“Questa data, nonostante ricordi la liberazione dal nazifascismo e sia quindi, per la nostra Nazione, l'anniversario della riconquistata libertà, continua a essere da taluni percepita, a torto, come la celebrazione della vittoria di una parte degli italiani sull'altra. È una festa che in parte suscita echi di conflitti ideologici, forse perché quella che abbiamo vissuto è stata la guerra divisiva per eccellenza, una guerra civile”: con queste parole il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un’intervista a Repubblica, parla del 25 aprile e del fatto che l’Italia da tempo non riesce a celebrare la festa della Liberazione in un clima di concordia e di riconoscimento generale del valore della ricorrenza. Per Conte, questa giornata non deve essere vissuta riproponendo “antiche divisioni o vecchi pregiudizi”. “È il giorno in cui abbiamo riconquistato la nostra indipendenza, che ha avviato la rinascita della nazione e nel quale possiamo tutti rinvenire le radici del nostro patto costituzionale”, ha spiegato il premier. E riguardo il comportamento del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che non celebra la ricorrenza ma va a Corleone, Conte dice di non rispondere delle scelte del leghista ma solo delle sue: “E dico che dobbiamo distinguere. All'origine di questa ricorrenza vi è una guerra civile, un evento lacerante per le coscienze di chi l'ha vissuta. Per onestà intellettuale potremmo noi stessi interrogarci su quale sarebbe stata la nostra scelta di campo se fossimo vissuti in quell'epoca: a favore della Resistenza, con la Repubblica sociale o in attesa dello svolgimento degli eventi. Ma questi dubbi oggi non hanno motivo di sussistere e non possono contribuire ad alimentare divisioni. Oggi noi dobbiamo festeggiare, insieme, il nostro patto fondativo, la scelta compiuta di riprendere il futuro nelle proprie mani".

A proposito di un eventuale rischio di “rigurgito di fascismo” nell’Unione Europea, il premier parla di diritti fondamentali tutelati al massimo livello e di conquiste democratiche che non possono essere ridiscusse. Giuseppe Conte nell’intervista ha commentato anche l’episodio che ha visto, alla vigilia del 25 aprile, alcuni tifosi della Lazio in trasferta a Milano srotolare uno striscione inneggiante a Mussolini e intonare cori fascisti: “Sono episodi inqualificabili che vanno contrastati applicando le leggi che già ci sono e rafforzando, quando necessario, i presidi di legalità e l'efficienza dell'apparato sanzionatorio. Ma questi fenomeni si combattono ancora più efficacemente diffondendo, soprattutto nelle scuole, la cultura del dialogo e del rispetto della persona”. Come sarà il 25 aprile di Giuseppe Conte? “Per me non è il giorno in cui è prevalsa una ideologia rispetto a un'altra, una fazione politica rispetto a un'altra. È il giorno in cui il popolo italiano ha espresso una tenace volontà di riscatto e di rigenerazione morale dopo i tragici anni della dittatura e della guerra. È la data da cui origina l'affermazione dei valori della libertà, della dignità, della democrazia, della pace”, il pensiero del presidente del Consiglio.