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“Questo viaggio è per mio nonno Giuseppe”: Matteo arriva a Capo Nord in sella a un Piaggio Ciao del 1986

Ha percorso 5000 chilometri in sella a un Paggio Ciao del 1986 fino a raggiungere Capo Nord. Matteo racconta a Fanpage.it la storia di un viaggio nato dall’insegnamento del nonno Giuseppe e diventata un’avventura fatta di incontri, imprevisti e dalla riscoperta della propria forza.
Matteo al Globo di Capo Nord
Matteo al Globo di Capo Nord

Ci sono viaggi che iniziano molto prima di accendere un motore. Nascono da una frase ascoltata da bambini, da un ricordo di famiglia o da una promessa fatta a se stessi. Per Matteo, quella promessa porta il nome di Giuseppe, il nonno che gli ha insegnato ad amare il viaggio lento, perché "dall’aereo non vedi nulla". Un insegnamento che ha assunto un significato ancora più profondo dopo la sua scomparsa nel 2021. Così Matteo ha deciso di attraversare l’Europa in sella a un Piaggio Ciao del 1986, ribattezzato Peppino proprio in suo onore. In venti giorni ha percorso circa 5000 chilometri, attraversando 6 nazioni, Italia, Austria, Germania, Svezia, Finlandia e Norvegia fino a raggiungere Capo Nord, il punto più a nord d’Europa. Un’impresa preparata per oltre un anno, diventata molto più di una semplice avventura: un percorso personale fatto di incontri, pioggia, guasti meccanici e della riscoperta del valore della lentezza. A Fanpage.it Matteo racconta il suo percorso e dove lo ha portato.

Matteo in sella al suo Paggio
Matteo in sella al suo Paggio

Da dove nasce la tua passione per i viaggi e quando hai capito che il Ciao sarebbe stato il mezzo perfetto?

La passione per i viaggi l’ho sempre avuta, ma quella per il viaggio via terra me l’ha trasmessa mio nonno Giuseppe. Aveva paura di volare e mi ripeteva sempre che in aereo non ci si gode davvero il viaggio: non si vedono i paesaggi, non si incontrano persone, ci si perde tutto quello che succede lungo il percorso. Nel 2013 l’ho accompagnato in Inghilterra a trovare alcuni parenti. Siamo partiti dal mio paese, in provincia di Frosinone, e abbiamo impiegato circa trenta ore di treno. È stato l’ultimo viaggio che abbiamo fatto insieme e solo dopo ho capito quanto avesse ragione. Durante il Covid mi sono reso conto di quanto fossi finito in una routine frenetica: lavoravo continuamente e non avevo più tempo per me. Mi promisi che avrei ricominciato a vivere con più calma, ma una volta tornata la normalità ricaddi negli stessi ritmi. Poi nel 2021 è morto mio nonno e lì è cambiato tutto. Ho capito che la vita è una sola e che dovevo fare qualcosa che avesse davvero un significato. La meta era già Capo Nord, ma arrivarci in aereo sarebbe stato troppo semplice. Cercavo un mezzo economico e lento. Navigando su internet ho trovato un Ciao del 1986: l’ho visto e me ne sono innamorato. L’ho comprato quasi per gioco, pensando di usarlo al massimo nel mio paese. Poi quell’idea è cresciuta fino a diventare realtà.

Il viaggio fino a Capo Nord ha emozionato tantissime persone. Cosa ti è rimasto dentro?

Ho ancora i brividi quando ne parlo. La cosa più bella è stata vedere il paesaggio cambiare ogni giorno: montagne, laghi, foreste, paesi completamente diversi tra loro. È qualcosa che puoi vivere solo viaggiando lentamente. Anche gli incontri hanno lasciato un segno enorme. Tantissime persone, spesso perfetti sconosciuti, si fermavano per chiedermi dove stessi andando e finivano per sostenere il progetto, mi sono sentito accompagnato lungo tutto il viaggio. Dal punto di vista personale è stato un percorso intenso. Ho dovuto affrontare la pioggia, il freddo e tanti momenti difficili. Sono una persona piuttosto frenetica, invece quel viaggio mi ha insegnato a rallentare, ad accettare gli imprevisti e a vivere ogni giornata così com’era.

Matteo durante il suo viaggio
Matteo durante il suo viaggio

Come hai preparato il Ciao per affrontare un viaggio del genere?

Ci ho lavorato per oltre un anno. Molti ricambi originali non esistono più, quindi ho dovuto adattare diversi componenti. Ho realizzato supporti saldati per montare le borse da bicicletta e modificato il mezzo affinché potesse affrontare migliaia di chilometri. Anche la pianificazione è stata lunga. Con un cinquantino non puoi percorrere autostrade né superstrade, ma nemmeno seguire le piste ciclabili. Ho studiato il tragitto giorno per giorno, calcolando chilometri e dislivelli per evitare percorsi impossibili.

Come organizzavi bagagli e attrezzatura?

Avevo tre borse nella parte posteriore del Ciao, una tanica da cinque litri di benzina come riserva e pochi ricambi meccanici. Con il senno di poi ero partito impreparato: avevo portato soprattutto magliette a maniche corte e una sola giacchetta, pensando che il clima fosse più mite. In realtà il vento e la pioggia facevano percepire molto più freddo. Ho imparato presto che bisogna viaggiare davvero con l’essenziale.

Matteo durante una tappa del viaggio
Matteo durante una tappa del viaggio

Quanto costa un viaggio così?

Avevo un budget molto limitato. Per la benzina avrò speso circa 200 euro in tutto il viaggio. Dormivo quasi sempre nei campeggi e, quando ero completamente bagnato, prendevo una stanza per asciugare me e i vestiti. Per risparmiare mangiavo spesso pane, tonno e pasti semplici. In Scandinavia ho scoperto anche alcuni rifugi gratuiti nel bosco, dove era possibile dormire senza spendere nulla. Con un po’ di organizzazione è un viaggio che si può fare anche senza grandi disponibilità economiche.

Qual è stato l’imprevisto più difficile?

Ce ne sono stati tanti. Il primo giorno pensavo addirittura di aver rotto il motore: invece era soltanto una candela rotta. Poi mi è scoppiata una gomma vicino Bologna e ogni sera dovevo controllare tutte le viti perché le vibrazioni del Ciao tendevano ad allentarle. A un certo punto ho capito che gli imprevisti erano parte del viaggio. Senza quelli probabilmente sarebbe stato molto meno emozionante.

C’è un incontro che rappresenta meglio lo spirito di questa avventura?

Il primo che mi viene in mente è un signore incontrato proprio all’inizio, a Roma. Si fermò al semaforo e mi chiese dove stessi andando con quel Ciao. Quando gli risposi “Capo Nord” scoppiò a ridere, poi mi lasciò il suo biglietto da visita dicendomi: “Se hai bisogno di qualsiasi cosa, anche di soldi, chiamami”. Quella fiducia da parte di uno sconosciuto mi colpì profondamente. È lì che ho capito quanto possa essere bello aprirsi agli altri.

Il Ciao di Matteo
Il Ciao di Matteo

Durante il viaggio hai sentito vicino tuo nonno?

Sì. Tantissimo. Il Ciao l’avevo ribattezzato “Peppino”, proprio in suo onore. Ogni mattina mi svegliavo prima della sveglia con una voglia incredibile di ripartire. Sentivo una forza che normalmente non ho. Se non avessi avuto quella motivazione probabilmente mi sarei fermato già nei primi giorni.

Dopo Capo Nord sono arrivate altre avventure?

Al mio ritorno il mio paese mi ha accolto come un eroe, è stato emozionante. Sono nati diversi progetti, tra cui un documentario che però non è andato in porto. Oggi vivo a Dubai con la mia ragazza e sto cercando di affermarmi come fotografo. Continuo a viaggiare, anche se in modo diverso. Nel frattempo sto scrivendo un libro su quell’esperienza, perché ci sono tantissimi dettagli che non sono mai riuscito a raccontare. Spero di pubblicarlo presto. Mi piacerebbe vivere un’altra avventura di questo tipo. Non so ancora quale sarà la destinazione, ma so che continuerò a cercare viaggi che abbiano un significato, non solo una meta.

Se anche tu hai fatto un viaggio particolare, hai visitato luoghi lontani con mezzi di trasporto inconsueti, hai visto luoghi indimenticabili o vissuto in un posto remoto del mondo, raccontaci la tua esperienza, condividila con noi cliccando qui.

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