di Dino Amenduni, responsabile social media e consulente per la comunicazione politica di Proforma, agenzia che ha realizzato la campagna di comunicazione del PD alle elezioni europee del 2014; hanno collaborato Arianna Ciccone e Vincenzo Marino).

1. Il linguaggio violento e i toni. A differenza del 2013, dove Grillo ha costruito il suo risultato convincendo gli indecisi, anche grazie alla potenza simbolica dell’ultima settimana (gli 800mila di Piazza San Giovanni contro Bersani chiuso in un teatro, in particolare), Grillo ha mancato l’appuntamento con gli indecisi e gli astenuti che condividevano le ragioni “anti-sistema” di Grillo, ma che hanno ritenuto inaccettabili gli argomenti utilizzati per sostenere quelle tesi ( #oltrehitler e i processi popolari in Rete, in particolare).

2. Non puntare sulle preferenze: i voti andavano presi sul territorio. Nessuno conosceva i candidati sui territori. La legge elettorale delle Europee prevede il voto di preferenza ed è dunque completamente diversa dal Porcellum, con cui si è votato nel 2013. Grillo, invece, ha adottato la stessa strategia in entrambi i casi, perdendo tutto l’elettorato potenziale che vota le liste per premiare i singoli candidati. Il M5S, di fatto, ha puntato quasi esclusivamente sulla capacità persuasiva di Grillo e Casaleggio. Renzi, nel frattempo, ha costruito una parte significativa della sua comunicazione (pensate agli allestimenti degli eventi di piazza) sui volti e sulle storie delle cinque candidate capoliste, sui ministri e sui militanti.

3. Metodo di selezione dei candidati: È il principale problema politico del M5S, e lo si nota in molte competizioni elettorali amministrative, dove i candidati del M5S ottengono molti meno voti in meno rispetto ai risultati della loro lista alle elezioni nazionali, anche durante gli election day come quello di domenica. Una classe dirigente non si può costruire attraverso auto-candidature su Youtube e votazioni da parte di iscritti al movimento che partecipano solo attraverso il blog. Dov’è il radicamento e il lavoro sul territorio delle origini? Dove sono i Meetup? La delega ai territori pare l’unica soluzione possibile per risolvere questo problema, ma questo richiederebbe una modalità di approccio profondamente diversa (molto più simile alla democrazia rappresentativa che a quella diretta).

4. Aver alzato l'asticella delle aspettative (#vinciamonoi): Al netto del dato politico e dei voti assoluti (e in questo senso, il MoVimento ha perso due milioni e mezzo di voti rispetto al 2013), c’è anche una componente di percezione della vittoria e della sconfitta che può essere gestita a livello di comunicazione: le aspettative sul risultato finale. Se Grillo avesse detto che “qualsiasi risultato sopra il 20% è un successo” (una frase assolutamente ragionevole, considerando le peculiarità organizzative di un movimento politico nato solo 5 anni fa e alle prime elezioni europee), la sconfitta sarebbe stata meno bruciante. Puntare tutta la campagna elettorale sulla possibilità di vincere (#vinciamonoi), peraltro una vittoria assolutamente effimera perché irrilevante al Parlamento europeo (dove l’Italia esprime il 10% dei parlamentari totali), e scarsamente rilevante anche a livello nazionale (dove la composizione parlamentare non sarebbe cambiata). Grillo, di fatto, ha creduto ai sondaggi, spesso additati come uno dei mali assoluti della narrazione giornalistica.

5. Non aver indicato un candidato presidente di commissione: Esiste una quota di italiani (non facilmente stimabile) che ha scelto il partito da votare anche sulla base delle conseguenze politiche europee di quel voto. Il MoVimento5Stelle, dichiarando che non avrebbe appoggiato alcun candidato Presidente di Commissione Europea, ha sostanzialmente dichiarato la sua volontà di non contare nel processo di definizione della nuova leadership europea, da cui dipenderanno scelte determinanti di politica economica (se modificare la ricetta “tedesca” su austerity o rigore, ad esempio). M5S è sì secondo partito in Italia (21.1%), ma con questa strategia elegge 17 europarlamentari (2.2% del totale), che dovranno o formare un gruppo autonomo (per cui servono 25 europarlamentari, provenienti da sette Paesi diversi: dunque dovrebbero comunque allearsi e trasgredire una delle regole-simbolo del MoVimento) o sedersi nel gruppo misto.

6. Non aver indicato un competitor diretto di Renzi, alla lunga destabilizza e confonde l'elettorato.

La personalizzazione del confronto Grillo-Renzi serviva a entrambi perché tagliava Berlusconi dal dibattito politico e permetteva a entrambi di erodere il bacino di voti di Forza Italia. Ma la personalizzazione Grillo-Renzi è imperfetta, perché mette a confronto un politico e un non politico, una persona candidabile (Renzi) e una persona non candidabile (Grillo). È giunto il momento che Grillo spieghi quando e come sarà scelto il prossimo candidato premier, perché solo così la personalizzazione sarà davvero matura.

7. Aver usato lo stesso format in tv e in piazza senza contenuti abbastanza forti da contrastare l'altrettanto "stesso format" di Renzi.

Il Premier ha corso un rischio cercando la piazza (e anche qualche sfottò di Grillo, ad esempio in Piazza del Popolo a Roma). Allo stesso tempo, però, ha sottratto a Grillo uno dei vantaggi competitivi rispetto al 2013, quando Bersani (e Berlusconi) evitarono le grandi adunate popolari. Inoltre il suo format pubblico, molto attento a commentare l’attualità, ha quasi sistematicamente ignorato la dimensione territoriale della competizione elettorale: nessuno spazio ai candidati al Parlamento europeo, ben pochi endorsement ai candidati sindaci nei comuni dove si votava per le Amministrative.

8. Essere andato in tv sconfessando tutta una retorica anti-sistema tv- giornalisti servi del sistema.

Associare politica e media come parti dello stesso male fu uno dei motivi del successo di Grillo nel 2013, e fu un successo perché colse un sentimento largamente maggioritario nel Paese (il 70% degli italiani pensano che gli apparati dell’informazione siano “manipolatori”, dato Censis del giugno 2013). Andare da Vespa non ha funzionato, dati alla mano, ma soprattutto ha fatto crollare uno dei principali elementi simbolici del posizionamento grillino. Dal punto di vista strategico, questa scelta ha lo stesso impatto di un’eventuale alleanza politica, con tutti i pro e i contro del caso.