Voli cancellati per crisi carburante: l’Ue obbliga le compagnie a risarcire i passeggeri

La crisi del settore trasporti ha richiesto l'intervento della Commissione Europea, che si è espressa pubblicando delle linee guida utili per gestire la situazione. C'è molta preoccupazione tra i consumatori, tra i passeggeri: vale per coloro che hanno dei viaggi già programmati, vale per chi vorrebbe prenotare le vacanze estive ma non sa a cosa andrà incontro, che evoluzioni ci saranno, se conviene muoversi ora o sarebbe meglio aspettare che si calmino le acque. C'è sicuramente un clima di incertezza, dovuto alla situazione geopolitica instabile: la guerra in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz. Tutto questo sta avendo ripercussioni sulle compagnie aeree, in particolare per le forniture di carburante, rese più difficoltose e reperibili a prezzi più alti. Il carburante già normalmente rappresenta la seconda voce di spesa più alta per il settore, dopo gli equipaggi. Per contenere i rialzi le compagnie stanno pensando a un piano di emergenza, con possibile riduzione di voli su alcune tratte. Ma c'è un altro nodo cruciale che sono i prezzi dei biglietti e i risarcimenti.
In che modo la crisi attuale può incidere sui consumatori? Nel documento pubblicato viene chiarito che la crisi in Medio Oriente non giustifica misure eccezionali pari a quelle che si sono rece necessarie durante la pandemia da COVID. Questo perché attualmente non c'è una vera e propria situazione di allarme: il traffico aereo europeo è sotto controllo così come la domanda turistica. La crisi ha avuto effetti in altri termini: deviazioni di rotta, tempi di volo più lunghi.
Per questo, le compagnie aeree devono continuare a rispettare i diritti dei passeggeri in termini di: assistenza, rimborso, riprotezione, eventuale compensazione economica per cancellazioni o ritardi. E non possono applicare aumenti retroattivi su biglietti già acquistati. Nel documento si legge: "Le compagnie aeree non possono includere termini e condizioni che consentirebbero loro di aumentare il prezzo del biglietto rispetto a quello pubblicizzato al momento dell'acquisto semplicemente perché il carburante era più costoso di quanto avessero previsto. Anche se tali clausole flessibili dovessero essere considerate supplementi di prezzo facoltativi, dovrebbero essere comunicate in modo chiaro, trasparente e inequivocabile all'inizio di qualsiasi processo di prenotazione e la loro accettazione da parte del cliente dovrebbe avvenire su base volontaria ("opt-in"). Di conseguenza, i vettori aerei i cui termini e condizioni consentono ancora l'applicazione di supplementi carburante dopo la vendita del biglietto devono modificarli, in quanto non sono conformi al Regolamento (CE) n. 1008/2008".
L'aumento del prezzo del carburante non è considerato una circostanza eccezionale. Quindi una compagnia non può evitare di risarcire il passeggero. Le uniche situazioni estreme e non controllabili, che possono giustificare deroghe agli obblighi di compensazione, sono: chiusura dello spazio aereo, rischi per la sicurezza, carenza fisica di carburante, conflitti armati nelle aree interessate. In caso di volo cancellato il passeggero mantiene il diritto a rimborso, volo alternativo, assistenza, possibile compensazione economica. La compagnia può evitare il risarcimento solo se dimostra che la cancellazione è dovuta a eventi eccezionali legati direttamente alla crisi.
La compensazione ammonta a 250 euro a passeggero per i voli di lunghezza inferiore ai 1.500 km, 400 euro per tratte tra 1.500 e 3.500 km, 600 euro per voli oltre i 3.500 km.
Ad oggi, secondo la Commissione europea non ci sono gravi carenze di carburante in Europa. A tal proposito, viene anche specificato che le compagnie possono usare carburante Jet A (tipico USA) al posto del Jet A-1 europeo: sono i carburanti più usati al mondo nell'aviazione, con proprietà simili ma diversi punti di congelamento, aspetto da tenere in considerazione soprattutto sulle rotte polari e durante l'inverno.
Dopo queste precisazioni, il Codacons sta valutando le azioni legali da intraprendere a tutela di quei passeggeri che, dopo l'acquisto di un biglietto aereo non rientrante in un pacchetto vacanza, si sono visti richiedere supplementi legati al carburante. Si sta valutando anche una possibile class action volta a far ottenere ai viaggiatori italiani la restituzione di quanto versato. L'Antitrust, accogliendo l'esposto presentato dal Codacons, si sta muovendo nei confronti di Volotea. La compagnia spagnola nelle ultime settimane ha applicato un "supplemento cherosene" fino a 14 euro a passeggero.