Brett Cowan, 48enne australiano, che sta scontando l’ergastolo per aver rapito, stuprato e ucciso il 13enne Daniel Morcombe, è stato portato in ospedale con ustioni sul 15% del suo corpo. Stando alle ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato brutalmente torturato da un altro detenuto in carcere. Adam Davidson, 30 anni, avrebbe attaccato Cowan da dietro mentre stava giocando a carte presso il Wolston Correctional Center del Queensland, in Australia. Davidson ha colpito violentemente Cowan con il secchio, almeno tre o quattro volte, dopo averglielo svuotato addosso con dell'acqua bollente. Successivamente ha ammesso le proprio responsabilità di fronte agli agenti: “Sì, l'ho fatto … dovevo farlo, è un malato", ha detto. Il 30enne ha detto di volere “fare del male” a Cowan, ma non di volerlo uccidere. Il procuratore Mark Whitbread ha detto: "Voleva solo fargli del male, voleva che sentisse lo stesso dolore che ha fatto sentire a Daniel Morcombe". Davidson sta scontando una pena a tre anni.

Brett Cowan è stato condannato al carcere a vita per il rapimento e l’assassinio di Daniel Morcombe nel dicembre 2003. I resti del ragazzino furono trovati nell'agosto 2011 dopo che la polizia spinse il presunto pedofilo a confessare ea  condurre gli agenti nel luogo in cui aveva gettato il corpo della sua vittima. Il giudice del tribunale supremo Roslyn Atkinson parlò di un crimine "assolutamente abominevole", definendo l’aspetto di Cowan "non quello di un mostro, non quello di un pedofilo, ma quello di una persona ordinaria". "Sapevi che se fosse scappato, saresti stato catturato. Così l'hai ucciso. L'hai ucciso perché non volevi farti catturare. Sapevi di aver compiuto un crimine terrificante” aggiunse la Atkinson prima di decidere che Cowan avrebbe dovuto trascorrere il resto della sua vita in carcere.