Delio a 71 anni viaggia da Milano a Pechino senza prendere l’aereo: “Se si sta bene l’età non è un ostacolo”

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Delio durante il suo viaggio verso Pechino, treno da Stalin a Yalta
A 71 anni Delio è partito da Milano per Pechino senza mai prendere un aereo. In due mesi ha attraversato moltissimi Paesi in Europa e in Asia, viaggiando solo via terra tra treni, autobus e auto: un viaggio che gli ha insegnato a non smettere di sognare, a prescindere dal calendario che avanza.

Non c’è un’età giusta per partire, né per realizzare un sogno. La storia di Delio lo dimostra: nel 2017, a 71 anni, ha deciso di mettersi lo zaino in spalla e partire da Milano con una meta precisa, Pechino. Non ha preso un aereo: per due mesi ha attraversato l’Europa e l’Asia spostandosi con uno zaino da 40 litri esclusivamente via terra, tra treni, autobus e automobili, attraversando Paesi e culture profondamente diverse tra loro. Un viaggio da Milano alla capitale cinese, passando per Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e infine Cina. Delio è partito da solo e, a metà del percorso, in Uzbekistan, è stato raggiunto dalla moglie, con cui ha proseguito fino a Pechino. Un’avventura organizzata in gran parte da sé, tra visti, coincidenze ferroviarie, lunghi tragitti in autobus e incontri con persone incontrate quasi per caso. Oggi Delio ha 80 anni e continua a viaggiare. Perché, come racconta, il senso di quell’esperienza è stato anche capire che l’età non dovrebbe diventare un limite alla voglia di scoprire il mondo.

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Una foto di Delio in Cina, a Pingyao

Perché hai scelto proprio Pechino come destinazione e perché hai deciso di non prendere l’aereo?

L’Europa e l’Asia permettono di fare un viaggio molto lungo via terra, quindi ho iniziato a studiare quale percorso potesse essere più interessante. Inizialmente avevo pensato a una rotta più meridionale: avrei voluto attraversare l’Iran, che era un mio sogno, e poi proseguire verso l’India. Il problema era che da lì avrei dovuto attraversare il Pakistan e, all’epoca, il Belucistan era una zona piuttosto complicata, dove si diceva che si potesse viaggiare soltanto sotto scorta dell’esercito. Ho quindi valutato una rotta più a nord, passando per il Karakorum, ma alla fine ho scelto un percorso che mi permettesse di conciliare le cose che volevo vedere con una certa praticabilità. Inoltre, nella seconda parte del viaggio mia moglie mi avrebbe raggiunto. Io sono partito da solo da Milano e lei mi ha raggiunto in Uzbekistan. Da lì abbiamo proseguito insieme e ho dovuto tenere conto anche del fatto che lei fosse un po’ meno avventurosa di me e avesse posto alcuni veti. Alla fine ho scelto la rotta attraverso Turchia, Georgia e le repubbliche dell’Asia centrale, fino a entrare in Cina, dove Pechino era la destinazione finale. Il ritorno, invece, lo abbiamo fatto in aereo.

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Delio e la moglie sulle montagne del Kirgistan

Perché hai scelto proprio Pechino come destinazione e perché hai deciso di non prendere l’aereo?

L’Europa e l’Asia permettono di fare un viaggio molto lungo via terra, quindi ho iniziato a studiare quale percorso potesse essere più interessante. Inizialmente avevo pensato a una rotta più meridionale: avrei voluto attraversare l’Iran, che era un mio sogno, e poi proseguire verso l’India. Il problema era che da lì avrei dovuto attraversare il Pakistan e, all’epoca, il Belucistan era una zona piuttosto complicata, dove si diceva che si potesse viaggiare soltanto sotto scorta dell’esercito. Ho quindi valutato una rotta più a nord, passando per il Karakorum, ma alla fine ho scelto un percorso che mi permettesse di conciliare le cose che volevo vedere con una certa praticabilità. Inoltre, nella seconda parte del viaggio mia moglie mi avrebbe raggiunto. Io sono partito da solo da Milano e lei mi ha raggiunto in Uzbekistan. Da lì abbiamo proseguito insieme e ho dovuto tenere conto anche del fatto che lei fosse un po’ meno avventurosa di me e avesse posto alcuni veti. Alla fine ho scelto la rotta attraverso Turchia, Georgia e le repubbliche dell’Asia centrale, fino a entrare in Cina, dove Pechino era la destinazione finale. Il ritorno, invece, lo abbiamo fatto in aereo.

Come ti sei preparato alla partenza? Quanto tempo ci è voluto per organizzare un viaggio così lungo?

Ho organizzato praticamente tutto attraverso internet, cercando le tappe e soprattutto le rotte che fossero percorribili via terra e dove ci fossero servizi ferroviari. Non era possibile fare tutto in treno, quindi in alcuni tratti ho dovuto prendere autobus e, in altri casi, quelle che localmente erano una sorta di taxi collettivi o automobili con autista utilizzate per percorrere distanze medio-lunghe. La parte più impegnativa dei preparativi è stata soprattutto quella burocratica: i visti, che in alcuni casi ho richiesto online e in altri direttamente alle ambasciate. Poi ho dovuto organizzare le schede telefoniche e i vari sistemi per poter rimanere in contatto con casa, per questo avevo anche aperto un blog. Avevo molti amici e familiari e non volevo passare tutto il viaggio a mandare messaggi a tutti ogni volta che arrivavo in un posto. Ho detto semplicemente: “Io scrivo qui, voi andate a leggere”. Se scrivevo, significava che stavo bene; se avessi avuto problemi, li avrei raccontati. All’inizio mi seguivano una ventina di persone, soprattutto familiari e amici. Poi, man mano che viaggiavo, il blog ha iniziato a crescere. Già sul treno parlavo con le persone, raccontavo loro che stavo andando a Pechino e spesso mi chiedevano l’indirizzo del blog. Quando sono arrivato a destinazione, avevo alcune centinaia di persone che mi seguivano da almeno 15-20 Paesi diversi.

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Foto di Delio ai guerrieri di terracotta a Xi'an, capoluogo dello Shaanxi

Quale percorso hai seguito e quali Paesi hai attraversato?

Il viaggio è iniziato in modo un po’ complicato. Pensavo di poter partire da Trieste e proseguire verso est in treno, ma all’epoca non c’erano collegamenti ferroviari di lunga percorrenza da Trieste verso i Balcani, i treni arrivavano soltanto nei primi paesi sloveni oltre il confine. Ho quindi dovuto fare Milano-Verona, Verona-Innsbruck, Innsbruck-Budapest e poi Budapest-Belgrado. Da lì ho proseguito verso la Bulgaria e poi la Turchia, che ho attraversato praticamente fino all’estremo est, vicino al confine con la Siria. Sono poi entrato in Georgia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan, prima di entrare finalmente in Cina. In totale ho percorso circa 15 mila chilometri prima ancora di arrivare al confine cinese. E la cosa incredibile è che, quando sono entrato in Cina, ero soltanto a metà della distanza complessiva tra Milano e Pechino. Questo dà un’idea delle dimensioni della Cina.

Com’è stato viaggiare per due mesi attraverso Paesi così diversi? Hai avuto difficoltà negli spostamenti o nella comunicazione?

La difficoltà principale era naturalmente la lingua, soprattutto in Cina, dove non era sempre facile intavolare una conversazione. Per il resto, però, sono riuscito a spostarmi abbastanza bene. In Cina, anzi, si viaggia molto facilmente: hanno una rete ferroviaria enorme ed estremamente efficiente, con treni ad alta velocità che raggiungono anche zone remote. Prima della Cina, invece, i treni erano spesso molto più lenti e quindi trascorrevo parecchie ore sui convogli. Ma proprio questo mi ha permesso di incontrare moltissime persone. Il viaggio via terra richiede tempo, ma quel tempo diventa parte dell’esperienza.

Hai avuto imprevisti o momenti di difficoltà?

In due mesi ho avuto soltanto un paio di problemi che hanno richiesto di parlare con un medico. Il primo è stato un banale episodio di dissenteria, qualcosa che può capitare viaggiando. Il secondo è stato un problema dermatologico che mi è comparso mentre ero in Tagikistan: avevo un’eruzione sulla pelle, con bolle e irritazioni che mi provocavano molto prurito: sono andato in ospedale e mi hanno dato dei farmaci. Quando poi sono entrato in Cina ho deciso di farmi visitare nuovamente e lì mi hanno dato delle bustine di medicina locale di cui non ho mai saputo esattamente cosa ci fosse dentro, ma che mi hanno fatto bene. Sono stati gli unici due problemi in due mesi che hanno richiesto l’intervento di un medico.

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Foto dal viaggio di Delio, una penitente

A 71 anni hai dovuto prendere particolari precauzioni?

Devo dire la verità: stavo bene e non avevo particolari acciacchi. Il mese prossimo compio 80 anni e, tutto sommato, sto ancora bene. Sono partito con una piccola scorta di medicinali di uso comune, come aspirina e Brufen, ma non ho dovuto prendere particolari precauzioni. Naturalmente bisogna avere la fortuna di stare bene e non si può dire a tutti semplicemente "mettetevi uno zaino in spalla e partite". Però, se si sta bene e si ha la possibilità di farlo, non credo che l’età debba essere automaticamente un ostacolo.

Dove dormivi e quanto hai speso per due mesi di viaggio?

Ho sempre viaggiato con uno zaino da 40 litri in spalla e dormito in alberghi o strutture semplici ma decenti e pulite. Non ho mai dormito in tenda e nemmeno negli ostelli della gioventù, anche perché a quell’età non ne avevo molta voglia. Non so dirti la cifra esatta che ho speso, ma direi che in due mesi sono rimasto sotto i 10 mila euro, probabilmente intorno agli 8 mila. Considerando che ci si spostava con autobus, treni e automobili, non era una cifra enorme per un viaggio di quelle dimensioni.

Hai incontrato persone che ti sono rimaste particolarmente impresse?

Molti degli incontri sono stati fugaci, ma alcuni sono rimasti. Uno dei più belli è avvenuto su un treno notturno in Turchia, dove ho conosciuto una giovane ragazza curda che studiava medicina vicino a Istanbul. Era più giovane dei miei figli e aveva intenzione di laurearsi per poi tornare nel Kurdistan turco e aiutare la sua gente. Abbiamo trascorso una buona parte della notte a parlare di politica e di tante altre cose: lei viaggiava in una cabina singola e io avevo un’altra sistemazione. A un certo punto ha tirato fuori dallo zaino una bottiglia di vino e abbiamo iniziato a berlo insieme. È stata una cosa che mi ha colpito molto, anche perché non mi sarei aspettato, in Turchia, di vedere una ragazza giovane e sola comportarsi con quella naturalezza. Un altro incontro che ricordo è avvenuto in Cina, dove era più difficile comunicare per via della lingua. Ho conosciuto un giovane ingegnere che lavorava nel settore delle telecomunicazioni. Ci ha visto mentre mangiavamo qualcosa in una sorta di area di sosta, ha capito che non eravamo cinesi ed è venuto a parlarci. È stata una conversazione molto piacevole e, per me, un bellissimo incontro con una persona del posto.

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Delio e sua moglie di fronte a una pagoda buddista

Quali sono stati i luoghi che ti hanno colpito di più?

Sicuramente l’Uzbekistan: è un Paese che raccomanderei a chiunque di vedere. Un’altra zona che mi ha colpito molto è stata quella che ho attraversato in Cina, caratterizzata dalla presenza di monasteri e monaci tibetani. Non ho attraversato il Tibet vero e proprio, ma ho visto luoghi che per cultura e atmosfera erano molto simili. Naturalmente ci sarebbero anche la Grande Muraglia cinese e Xi’an con i Guerrieri di Terracotta, che sono luoghi straordinari. Però in Cina ero già stato in precedenza con un viaggio più classico, quindi li avevo già visitati. In questa occasione, soprattutto grazie a mia moglie che non conosceva quelle zone, sono tornato in alcuni di questi luoghi.

E dopo essere arrivato a Pechino, cosa ti ha lasciato quel viaggio? Anche rispetto al fatto di averlo affrontato a 71 anni?

La cosa più importante che mi ha lasciato non è stata una sorpresa, ma una conferma: sotto qualunque cielo e sotto qualunque bandiera, quando finalmente ti trovi davanti a una persona e inizi a parlare, scopri che le persone sono semplicemente persone: abbiamo tanti pregiudizi. Tendiamo a classificare gli altri in grandi categorie: quelli di un colore, quelli di un altro, quelli che hanno studiato, quelli che fanno i contadini, quelli che hanno una certa religione o provengono da una certa cultura. Ma quando incontri davvero le persone, scopri che sono esseri umani, con le loro paure, le loro curiosità, le loro storie. Questo viaggio mi ha dato una conferma molto forte: la gente è bella. E poi mi ha insegnato a non smettere di sognare. Il calendario va avanti, gli anni passano, ma questo non significa che dobbiamo smettere di fare progetti. Io, oggi che sono quasi arrivato agli 80 anni, sto ancora pensando a cosa fare. Naturalmente sono fortunato, perché sto bene e posso permettermelo, e conosco persone che a questa età non ci sono nemmeno arrivate. Non si può dire a tutti di prendere uno zaino e partire. Ma se si ha questa fortuna, credo che non ci si debba sedere sul divano davanti alla televisione. Bisogna continuare a vivere.

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