Lascia il lavoro da infermiera e crea un rifugio di montagna, Innocenta: “Tornata nella casa dei nonni, è un luogo magico”
“Niente bar, niente locali, solo boschi e stelle", sono queste le parole usate da Innocenta Gianola per descrivere il suo Rifugio Como Lake, la location che ha vinto il premio Tesoro Nascosto ai Maestri dell'accoglienza 2026 di Airbnb. Fino a qualche anno fa Innocenta faceva l'infermiera in Svizzera, poi si è licenziata e ha seguito il sogno di dare vita a un rifugio di montagna. Dopo varie occasioni mancate, ha deciso di tornare nella vecchia casa dei nonni a Noceno, un miniscolo borgo della Val Muggiasca a 800 metri sul Lago di Como, un luogo magico a cui è da sempre legata e che attualmente conta 5-6 abitanti. Com'è nata l'idea di trasformare quella villa, un tempo anche osteria, in una struttura ricettiva? Lo abbiamo chiesto a Innocenta: ecco la sua storia.

La casa che oggi è il Rifugio Como Lake apparteneva ai suoi avi, qual è la sua storia e quando hai capito che poteva avere una nuova vita?
Tre anni fa mi sono licenziata dal mio lavoro, negli ultimi 10 anni ho fatto l'infermiera in Svizzera, mi occupavo di cure palliative. Nel frattempo ho fatto un corso per diventare gestore di rifugio di montagna, il mio sogno è stato da sempre recuperarne uno. Volevo occuparmi dell'accoglienza e del benessere dei clienti a 360 gradi: è un'idea che si coniuga bene con il mio lavoro da infermiera. Benessere non significa solo salute fisica ma anche mentale, relazionale, sociale. Mi proposero di recuperare un rifugio a Bellano che il comune aveva dato a un'associazione ma, vista la cessazione dell'attività causata dall'età avanzata dei gestori, erano alla ricerca di qualcuno di nuovo che potesse occuparsi del progetto. Alla fine la trattativa non è andata a buon fine perché c'erano dei blocchi burocratici. Io intanto mi ero licenziata, quindi ho pensato di tornare a vivere nella vecchia casa dei miei nonni, dove sono cresciuta, che si trova in un borgo che attualmente conta 5-6 abitanti, tutti 80enni. L'intera proprietà appartiene ai miei avi da 5 generazioni: è grandissima, quella di proprietà mia nonna era solo una piccola ala, io ci trascorrevo le estati mentre i miei genitori lavoravano. La dinastia a cui apparteneva mia nonna, I Carlin (perché il capostipite si chiamava Carlo), aveva creato anche un'osteria ma parliamo di 100 anni fa. Nel dopoguerra, infatti, è iniziato lo spopolamento della valli perché i più giovani sono andati a lavorare nelle fabbriche. Qui ho deciso di aprire una porzione della casa agli ospiti.

Nel passaggio a struttura ricettiva, hai voluto conservare qualche dettaglio originale della struttura?
La porzione dell'osteria non è toccata in eredità a mia nonna, mentre della casa in cui vivevano i miei nonni e bisnonni ho conservato il soffitto con clave di castano, che è vecchio di 200 anni. Poi un tempo si usava molto creare delle nicchie sulle pareti, venivano usate come armadiature. Ho tolto le ante in legno e le ho lasciate a giorno, trasformandole nelle mensole della zona breakfast. Ho lasciato anche il camino, di cui però si vede solo la sagoma perché aperti non si usano più e sono anche anti-economici. Poi ho tutta l'oggettistica antica, dal vecchio grattugiapane al tosta-caffè, fino ad arrivare alle pentole di rame.

Intorno al rifugio non ci sono bar e locali ma solo boschi incontaminati: per quale motivo secondo te queste esperienze “lente” sono sempre più richieste?
Ho aperto la casa a luglio 2025 e con l'arrivo dell'autunno sono andata in crisi: non mi piaceva l'idea che le persone venissero solo per farsi i selfie, era una cosa che cozzava con la mia anima. Ho riflettuto a lungo e ho capito che stavo giudicando le persone pur non sapendo nulla su di loro, poteva essere che sì, facevano un selfie, ma ritornavano anche a casa con il ricordo di un colore, di uno scorcio, con una sensazione particolare. Si dice che "Chi ha gli occhi per vedere, vede" e qui è il luogo che fa tutto. Non offro nulla a parte la casa al limite con il bosco, solo natura e silenzio, ma credo che le persone sentano qualcosa di magico. Il borgo un tempo era molto abitato. Fino agli anni '90 c'erano ancora dei piccoli esercizi pubblici come la panetteria, un salumiere, ma adesso non c'è più nulla. L'ultimo negozietto che vendeva praticamente tutto, dal formaggio al ricambio per la scopa, ha chiuso, ora è rimasto solo un negozio di franchising a 20 minuti da qui, in un paesino un po' più grande. Se avessi ideato questo progetto un po' più giovane, avrei creato un negozietto di paese, una cooperativa sociale.
Cosa consigli di fare ai tuoi ospiti nei pressi del borgo?
Ci sono luoghi in cui si può vedere il Lago dall'alto, c'è Corenno Plinio, che è il paese in cui sono cresciuta, che ha mantenuta intatta la sua natura medievale, dunque è molto interessante da vedere dal punto di vista architettonico. In periodo estivo consiglio gli alpeggi: gli alpeggiatori portano i bovini e i cavalli in altura perché lì mangiano un'erba speciale che rende il loro latte più buono, poi vengono anche i loro prodotti come il burro, la ricotta, il formaggio.

Hai ottenuto il riconoscimento Tesoro nascosto da Airbnb, pensi che cambierà qualcosa nel “format” dell’esperienza che proponi o nella tipologia di clientela?
Spero che possano venire più italiani perché adesso nel 99% dei casi lavoro con gli stranieri. Il Lago di Como ormai è considerata una destinazione turistica internazionale e attualmente non sono tantissime le strutture ricettive che offrono 9 posti letto con vista sul Lago, come la mia. Continuerò a provare a dare un'ottima accoglienza. Anche quando mi trovo in situazioni difficili, per fortuna ho la collaborazione di tutto il paese. Qualche tempo fa, ad esempio, dovevo fare il turno di notte e gli ospiti arrivavano tardi. Era buio, faceva freddo, quindi ho pensato di passargli il numero di un ragazzo locale che li è andati a prendere.