Lorenzo sta circumnavigando la Sardegna in kayak: “Sono stato in mare aperto sotto tempeste di fulmini e raffiche di vento”

Un kayak e il mare aperto: per Lorenzo Magri è questa la sintesi della felicità, è la sua dimensione. È così che ha scelto di vivere, perché in questa esperienza trova rifugio quando la vita sulla terraferma comincia a stargli stretta. L'avventura, l'adrenalina, la sfida: è il sale che dà sapore alla sua vita, ciò che gli permette di riconnettersi con se stesso e dare un senso a tutto. Il 28enne originario di Roma viaggia in kayak e non lo fa solo per se stesso: a Fanpage.it ha spiegato che il senso vero di ciò che fa è poter essere d'ispirazione a chi vive un disagio, a chi sta cercando una valvola di sfogo, una via di fuga sana. Vorrebbe che, nelle sue parole e nelle foto dei suoi viaggi, chi si sente perso possa trovare la spinta per fare qualcosa, per prendere in mano la propria vita. Nel suo caso, a salvarlo è stato il kayak e prima ancora la montagna, ma ciascuno vedendo nelle sue imprese può indirizzarsi verso qualcosa di affine, non necessariamente lo sport, purché riesca a uscire dallo stallo, dall'immobilità di una vita troppo stretta. Il suo è un invito al coraggio, a trovare la propria strada: che sia in mare aperto come nel suo caso o altrove.
Lorenzo da dove arriva questa passione per i viaggi e per il kayak?
Tutto quanto nasce in realtà da un ambiente opposto, ovvero l'amore per l'arrampicata. Ho cominciato a scalare grazie a mio padre che è un alpinista, quindi sono cresciuto tra le montagne, poi piano piano mi sono appassionato ad altri ambienti, ad altre discipline come il trekking, il ciclismo, le attraversate nei deserti. Ho scalato diverse vette sulle Ande, fino 7000 metri d'altezza, poi ho fatto diversi viaggi in bicicletta e poi sono arrivato al mare. Dopo aver attraversato il deserto islandese a piedi ho guardato l'oceano artico e mi sono detto: in fondo è il mare il deserto più grande. Quindi mi è venuta la voglia di cominciare a navigare. Ho scelto il kayak perché è il mezzo con cui si possono fare tanti chilometri via mare, con la sola forza delle proprie braccia. È brutalmente faticoso! È davvero stremante. A Roma ho seguito diversi corsi, l'ho fatto diventare il mio sport principale e dopo 6 mesi che avevo cominciato ad allenarmi sono partito per la prima traversata: da Trieste fino in Croazia.
Attualmente dove ti trovi?
Adesso sono in Sardegna, sto circumnavigando l'isola in kayak: sono precisamente in un micro paesello dietro Cagliari. Ho appena fatto tutta la costa Ovest, che è quella più rognosa.
Qual è il periodo più lungo che hai fatto in mare?
È quello di adesso, con la circumnavigazione della Sardegna. Adesso sono a 1350 km fatti in mare in 33-34 giorni. A seconda del meteo, ho davanti penso altre due settimane di navigazione.

Quanto ti viene a costare questa circumnavigazione della Sardegna?
Sono circa due mesi di navigazione, prima la Grecia e ora Sardegna: mi verranno a costare non credo più di 1000 euro. Spendo 12-15 euro al giorno, solo per mangiare e bere. Non ho nessun alloggio, dormo in calette o piccole spiagge accessibili soltanto via mare, oppure campeggio libero. Metto la tenda al tramonto e smonto alle 5:30 di mattina. Sbarco solo per dormire e mangiare, tutto quanto il resto del tempo lo passo in mare.
Cosa hai portato con te? Ovviamente hai uno spazio ristrettissimo a disposizione…
Non ho troppo spazio nei gavoni, ovvero dentro al kayak. Con me ho la classica attrezzatura da campeggio. Non ho né un paio di scarpe, né un paio di mutande in più, ho solo un paio di costumi e un paio di ciabatte. Poi ho portato come sistema di emergenza un comunicatore satellitare: se qualcosa va storto premo un pulsante e mi vengono a recuperare! Poi ho una pagaia di riserva. Per l'energia elettrica, oltre a ricaricare il telefono nei bar quando capita, ho un piccolo pannello solare da 21 W. Nel discomfort trovo la mia routine che funziona.
Come gestisci i cambiamenti del meteo, per esempio? O condizioni meteo avverse?
Per fortuna i sistemi di previsione di anno in anno diventano sempre più affidabili, ma fino a un certo punto. L'esperienza fa la differenza. Se si alza l'onda grossa e sono in grado di saperla gestire, bene, ma se il tempo si fa brutto e iniziano a cadere fulmini, devo avvicinarmi alla costa diminuendo le probabilità che un fulmine mi prenda in testa!

Qual è il pericolo più grande che hai corso in viaggio o comunque il momento peggiore che ricordi di difficoltà, di paura?
Una volta il tempo è peggiorato rapidamente e nel giro di mezz'ora mi sono ritrovato a navigare con i fulmini che cadevano in mare a 500 metri dal kayak: li attira quando non ci sono altri corpi in mare. Essere in mare aperto con lampi e fulmini, sapendo di essere solo lì in mezzo, non è una cosa piacevole! Mi sono avvicinato un po' di più alla costa, però la certezza che un fulmine non ti prenda, quando sei in mare, non ce l'hai. Diciamo che ragiono sempre per probabilità quando mi trovo in pericolo: provo sempre a fare la cosa che diminuisce la probabilità di lasciarci la pelle. Un'altra situazione simile c'è stata in Grecia: tiravano forti raffiche di vento e io ero a 7 km dalla riva, erano le 6:30 di mattina e il vento spingeva verso l'Africa, perché ero su una delle tre punte del tridente del Peloponneso. Lì ho rischiato di finire in mare diverse volte. In questi casi applico delle semplicissime tecniche di respirazione che impediscono al corpo di entrare in uno stato d'ansia, di panico: altrimenti se ti fai prendere dalla paura finisce male. Ormai ho imparato a gestire queste situazioni.
Il ricordo più bello di viaggio?
Sicuramente quando sono riuscito a toccare di nuovo riva dopo questi due brutti momenti in mare! Oppure quando ho raggiunto Capo Tenaro, il secondo punto più a sud dell'Europa continentale, la punta più a sud del tridente greco. È un punto di riferimento storico per i marinai, lì passavano le antiche navi mercantili greco-romane prima che si aprisse il canale di Corinto ed è un po' l'equivalente di Capo Nord. Quindi arrivarci da Trieste dopo tanti chilometri è stata una bella soddisfazione.

Cosa ti dà il mare, che la terraferma non ti dà?
Il mare credo sia l'ambiente più sfidante: è cattivo, in tre secondi il mare può cambiare, può farti sentire in pericolo. Non è un ambiente facile fatto per ospitare l'uomo, assolutamente. Ma a me piace imparare a gestire situazioni al limite, particolarmente pericolose. Per questo me ne sono innamorato.
Insomma, non riesci proprio a stare fermo!
Mi muove una condizione di pesantissimo disagio interiore, ho una marea di pensieri; mi considero un pericolo per me stesso quando sono a Roma. L'unica cosa che mi libera davvero è viaggiare in questo modo estremo, nell'estrema solitudine del mare. È come se fosse l'unica alternativa che ho e infatti sono disposto a fare qualsiasi cosa pur di ripartire. Ho lavorato per 3 anni nell'industria pornografica come account manager, negli ultimi 8 mesi ho fatto tre lavori, dall'assistenza ai disabili al facchino. Sono lavori precari, che però mi permettono di mettere insieme soldi per partire. Ora vorrei mettere i soldi da parte per fare un'altra cosa in kayak in Norvegia oppure in Groenlandia. Ho un rapporto di amore e odio con Roma, come tutti quanti i romani, ho tanti amici che mi aspettano, però ho bisogno di spazi aperti. Ho bisogno di avere il cielo sopra la testa. Farne un lavoro è difficile perché è difficile trovare sponsor, le aziende non fanno contratti poi così vantaggiosi. L'unico modo in cui potrei sponsorizzarmi sarebbe facendo il pagliaccio sui social, ma non fa per me. Preferisco fare tre lavori e ripartire, piuttosto che scendere a compromessi con l'algoritmo. Non voglio raccontare bugie, ce ne sono già tante di persone che lo fanno. Io non voglio filtri, non voglio bugie nel mio viaggio. Preferisco avere un piccolo pubblico che però mi sostiene davvero, che una massa indistinta che fa solo numero. Voglio provare ad arrivare a quel ragazzino che magari trova una via di fuga dalle sostanze, per esempio. Una delle frasi più belle che mi hanno detto è stata: "Quando vedo i viaggi che fai, lo sforzo che metti, mi passa la voglia di farmi". Questo è l'unico scopo, l'unico significato che ha per me la condivisione di tutto questo. Mi hanno scritto dei ragazzi che stavano male e io li ho mandati a fare gli stessi corsi che ho fatto io di kayak. Se un giorno qualcuno mi pagherà per fare questa cosa ben venga, ma a me interessa solo che quel ragazzo magari dall'altra parte del mondo guardando me possa trovare anche lui la sua via di fuga.
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