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Lefebvriani, chi sono e cosa sta succedendo con papa Leone XIV: è scisma dalla Chiesa cattolica

A nulla sono serviti i tentativi di ricucitura da parte parte di Leone XIV: la Fraternità San Pio X non riconosce più la sua autorità come capo della Chiesa universale. Cosa sta succedendo.

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La Chiesa cattolica va incontro a un nuovo scisma: nonostante l’appello di papa Leone XIV di fermarsi, la Fraternità San Pio X, i famosi “Lefebvriani”, ha deciso di procedere comunque alla consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il permesso del pontefice. Un atto così grave li mette in modo automatico al di fuori della comunità cattolica. La celebrazione, in rito antico e latino essendo la fraternità “tradizionalista” vedrà don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry (Francia), don Marc Hanappier (Francia) diventare vescovi scismatici. La cerimonia si svolge in Svizzera, ad Écône, dove già il 30 giugno 1988 monsignor Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio, dando origine a un primo scisma.

Cosa sta succedendo tra Papa Leone XIV e i Lefebvriani

Solo nelle scorse ore il Superiore Generale dei lefebvriani aveva fatto pervenire al Pontefice una nota cortese ma ferma nei toni, dove si affermava come fosse un preciso dovere della Fraternità quello di “ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico” come se le posizioni assunte del Papa non lo fossero. La Fraternità, dunque, si pone come vera depositaria dei valori del cattolicesimo. La lettera si chiude senza alcun atto di sottomissione al Santo Padre e, invece, con una richiesta di benedizione dal tono beffardo.

Chi sono i Lefebvriani e in cosa credono

La Fraternità nacque in opposizione alla nuova dottrina del Concilio Vaticano II. Gli aderenti sono contrari all’ecumenismo, al dialogo interreligioso, alla messa nella lingua volgare invece che in latino, alle politiche di apertura ai divorziati risposati e alle persone LGBT. Nel 1988 la scomunica di Giovanni Paolo II rimessa, cioè, ritirata nel 2009 da parte di Benedetto XVI con un gesto di buona volontà in risposta a una dichiarazione della Fraternità in cui si affermava la “volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative.”

Tuttavia, negli anni seguenti, le critiche da parte degli appartenenti della Fraternità ai Papi che si sono succeduti, in particolare a Francesco, non sono mai mancate e in molti, nella Chiesa cattolica, si sono chiesti se fosse stato giusto rimettere la scomunica, anche perché, negli anni, sono emerse posizioni antisemite e negazioniste dell’Olocausto da parte di alcuni membri della Fraternità. Le fratture sono diventate sempre più evidenti e, nonostante ogni sforzo di ricucitura da parte di papa Leone XIV, si arriva allo scisma odierno, il secondo da parte della Fraternità in meno di quarant’anni.

Perché si parla di scisma

Cosa sia uno scisma per la Chiesa cattolica lo definiscono il Catechismo e il Codice di Diritto Canonico: è “il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti”. Lo scisma è considerato la più grave delle rotture dell’unità nella Chiesa cattolica: di minore entità sono le eresie e le apostasie. Tutte e tre, però, “feriscono l’unità del corpo di Cristo” e “non avvengono senza i peccati degli uomini”. A differenza dell'eresia, lo scisma non nasce dal rifiuto dei dogmi di fede, ma dalla scelta deliberata di non riconoscere l'autorità e il ruolo del Papa. Chi incorre nello scisma ha il divieto assoluto di accostarsi ai sacramenti, a partire dall'Eucaristia.

Per i sacerdoti le restrizioni sono ancora più severe. Non possono celebrare la messa, amministrare i sacramenti, né esercitare alcuna funzione o incarico all'interno degli uffici ecclesiastici. Dal punto di vista teologico, lo scomunicato si trova in uno stato di peccato mortale. Per questo motivo, cercare di ricevere comunque i sacramenti non farebbe che peggiorare la sua posizione, configurando un vero e proprio sacrilegio.

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