Mustang: il documentario di Kasia Smutniak ripercorre il viaggio in Nepal con Taricone che le ha cambiato la vita
Non è facile condensare in pochi minuti una vita intera, infatti Kasia Smutniak ci ha messo 7 anni per far sì che il documentario "Mustang" fosse esattamente come lo aveva immaginato. Ha dovuto affrontare ricordi anche dolorosi, in un viaggio innanzitutto interiore ancor prima che fisico, attraverso luoghi che ha imparato a conoscere bene e amare. È dovuta tornare indietro nel tempo, si è dovuta abbandonare completamente, si è fatta trascinare: tutto questo, per restituire un racconto vero, autentico e profondo, che va oltre la sola esplorazione. Perché "Mustang" non racconta solo una fetta di mondo: la regione dell'altopiano tibetano tra il Nepal e il Tibet. È qualcosa di più intimo e personale. Quel posto per lei ha rappresentato una svolta: da quando lo ha visitato niente è stato più lo stesso.
Il Mustang è una regione caratterizzata da monasteri buddhisti, villaggi, paesaggi desertici d'alta quota, le caratteristiche grotte scavate nelle pareti delle gole. Mentre il Lower Mustang è facilmente raggiungibile e maggiormente integrato con il resto del Nepal, l'Upper Mustang (a Nord) è molto più isolato, di cultura prevalentemente tibetana, corrispondente in gran parte all'antico Regno di Lo, antico regno regno himalayano in cui sovrano risiedeva a Lo Manthang. La monarchia è stata abolita nel 2008 quando il Nepal è diventato una repubblica, ma la figura dell'ex re di Mustang conserva una forte importanza culturale e simbolica nella zona.
L'attrice ci andò per la prima volta nel 2003 con Pietro Taricone, quando erano da poco una coppia. Ne rimasero a tal punto colpiti e affascinati, da decidere di fare qualcosa di concreto per lasciare un segno, per essere d'aiuto: costruire una scuola, dare una possibilità ai bambini del posto. La morte improvvisa di Pietro Taricone nel 2010, a causa di un incidente in paracadute, ha rallentato il tutto: ma non lo ha certo fermato. La macchina operativa è andata avanti e Kasia Smutniak, con amore e dedizione, ha mantenuto la promessa: ha realizzato il sogno di quei due giovani innamorati.
La scuola oggi esiste davvero, inaugurata nel 2016, anche se il gieffino non ha potuto vedere le sue porte aprirsi. Da 10 anni la Ghami Solar School porta avanti una missione ben precisa: sostenere il diritto all'istruzione dei minori, in una terra molto povera, segnata da alta mortalità infantile, malnutrizione, analfabetismo all'80%, degrado sociale. E Pietro Taricone vive anche nella Onlus omonima, l'associazione no-profit fondata nel dicembre 2011 da Kasia Smutniak e dagli amici più stretti dell'attore che ha contribuito alla costruzione della Ghami Solar School e ad altri progetti.
Kasia Smutniak ha scritto il documentario "Mustang" con Marella Bombini e ne ha curato anche la regia, dopo "Mur", vincitore del Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale. Arriverà al cinema con Fandango. Nelle prime immagini diffuse si possono notare alcune riprese amatoriali fatte chiaramente 23 anni fa, in alcune compare anche Taricone. Come due innamorati che partono all'avventura, avevano messo nello zaino una telecamera e ciò che avevano registrato come ricordo personale è diventato materiale prezioso per qualcosa di molto più grande. Il film si concentra soprattutto sulla regione del Mustang (nota come "ultimo Tibet"), sulla popolazione locale e la comunità Kunzom Thakuri e ovviamente sulla scuola.
Kasia Smutniak in Nepal ci è tornata molte altre volte, dal 2003 a oggi: non ha mai rinunciato a fare visita alla Ghami School, torna in Mustang ogni volta che vuole ritrovare se stessa, che ha bisogno di lentezza e verità. È la sua seconda casa, una comunità in cui si sente accolta e che non smette mai di stupirla, di rivelarle nuove cose sul senso della vita, di sorprenderla. "Non è facile staccarsi dalla storia che racconta anni passati lì, prima e dopo. Vedere la propria vita scorrere sullo schermo, le risate, le lacrime, il tempo che cambia (non solo il colore dei capelli)" ha scritto la regista, che sta tenendo aggiornati i suoi fan sulla lavorazione e l'uscita del documentario, forse il suo progetto più importante di sempre.