“Adesso o mai più”: il viaggio di Francesca Milella dopo la diagnosi di tumore, in moto verso Capo Nord
Ci sono momenti nella vita che arrivano come un fulmine a ciel sereno e cambiano le priorità. Per Francesca Milella quel momento è arrivato nel giugno 2025, quando ha ricevuto la diagnosi di un tumore alla mammella. Questo però non l’ha fermata, anzi. Lei e il marito Luca sono grandi esploratori ed erano già abituati a viaggiare in moto: nella loro vita ci sono sempre state le due ruote e, prima di Capo Nord, avevano già affrontato diversi viaggi, arrivando anche in Turchia. Questa volta, però, c’era un motivo in più per partire: "Mi sono vista un po’ con i panni stretti addosso", racconta Francesca a Fanpage.it. Con la consapevolezza che il futuro avrebbe potuto essere diverso da come lo aveva immaginato, ha deciso di non rimandare più quel viaggio a cui lei e Luca avevano pensato tante volte: Capo Nord.
Di solito, per preparare un viaggio del genere, c'è bisogno di quasi un anno, la coppia ha organizzato tutto in sole due settimane. Francesca è salita sulla sua BMW R850R, una moto che conosce bene e che aveva già percorso 263mila chilometri, mentre Luca è partito con la sua KTM. Per tre settimane hanno attraversato l’Europa, percorrendo fino 500-600 chilometri al giorno, tra due piccoli traghetti, strade che sembravano infinite, paesaggi norvegesi, renne e qualche imprevisto. Francesca non sapeva se il suo corpo avrebbe retto: "Se ce la facciamo bene, altrimenti se mi vedo in difficoltà torniamo a casa", si era detta prima di partire. Alla fine, però, a Capo Nord ci è arrivata davvero. E quel viaggio, nei mesi successivi, è diventato per lei molto più di una vacanza: un ricordo a cui aggrapparsi anche nei momenti più difficili delle cure.
Nel giugno 2025 hai ricevuto la diagnosi di tumore alla mammella. Come hai vissuto quei mesi e cosa ti ha portato a decidere di partire?
A parte la malattia, noi siamo viaggiatori incalliti. Anche recentemente siamo andati in Turchia per la seconda volta, quindi siamo abituati a viaggiare. Capo Nord, però, è un viaggio molto impegnativo. Prima di partire mi sono detta: "Noi partiamo, se ce la facciamo bene, altrimenti se mi vedo in difficoltà torniamo a casa". Non sapevo se ce l’avrei fatta, soprattutto fisicamente. La spinta è stata proprio quella sensazione di "se guarisco bene, ma se non guarisco non ci andrò mai più". È stata una folgorazione; di solito per preparare un viaggio del genere ci vuole un anno: bisogna preparare la moto, le tappe, pensare a cosa portare e anche prepararsi fisicamente. Noi abbiamo deciso tutto in due settimane.
Come vi siete preparati alla partenza?
Io sono partita con la BMW R850R che ho sempre avuto e che conosco molto bene: aveva già 263mila chilometri. Luca invece è partito con la sua KTM. Non abbiamo avuto molto tempo per preparare il viaggio perché abbiamo deciso tutto in pochissimo tempo.
Perché avete scelto proprio Capo Nord e che percorso avete seguito per arrivarci?
Era un viaggio che avevamo già in mente e che continuavamo a rimandare, abbiamo deciso che era arrivato il momento di farlo. Siamo partiti in moto e abbiamo percorso tutta la strada, facendo soltanto due brevi traversate in traghetto, di circa mezz’ora o un’ora. Per il resto abbiamo fatto tutto in moto.
Hai avuto difficoltà fisiche durante il viaggio?
La mia preoccupazione principale era proprio quella. Dovevamo fare anche 500-600 chilometri al giorno e non sapevo come avrebbe reagito il mio fisico. Invece ero contentissima. La stanchezza passava man mano che vedevo le renne, le casette rosse della Norvegia e tutti i panorami che incontravamo. La stanchezza fisica è stata quasi annullata da tutto quello che stavamo vivendo. Abbiamo anche riso tantissimo.
Com’è stato il viaggio dal punto di vista pratico: dove dormivate, dove mangiavate e quanto avete speso?
Abbiamo dormito sempre in strutture: hotel, bed and breakfast e appartamenti. Non amo la tenda, quindi non l’abbiamo utilizzata. In Norvegia ci sono tantissime hytte, delle piccole casette che si trovano praticamente ovunque, anche lungo le strade. Spesso hanno un angolo cottura e il bagno può essere esterno. Si pagano, ma generalmente costano meno di un hotel. In tutto abbiamo speso circa 5mila euro. Per risparmiare sul cibo ci eravamo portati diverse cose da casa: risotti, crackers, tonno, carne in scatola, biscotti per la colazione e cappuccino solubile. Quasi ovunque avevamo comunque un angolo cottura dove potevamo prepararci qualcosa.
Avete avuto imprevisti o momenti difficili lungo il percorso?
A un certo punto abbiamo dovuto cambiare la gomma posteriore della moto di Luca e siamo rimasti fermi una notte in più. E poi c’è stato un episodio che ancora ci fa ridere: seguendo i navigatori, ci siamo ritrovati dentro un campo da golf, proprio tra le buche. Gli svedesi non ci hanno detto niente, però ci guardavano malissimo. Anche a Capo Nord abbiamo avuto un piccolo imprevisto. Siamo arrivati con una nebbia incredibile e non ho praticamente visto niente: né il mare né la struttura. Mio marito voleva tornare la mattina dopo, ma avremmo dovuto fare 160 chilometri in più e avevamo già tanti chilometri da percorrere. Gli ho detto: “Torneremo se riusciremo". Alla fine mi è rimasta la foto sotto il globo e basta.
Quali sono stati i luoghi più belli che hai visto e c’è qualche incontro fatto lungo la strada che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
Non c’è un luogo solo, perché durante tutto il viaggio abbiamo avuto davanti dei panorami stupendi. Il passaggio del Circolo Polare Artico è stato molto caratteristico e anche arrivare al famoso globo di Capo Nord è stata una grande emozione, nonostante la nebbia. Un incontro che ricordo con particolare piacere è stato quello con altri italiani. Eravamo arrivati in un hotel e il check-in era abbastanza complicato perché bisognava scaricare un’app e inserire il numero di telefono. Sono arrivati poco dopo alcuni ragazzi italiani in moto e li ho aiutati a entrare. Poi sono arrivati anche altri ragazzi che viaggiavano in macchina. Alla fine siamo rimasti tutti insieme fino a mezzanotte e mezza, abbiamo parlato e mangiato quello che avevamo portato con noi. È stato bellissimo.
Una volta tornata a casa, cosa ti è rimasto di quel viaggio? È cambiato qualcosa nel tuo modo di pensare alla malattia e alla vita?
Questo viaggio mi ha aiutato tantissimo con la malattia. Io sono molto abituata a viaggiare, quindi ogni viaggio è un bagaglio che ti porti dietro e che ti fa crescere. Ma durante i periodi in cui ero a casa mi riguardavo continuamente le foto. Quando dovevo fare la risonanza magnetica, che per me è stata molto claustrofobica, pensare al viaggio mi ha aiutato tantissimo. Mi dicevo: “Meno male che ho fatto questo viaggio”. Probabilmente senza quel ricordo non sarei riuscita ad affrontarla nello stesso modo. E nonostante tutto, voglio tornare a Capo Nord. Quest’anno dovrò restare in Italia perché devo sottopormi a un’altra operazione e preferisco essere vicino a casa, farò un giro in Puglia e andrò a trovare alcuni amici sparsi per l’Italia. Ma negli anni a venire conto assolutamente di tornare a Capo Nord. Me lo voglio godere ancora di più.
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