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La vita di Giulia nelle isole più a nord del mondo: “Senza acqua corrente, tra orsi polari e balene davanti casa”

“Ogni mattina mi sveglio e penso di aver fatto la scelta giusta”, quattro anni fa Giulia Di Marino ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi alle Isole Svalbard, l’arcipelago più a nord del mondo. Oggi racconta a Fanpage.it la sua quotidianità fatta di spese in motoslitte, foche e orsi polari, come se fosse una vera e propria magia.
Giulia Di Marino
Giulia Di Marino

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Originaria di Trieste, nel 2022 Giulia Di Marino ha lasciato l’Italia per trasferirsi alle isole Svalbard, l’arcipelago situato tra il mare glaciale artico e l’Oceano Artico, dove sorge Longyearbyen, considerata la città più a nord del mondo. Inizialmente, come aveva raccontato qualche anno fa a Fanpage.it, aveva deciso di rimanere solo un anno per lavorare come receptionist, ha scelto invece di costruirsi una nuova vita in uno dei luoghi più remoti del pianeta, raccontando sui social la quotidianità scandita dalla notte polare, dagli spostamenti in motoslitta e dagli incontri ravvicinati con la fauna artica. A distanza di alcuni anni dal suo trasferimento, quella che era nata come un’esperienza diversa dal solito si è trasformata in una scelta di vita. Oggi Giulia vive ancora alle Svalbard e, dopo aver lasciato il lavoro nel settore alberghiero, si dedica ai propri progetti sui social. In questa intervista a Fanpage.it ha raccontato come è cambiata la sua vita negli ultimi anni, dall’acquisto di una casa composta da cinque baite di legno immerse nella natura ai ritmi quotidiani di una comunità multiculturale, passando per le meraviglie e le “sfide” di vivere in uno degli angoli più estremi del mondo.

Giulia alle Isole Svalbard
Giulia alle Isole Svalbard

Sono passati quattro anni dal tuo trasferimento alle Svalbard. Cosa è cambiato nel tuo rapporto con questo luogo? Lo senti ormai come casa?

Sì, assolutamente. In questi anni ho messo radici in modo ancora più profondo. Io e il mio ragazzo abbiamo acquistato una proprietà molto particolare: chiamarla semplicemente “casa” è riduttivo, perché si tratta di un complesso di cinque baite in legno fuori dal centro abitato. Non c’è acqua corrente, quindi abbiamo dovuto creare tutto noi e restaurare ogni edificio. Siamo in una zona frequentata dagli orsi polari e proprio pochi giorni fa ne è stato avvistato uno nei dintorni, io per fortuna non c’ero in quel momento (ride, ndr). È una situazione molto diversa rispetto a quando vivevo in appartamento, ma è stata una delle scelte più belle che potessi fare. Anche il lavoro è cambiato: oggi lavoro per me stessa e mi occupo dei miei progetti sui social. Per il resto, però, il legame con questo posto è rimasto fortissimo.

Come sta andando con i prezzi e il costo della vita? Molti sono rimasti colpiti dal prezzo della tua nuova casa.

Quando ho raccontato che la casa è costata circa 3 milioni di corone norvegesi, ovvero 260mila euro, molte persone hanno trovato il prezzo eccessivo, considerando che manca l’acqua corrente e che siamo in una zona di orsi polari. In realtà il mercato immobiliare delle Svalbard è completamente diverso rispetto a quello di qualsiasi altra città. Non è possibile costruire nuove abitazioni, quindi non c’è modo di espandersi e le case in vendita sono pochissime, con prezzi che aumentano continuamente. Per questo penso che alla fine siamo stati fortunati, perché eravamo disposti a fare da soli tutti i lavori di ristrutturazione. Oggi trovare qualcosa a questo prezzo è molto difficile, il mercato è fuori controllo, ma è anche comprensibile: stiamo parlando di una delle zone più fragili e remote del mondo, che va preservata e protetta.

Giulia immersa nella natura delle Isole Svalbard
Giulia immersa nella natura delle Isole Svalbard

In questi anni hai incontrato delle difficoltà? Tra clima e cambiamento climatico?

In realtà faccio fatica a parlare di difficoltà, perché qui si conduce una vita molto semplice ed è proprio questo che ci tiene legati alle Svalbard. Anche tutta la parte burocratica è molto facilitata. L’unica nota negativa è che quest’ultimo inverno non siamo riusciti a goderci la stagione come negli anni passati. Ci sono state molte tempeste di neve e, in alcuni momenti, addirittura poca neve, per cui era difficile spostarsi e fare attività all’aperto. Dal punto di vista della vita sociale, invece, le possibilità non mancano, ma il primo anno ero molto più attiva, poi ho scelto una vita più tranquilla e casalinga, che è quella che preferisco.

Se una persona volesse visitare Longyearbyen e dintorni, quali esperienze consiglieresti di non perdere?

La gita più bella della mia vita è stata quella fino a Pyramiden in motoslitta. Muoversi alle Svalbard non è semplice, ci sono ghiacciai e percorsi impegnativi, quindi raggiungere quella zona è già di per sé un’esperienza importante. Durante il tragitto abbiamo attraversato la banchisa e visto le foche emergere dal ghiaccio. Nello stesso itinerario, anche se in un’altra occasione, ho avuto anche la fortuna di vedere un orso polare dalla barca. Pyramiden è uno dei luoghi più interessanti, sia dal punto di vista paesaggistico sia da quello storico: è una città sovietica abbandonata dove si può anche pernottare. Mi piace molto anche Barentsburg, dove vive una comunità di circa 300 persone. Anche lì tutto viene importato, in parte dalla Russia e in parte da Longyearbyen.

Giulia sulla sua motoslitta
Giulia sulla sua motoslitta

Qual è invece il tuo posto del cuore?

Ormai è la mia nuova casa. È lì che percepisco davvero la differenza tra questa vita e quella che conducevo prima. Ogni mattina mi sveglio pensando a quanto sia felice della scelta fatta e a quanto mi senta nel posto giusto. Nell’appartamento in cui vivevo prima non provavo questa sensazione, o almeno non così tanto; adesso invece sì.

C’è stato un momento in cui hai pensato: "Solo qui poteva succedere"?

In realtà mi capita quasi ogni giorno. Basta pensare alla notte polare: svegliarsi ogni mattina nel buio totale e chiedersi quante persone riuscirebbero ad affrontare una situazione del genere. Oppure salire sulla motoslitta e andare a fare la spesa, vedere gli orsi polari, vivere questo contatto continuo con la natura. Uno dei ricordi più belli è legato alla nuova casa: stavo cenando e, proprio davanti a me, un gruppo di beluga stava attraversando il mare. Sono momenti che ti fanno capire quanto questo posto sia speciale.

Giulia alle Isole Svalbard
Giulia alle Isole Svalbard

Hai adottato qualche abitudine tipica della vita alle Svalbard?

La differenza più evidente riguarda gli orari dei pasti. Qui si pranza molto presto, intorno alle 11 o alle 11.30, e si cena anche alle 6 del pomeriggio; lavorando in albergo mi sono abituata subito. Un’altra differenza è che non sempre si mangia tutti insieme, perché ognuno ha orari diversi e una quotidianità particolare, a differenza che in Italia dove il pranzo e la cena sono momenti molto più rituali. In generale, però, qui vivono più di cinquanta nazionalità diverse e non esiste una tradizione predominante. Ho imparato soprattutto a essere flessibile: quando sono con amici thailandesi mi adeguo alle loro abitudini, quando sono con gli argentini faccio lo stesso. È uno scambio continuo.

Qual è il periodo dell’anno che ami di più?

Credo sia febbraio. È il mese del ritorno graduale della luce dopo la notte polare e il cielo assume colori rosa incredibili, c'è ancora la neve, si possono fare tutte le attività invernali e la sera si vede l’aurora boreale. Ma in realtà ogni stagione ha qualcosa di speciale. Mi piace molto anche la notte polare e adoro l’estate, quando la neve si scioglie e posso finalmente godermi il giardino di casa insieme al mio cane.

Giulia sulla sua motoslitta
Giulia sulla sua motoslitta

Quanto tempo consiglieresti di trascorrere alle Svalbard?

Dipende molto dal periodo dell’anno e dal tipo di viaggiatore. In inverno consiglio sicuramente escursioni verso Tempelfjorden, Barentsburg e, per chi è più esperto, Pyramiden. Mia madre, per esempio, è venuta a trovarmi ma la motoslitta non faceva per lei, quindi le possibilità erano più limitate. Se non si amano particolarmente queste attività, tre o quattro giorni possono essere sufficienti. Anche d’estate, a meno di fare una crociera attorno all’arcipelago, soggiorni troppo lunghi rischiano di diventare ripetitivi e molto costosi. Chi invece ama socializzare, uscire e fare amicizia può tranquillamente fermarsi anche dieci giorni.

Ti immagini ancora alle Svalbard tra cinque o dieci anni?

Non saprei, difficile a dirsi, ma tra dieci anni probabilmente no. Abbiamo comprato casa perché amiamo questo posto, ma anche come investimento. Abbiamo ristrutturato tutto e i prezzi continuano a crescere. Il mio ragazzo vive qui da 12 anni e, con il tempo, ci piacerebbe trascorrere periodi sempre più lunghi altrove. Ci sono altri luoghi remoti che vorremmo conoscere e il nostro obiettivo è continuare a esplorare il mondo. Mettere radici è bello, ma non voglio smettere di scoprire nuovi posti.

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