Aggredita, insultata, isolata. Così è stata trattata dai suoi compaesani Giada Vitale, la ragazza di 23 anni che ha denunciato i presunti abusi subiti da don Marino Genova, oggi condannato in appello a 4 anni di carcere. Lo scenario è il comune di Portocannone, duemila anime a un'ora da Campobasso, in Molise, una piccola comunità che conserva ancora una forte dimensione di tradizione e folklore, una comunità chiusa che nutre per il sacerdote una inossidabile e cieca reverenza, così assoluta da vedere di lui solo l'abito e non l'uomo.

È in questo contesto che Giada Vitale, che ha denunciato il suo presunto abusatore all'età di 17 anni, è stata isolata, giudicata, insultata, tacciata di essere una calunniatrice. "La maggior parte dei miei compaesani mi accusava di aver inventato tutto – dice Giada a Fanpage.it – nonostante ci fossero le ammissioni di don Marino, mentre una parte di loro, quella che credeva realmente a quanto si diceva, mi incolpava di aver voluto quei contatti sessuali, di averli cercati, di aver condiviso quello che stava accadendo". "Hanno perfino tentato di organizzare una fiaccolata di solidarietà, ma per lui".

"Una volta – continua – sono stata aggredita da una parrocchiana mentre mi trovavo in compagnia di Francesco Zanardi, dell'associazione ‘L'abuso', in quell'occasione sono stata costretta a chiamare i carabinieri. In un'altra occasione sono stata anche bullizzata da alcuni ragazzi davanti a una scuola. Io mi trovavo da quelle parti perché ero appena uscita dallo studio del medico, appena mi hanno visto hanno cominciato a insultarmi e prendermi in giro, addirittura in presenza dei loro insegnanti, che sono rimasti a guardare senza intervenire".

All'epoca Giada era solo un'adolescente ed era all'inizio del percorso di denuncia, tuttavia, anche oggi che è una adulta e che le sue accuse hanno trovato conferme in due gradi di giudizio, le persone continuano a insultarla. "La maggior parte mi critica per non essermi ribellata, mi accusa di essere consenziente, so che queste persone non conoscono i meccanismi dell'abuso e ignorano totalmente le dinamiche".