Maestri della pizza 2026: al primo posto della classifica di Forbes Italia c’è un milanese

La pizza è il piatto simbolo della tradizione culinaria italiana, tanto che nel resto del mondo da decenni la si prova a replicare nel modo migliore. Per capire dove provare il "top di gamma", però, ci si può affidare agli esperti: Forbes Italia ha rilasciato la lista Maestri della Pizza 2026, rivelando quali sono le pizzerie da provare assolutamente entro la fine dell'anno. A spopolare non è stata solo Napoli ma anche diverse città italiane, da Palermo a Busto Arsizio: ecco il risultato.
I Maestri Pizzaioli migliori d'Italia del 2026
Ieri Forbes Italia ha organizzato un evento presso il Gold Tower Lifestyle Hotel di Napoli per rivelare i nomi che si sono aggiudicati un posto nella lista Maestri della Pizza 2026. Il riconoscimento non vuole solo premiare la migliore pizza del momento, valuta anche il ristorante e il maestro pizzaiolo che meglio riescono a unire tradizione, tecnica e innovazione, trasformando il piatto nell'emblema dello street food italiano contemporaneo. Sul podio non c'è traccia di Napoli o del Sud Italia. Il primo posto della classifica è andato a Francesco Capece di Confine a Milano, che ha puntato tutto su impasti ricercati, materie prime sofisticate e combinazioni sofisticate. A seguirlo ci sono Lorenzo Sirabella di Dry Milano e Renato Bosco di Renato Bosco Pizzeria a San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona.
I napoletani in lista e i premi speciali
Solo al quarto posto è comparso il primo pizzaiolo napoletano: Salvatore Grasso della pizzeria Gorizia 1916. A seguirlo ci sono Francesco Martucci de I Masanielli di Caserta, Pier Daniele Seu di Seu Pizza a Roma, Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo, Roberto Davanzo di Bob Alchimia a Spicchi a Montepaone, Diego Vitagliano di 10 Diego Vitagliano a Napoli, Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi e Manuel Maiorano de La Fenice di Pistoia. I premi speciali, invece, sono andati a Raf Bonetta a Napoli, che ha ricevuto il Premio Altograno 2026 per l'innovazione e la ricerca negli impasti, e a 50 Kalò (sempre a Napoli), insignito col Premio Origine 2026 che celebra l'identità e la valorizzazione delle radici tradizionali.