Davide e Riccardo girano il mondo su una Panda del 1989: “In Africa l’abbiamo caricata di latte per un orfanotrofio”

Ci sono incontri che ti cambiano la vita: ed è questo il caso di Riccardo e Davide. I due amici si sono conosciuti durante un viaggio organizzato e hanno capito subito di avere molto in comune. Al termine di quell'esperienza, infatti, sono rimasti in contatto e hanno continuato a viaggiare insieme, mettendo sù un progetto ben preciso. Hanno concepito un viaggio a tappe, per esplorare i diversi continenti. Ovviamente non soggiornando comodamente in hotel di lusso e spostandosi su jet privati. Loro questo giro del mondo lo stanno facendo a bordo di una Panda 4×4 del 1989, concentrando gli spostamenti nei periodi dell'anno migliori, quando possono allontanarsi dal lavoro. Sì, perché quando non sono in viaggio hanno vite normalissimi, lavori normalissimi. Girare il mondo in Panda significa poco spazio, niente aria condizionata, nessun comfort. A spingerli c'è un forte desiderio di avventura, quasi una "malattia", qualcosa di innato e irrefrenabile, che porta entrambi a spingersi in avventure oltre l'ordinario. Raggiunti telefonicamente da Fanpage.it alla vigilia della partenza, erano entusiasti. Ogni tappa richiede mesi se non anni di preparazione: c'è da mettere a posto la parte burocratica tra permessi e documenti, c'è da sistemare il mezzo stesso. Non sono degli sprovveduti e quando si spostano lo fanno in sicurezza. Da quando hanno cominciato il loro giro del mondo gliene sono successe di tutti i colori: ci sono stati momenti di paura, di pericolo, ma anche tanti incontri piacevoli ed emozioni positive. Hanno affrontato sempre tutto insieme e senza perdersi d'animo. L'uno ha trovato nell'altro il compagno di viaggio ideale: e la Panda stessa è diventata una terza compagna di viaggio, l'amica inseparabile che li accompagna e che rende possibile la loro avventurosa vita, anche "seconda vita" come l'ha definita Davide.
Davide, da quanto tempo vi conoscete tu e Riccardo?
Tutto risale al 2019 durante un viaggio in Namibia. Abbiamo visto subito che eravamo quelli più proattivi del gruppo: se c'era un imprevisto, se c'era da risolvere un problema, se c'era da fare qualcosa. Quando siamo tornati a casa mi sono interessato al Mongol Rally e lui mi ha detto: "Perché non lo facciamo insieme?". Si parte da Praga e si va fino in Mongolia a bordo di macchine usate sotto i 1100 di cilindrata. È un'esperienza molto goliardica: non conta chi arriva prima, ma conta chi arriva, perché con delle macchine vecchie mal conciate è un po' dura da affrontare. Allora abbiamo preso una Panda del 2000 per la traversata da Praga in Mongolia, ma non siamo più partiti tra guerre, pandemia, epidemie. Allora abbiamo preso una Panda 4×4 e abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso, di andare in giro per il mondo.
Qual è l'itinerario che avete in mente per questo giro del mondo?
Nel giro di due anni abbiamo fatto l'Africa. Abbiamo spedito la Panda in Sudafrica con una nave e abbiamo fatto Sudafrica, Lesotho, Botswana, Namibia, Mozambico, Tanzania, Malawi e Kenya. Poi abbiamo fatto l'India, il Nepal, la Cina, tutto il Tibet. Ora proseguiamo per tutto il centro Asia: Kazakistan, Kirghizistan, la Pamir Highway in Tajikistan che è la seconda strada internazionale più alta del mondo, poi scenderemo in Afghanistan, Uzbekistan. Lì lasceremo la macchina, così l'anno prossimo torneremo e faremo la traversata fino all'Italia nel 2027. Poi nel 2028 imbarcheremo la macchina con direzione Sud America e mi sto già occupando anche di quello. Dobbiamo programmare le cose un paio di anni prima. Devi avere sempre il piano B.

Quanto costa imbarcare una Panda?
Di media siamo sui 3500 euro. Ma il problema non è tanto il costo, quanto la burocrazia e i controlli. In Kazakistan la macchina può stare un anno, in India e Nepal al massimo 6 mesi, altrimenti sono multe salate, possono anche sequestrarti la macchina.
Ma come si carica da una Panda per stare via mesi?
Il periodo più lungo che abbiamo fatto di seguito, è stato 45 giorni. La parte essenziale sono i pezzi di ricambio, li devi avere per forza perché qualcosa si rompe sempre. Poi c'è la parte della cambusa, ma non perché siamo italiani e vogliamo mangiare pasta in viaggio! Ma in certi posti, non hai proprio possibilità di mangiare niente e quindi cuciniamo noi. Riccardo e io mettiamo i vestiti e gli effetti personali in uno zainetto e via, ci si arrangia. Poi serve un po' di elettronica, videocamere, cose del genere. Il peso è importante, soprattutto se fai certe salite in montagna. È pur sempre una Panda, se la carichi troppo diventa un casino.

Perché proprio questa macchina?
Il nostro desiderio era una Panda 4×4 Doc, come mamma Fiat l'ha fatta, senza fare lavorazioni strane. Abbiamo solamente aggiunto una ventola per il caldo e un'appendice dietro che aumenta lo spazio. Per il resto per adesso la macchina è integra. È del 1989. Il vantaggio è che non è elettronica: se si rompe un qualunque pezzettino di elettronica, sei fregato. Viceversa, tutto ciò che è meccanico Riccardo lo sistema. Pur essendo una macchina dell'89 non perde un colpo. In realtà fino al Mozambico avevamo una Panda rossa, ma lì ci sono buche profondissime e a furia di prendere botte, si è rovinata. Quindi ne abbiamo presa un'altra uguale, identica, sempre dell'89, ma bianca.
Ma quanto costa comprare una Panda oggi?
I prezzi delle Panda sono schizzati in maniera allucinante dal 2019 in poi. Una Panda da sistemare ti costa sui 3500 euro se ti va bene. Una già a posto, perfetta, ti costa anche 5000 euro. Il fatto è che c'è molta richiesta. Per assurdo la sua forma, il suo peso e le sue proporzioni a livello proprio tecnico sono incredibilmente perfette. Certo, è bassa, questo può essere un problema. Per noi lo è stato per esempio in Africa con la sabbia: in Namibia siamo rimasti impantanati nella sabbia. Ma per il resto è agile, per noi è perfetta.
Come vi dividete i compiti in viaggio?
Riccardo è molto bravo come meccanico, si occupa della manutenzione: io non sono capace, pensa a tutto lui. Io invece mi occupo dei social, degli sponsor e di tutta la parte burocratica e amministrativa.

La disavventura peggiore capitata fino a ora?
La cosa più particolare è stata quando siamo entrati in Mozambico, abbiamo preso una statale non asfaltata e abbiamo fatto un guado di circa forse 700 metri trainati da un pick-up che ci ha voluto aiutare. Arrivati dall'altra parte ci si è bloccata la macchina, di notte. Eravamo al buio, su una strada secondaria dove non passava nessuno, non sapevamo cosa fare. Dopo un po' è passato un camion che ci ha trainato per 200 km a 20 all'ora per arrivare alla prima città con un meccanico. Messa a posto la macchina con un pezzo di ricambio siamo ripartiti per il Kenya in maniera tranquilla. Siamo stati fortunati, grossi intoppi mai, soprattutto a livello di salute. Poi noi come sicurezza siamo molto forti, ci teniamo: non facciamo cavolate. In Sudafrica, che è tendenzialmente un posto pericoloso, abbiamo sempre tenuto un profilo basso. Ma vale per qualsiasi altro posto del mondo. Anche con la Polizia è andata sempre bene, solo qualche tangente in Mozambico da pagare: lì ti fermano e ti chiedono denaro per superare i posti di blocco. Un'altra volta in Tanzania ci ha fermato un militare che ci ha fatto la ramanzina perché eravamo nella sua Terra, ma non parlavamo lo Swahili. Nulla di estremamente problematico però. Abbiamo anche conosciuto tante persone, tanti altri viaggiatori che fanno giri strampalati in bicicletta, in camion, in auto come noi. Quando possiamo facciamo beneficenza, ma è difficile: non tanto a livello amministrativo quanto a livello pratico proprio, perché per esempio in India non ti è concesso minimamente andare negli orfanotrofi a fare assistenza. In Nepal pure ci hanno un po' tagliato le gambe. In Mozambico abbiamo comprato il latte in polvere, abbiamo caricato la panda e l'abbiamo portato in Malawi, in un orfanotrofio fondato da una donna italiana anni fa. Lì ci sono tanti bambini piccoli, quindi per loro è fondamentale.
Cosa fate nei periodi in cui non siete in viaggio?
Io ho una copisteria a Rho e Riccardo lavora a Genova. Abbiamo una vita normale, siamo due persone normali, ma con la passione per i viaggi: risparmiamo e ci ritagliamo del tempo per quello. È una malattia, per noi è proprio viscerale. Io ho sempre avuto questa voglia di vedere, di girare. In quel primo viaggio ci siamo subito trovati in sintonia per questo. Condividiamo la stessa passione, l'uno può contare sull'altro. La differenza di età è notevole, perché io ho 59 anni e lui 34. Però siamo come fratelli, non sentiamo la differenza. Quando torniamo dai viaggi, alle rispettive vite, entriamo un po' in crisi. Quando si avvicina la data della partenza cominciamo a essere irrequieti, perché devi pensare ai preparativi. Per noi il viaggio è come una seconda vita. Non è una vacanza: per noi è come vivere la nostra esistenza in quel posto per quel periodo in quel modo. È un po' delirante forse come concetto! Per noi quella è una seconda vita piena di stimoli, che ci appaga. L'esperienza di viaggio ti cambia molto, diventi più sicuro di te stesso, hai un altro tipo di mood, gestisci meglio lo stress. Poi sai cos'è? Fare un viaggio con una macchina così è più appagante. Se fai il viaggio con un Land Rover è facile, no? Invece non c'è paragone se arrivi in certi posti e puoi dire a te stesso di esserci arrivato in Panda!