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La chiesa anglicana consentirà ai preti gay di diventare vescovi

La Chiesa d'Inghilterra apre all'ordinazione a vescovo dei sacerdoti omosessuali, a condizione che siano celibi. Ma il provvedimento è destinato indubbiamente a far discutere.

La chiesa anglicana consentirà ai preti gay di diventare vescovi.

Da oggi l'omosessualità non sarà più un ostacolo per i preti gay della chiesa anglicana che vogliono diventare vescovi. Il documento, pubblicato in risposta alle leggi sull'uguaglianza (Equality act) promulgate da Gordon Brown lo scorso anno, si intitola “Scegliere i Vescovi – La legge sulla parità del 2010″ e fornisce le linee guida per i membri del clero, stabilendo che “l'orientamento sessuale di una persona è, in sé, irrilevante al fine di stabilire la sua idoneità a un incarico episcopale o alla sua ordinazione”.

Il provvedimento è stato preso in esame e vagliato a seguito del caso del reverendo Jeffrey John, sacerdote gay che viveva con un altro religioso, candidato a divenire vescovo di Reading ma poi “prudentemente” dirottato dai vertici della Chiesa anglicana alla posizione di decano di St.Albans.

Un'autorizzazione destinata indubbiamente a far discutere non solo all'interno della sempre più liberale e meno dogmatica Chiesa d'Inghilterra. Da una parte, infatti, la decisione accoglie il sano principio del rifiuto delle discriminazioni sessuali, innalzando l’attitudine alla carica ecclesiastica al di sopra di qualsiasi orientamento sessuale intrattenuto dall'aspirante vescovo, dall’altro sembra invece, voler fingere di non vedere quanto quelle stesse inclinazioni siano spesso causa di comportamenti devianti da parte di numerosi religiosi (a tal proposito l'ultimo caso in ordine di tempo che ci ha visto direttamente protagonisti è quello di Don Seppia).

Ad ogni modo la Chiesa anglicana avrà il diritto di rifiutare un candidato nel caso in cui si ritenga che possa causare “radicato conflitto” all'interno di una comunità. A tal proposito per il passaggio di livello sarà necessario convincere la Chiesa del rispetto del proprio voto di castità. Ma le modalità con cui tale “requisito” verrà assodato restano da chiarire e sono già oggetto di polemiche all'interno della Chiesa anglicana. “Nessuno diverso da Jeffrey John è stato onesto circa la proprio sessualità. E' disgustoso che i chierici gay sono interrogati circa la loro vita sessuale. In questo modo non si crea alcuna parità fra loro e i sacerdoti etero”, ha detto Christina Rees, membro del Sinodo Generale di York.

Una materia delicata quella dei gay dichiarati nella Chiesa d'Inghilterra. L'Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha definito le divergenze sul tema come “una ferita per tutto il ministero”.

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