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Il giro d’Italia di Marco, dal Veneto alla Sicilia in motorino: “Ogni sera montavo la tenda e la mattina ripartivo”

Marco Brentegani è partito da Venezia ed è arrivato in Sicilia: ha viaggiato da nord a sud per 2 settimane a bordo di un motorino Ciao sistemato per l’impresa.
Il giro d’Italia in Ciao di Marco Brentegani, Instagram @marcbrente
Il giro d’Italia in Ciao di Marco Brentegani, Instagram @marcbrente

Ricordate il mitico Ciao degli anni Sessanta? È uno dei motorini più iconici, amatissimo da collezionisti e appassionati di veicoli d'epoca. Marco Brentegani quando il mezzo vedeva la luce non era neppure lontanamente nato: di anni ne ha solo 27. Assieme al fratello Matteo ha sistemato il famigerato veicolo e ha ben pensato di usarlo per farci un giro d'Italia in solitaria. Appassionato di viaggi e fotografia, è partito da Venezia arrivando in Sicilia, per poi fare il viaggio di ritorno a casa in aereo. Ha trovato molta solidarietà lungo il percorso: persone che incuriosite dalla sua "missione" gli offrivano spontaneamente aiuto. E ha avuto modo di scoprire posti bellissimi, anche luoghi solitamente poco battuti quando si organizza un viaggio "tradizionale", in cui tutti si concentrano sulle stesse mete. Ora sta progettando un viaggio in Giappone, Paese dove è già stato e che ama particolarmente. A Fanpage.it ha raccontato il suo viaggio di avventura e di scoperta da nord a sud del Paese, che gli ha permesso di fare nuove conoscenze e ampliare i propri orizzonti.

Marco innanzitutto come mai questa passione per i viaggi, che ti ha portato verso un'esperienza così particolare?

Io sono un fotografo, lo faccio da 8 anni: ho iniziato mentre facevo l'università, ma già da piccolo mi affascinavano le macchinette di mio padre. E poi ho sempre avuto la passione per i viaggi, penso me l'abbiano trasmessa i miei: con loro facevamo spesso viaggi verso il nord Europa, Norvegia soprattutto. Partivamo in overlanding, con le tende sul tetto della macchina. Unendo fotografia e viaggi mi sono specializzato in foto sportive e nel settore outdoor quindi sono abituato a viaggiare anche per lavoro. Prima di questo giro d'Italia in Ciao ho fatto un mese in Vietnam in scooter e poi sono stato più volte in Giappone, un posto che mi piace moltissimo. Proprio lì ho fatto il mio primo viaggio da solo lungo: un mese in microvan. Ma ho fatto viaggi anche in tutta Europa, in America.

Ora sei appena rientrato dal viaggio in Ciao: come ti è venuta l'idea?

È un progetto nato con mio fratello Matteo in realtà: a casa abbiamo tre Ciao e assieme a lui e un altro amico siamo partiti da Verona e siamo andati in tre a sciare sulle Dolomiti. Da lì è nata l'idea di farci il giro d'Italia. Lui studia Ingegneria, gli piace mettere a posto i mezzi, prepararli per i viaggi. Io sono quello più orientato all'esplorazione. Infatti sono partito da solo stavolta. Ho usato un mezzo diverso però, non faceva parte di quelli del viaggio in 3. Questo Ciao è stato decenni in un pollaio, era inutilizzato, abbandonato: Matteo l'ha sistemato. Lo chiamiamo infatti "il gallo", perché appunto è stato anni in un pollaio.

Venezia–Sicilia in Ciao
Venezia–Sicilia in Ciao

Che giro hai fatto?

Sono partito da Venezia e sono stato via due settimane, ma prima c'era stata tutta la preparazione. Ho voluto unire anche stavolta viaggio e fotografia. Io sono molto appassionato di fotografia analogica, anche se un po' ho ripreso il viaggio anche sui social. Con me non avevo proprio la macchinetta digitale, solo quella "vecchia", quella tradizionale col rullino. Sono arrivato fino in Sicilia: circa 1500 km, perché ho fatto molte strade secondarie, sono passato anche dall'Appennino e in Umbria. Ovviamente il Ciao va massimo a 42 km/h, a meno che non sia in discesa, quindi devi fare sempre strade secondarie, già la tangenziale diventa non proprio divertente! In realtà fare percorsi meno battuti è proprio la parte più bella, perché finisci anche in posti che non vedresti altrimenti. Faccio così anche all'estero; in Giappone raramente uso il navigatore, proprio per finire in posti un po' a caso. Stavolta le mappe le ho usate giusto per evitare di finire in autostrada! È stato molto bello vedere l'Italia da questo punto di vista. La parte tra Firenze e Siena è stata molto bella, tra l'altro a Siena sono arrivato quando c'era anche la Mille Miglia. Bellissimi anche la Costiera amalfitana, il Cilento, la fine della Calabria.

Cosa hai portato con te?

Col carico bisogna rimanere essenziali, ma alla fine ti vengono fuori quei 30 kg. C'è anche la benzina, o meglio la miscela di olio e benzina. La devi fare da solo, non esistono più i distributori di miscela già pronta, quindi avevo con me l'occorrente per prepararla. Poi ci sono tutti gli attrezzi e i ricambi che pesano, le cose per cucinare, la tenda.

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E questi 30 kg come li hai distribuiti sul Ciao?

Non in modo ottimale, devo ammetterlo! La maggior parte del peso era sul retro, avrei potuto distribuirlo meglio, ma su molte accortezze ci rifletti strada facendo. Comunque il Ciao non è ovviamente un mezzo adatto a fare questo tipo di viaggi. Le buche sono un gran problema: basta che ne prendi una anche non troppo grande e si piega la ruota, si buca. Bisogna stare sempre attenti alla guida, perché anche ad esempio lo spazio di frenata è lunghissimo rispetto a un motorino moderno. Il Ciao per quanto tu possa averlo sistemato bene, non è proprio il massimo della stabilità, anche se meccanicamente è in realtà molto semplice.

Come spesa quotidiana su che cifra ti sei mantenuto?

Una spesa quotidiana abbastanza bassa. Per dormire a volte mi ospitavano amici, a volte qualcuno mi faceva piantare la tenda nel suo campo oppure dormivo nei camping. Ogni sera montavo la tenda, la mattina la ricaricavo sul Ciao e ripartivo. Il Ciao lo conoscono tutti, ho visto che fa molta simpatia. Magari incontri una persona per strada, ti chiede cosa stai facendo, gli racconti del giro d'Italia e ti offre ospitalità. Vicino a Siena un anziano mi ha ospitato nel suo podere, dove vive con la famiglia. Ho trovato tanta ospitalità. Il rapporto con le persone è importante, soprattutto viaggiando da solo. Magari ti fermi al bar per un bicchiere d'acqua e trovi sempre qualcuno che ti fa domande, con cui fare due chiacchiere. Per mangiare mi organizzavo io con la spesa, cucinavo sul mio fornellino: una pasta, un panino. Ma ho mangiato anche al ristorante, per assaggiare le cucine locali lungo il percorso. Faceva parte del viaggio anche questo aspetto, per me, per godermi la strada. Mi è capitato anche qualche ristorante che mi ha dato il pasto gratis.

Il viaggio di Marco Brentegani
Il viaggio di Marco Brentegani

E da un punto di vista di sicurezza, sia tua che del tuo mezzo, come ti sei organizzato?

Se sei da solo, non puoi mai abbandonare il mezzo. Poi mi è capitato qualche volta che qualcuno mi abbia ospitato e quindi in quel caso, avendo il Ciao in sicurezza, sono riuscito a fare una visita anche a piedi. Il motore non può essere sforzato all'infinito, quindi ogni ora bisogna fermarsi almeno una decina di minuti per lasciarlo raffreddare.

C'è stato un imprevisto che ti ha rallentato il viaggio, qualcosa che non avevi messo in conto?

Quando ho bucato la gomma ho dovuto smontare tutto e sono stato diverse ore fermo, poi c'è stato un problema alla bobina che per fortuna è stato facile da sistemare. Poi sono caduto e mi sono fatto male, ma niente di grave: per fortuna il Ciao va molto lento.

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