieri stanno cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti della 56enne e gli eventuali contatti attraverso testimonianze di amici e conoscenti. Di pari passi si cercano tracce in casa attraverso i rilievi dei reparti della scientifica e l'analisi di tutti i video del telecamere di sorveglianza. Al momento nessuna pista è esclusa: si va dall'ipotesi della rapina finita male a quella di un killer che la vittima conosceva e di cui si fidava.