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La Grecia libera 251 spiagge da lettini e ombrelloni: quali sono le nuove regole da seguire nei luoghi protetti

La Grecia si muove per proteggere i suoi territori: sono arrivate a 251 le spiagge dalle quali sono stati tolti lettini e ombrelloni e ogni forma di stabilimento economico. L’obbiettivo del Ministero è quello di tutelare la biodiversità e gli spazi incontaminati, per riportare le coste alla loro forma originale, selvaggia e libera.
A cura di Elisa Capitani
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Mentre in Italia stanno riaprendo gli stabilimenti balneari e tornano i treni per incentivare il turismo del mare, la Grecia ha portato avanti una misura volta a eliminare lettini e ombrelloni da ben 251 spiagge. Queste zone costiere sono controllate da norme rigorose, pensate appositamente per tutelarne la biodiversità, i panorami incontaminati e il grande valore naturale che le caratterizza. È stato proprio il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia greco ad aggiornare l'elenco: la lista, infatti, esisteva già, sono stati aggiunti 13 nuovi litorali protetti, passando da 238 a 251. Un aggiornamento che rafforza una strategia già avviata negli anni precedenti, quella di zone Natura 2000, ma che ora assume un peso ancora più significativo nel dibattito europeo sulla gestione sostenibile delle coste e sul rapporto tra turismo e tutela ambientale.

Cosa cambia dal 2024 e dove si trovano le spiagge protette

Il progetto ha preso forma nel 2024, quando il governo greco ha deciso di intervenire in modo più strutturato sull’uso delle spiagge, introducendo regole più rigide per limitare le concessioni e l’occupazione degli arenili. Le 251 spiagge individuate sono distribuite in tutto il Paese, dalle isole più note come le Cicladi e il Dodecaneso fino a zone meno conosciute come Lefkada o Limnos, e rientrano in larga parte nella rete Natura 2000, il sistema europeo di aree protette istituito per preservare habitat e specie a rischio. La Grecia ha deciso di ridurre drasticamente o azzerare del tutto l’impatto umano: niente file di lettini, nessun chioso o passerella, niente strutture permanenti, gli accessi sono regolati e, in alcuni casi, ci sono limitazioni anche sul numero di visitatori. L’obiettivo è proteggere ecosistemi fragili, dune costiere e fondali marini, restituendo a questi luoghi una dimensione più selvaggia e autentica: la volontà è quella di renderle spiagge libere e naturali, lontane da contaminazioni pericolose.

Una risposta all’overtourism che cresce

La decisione si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla pressione sempre più evidente dell’overtourism in molte destinazioni greche. Il caso di Atene è emblematico, con flussi turistici in costante aumento che mettono a dura prova infrastrutture, servizi e qualità della vita dei residenti, ma situazioni simili si registrano anche in diverse isole iconiche, come nelle Cicladi. Proprio qui, è stato emblematico anche il caso del towel protests, una protesta popolare pacifica nata in Grecia durante l'estate del 2023 per rivendicare il diritto all'accesso libero e gratuito alle spiagge. Ridurre l’impatto sulle spiagge significa quindi anche ripensare il modello turistico, distribuendo i visitatori in modo più equilibrato e promuovendo forme di viaggio meno invasive. In questo senso, le spiagge senza lettini diventano non solo un dovere ambientale, ma anche un segnale politico e culturale, un tentativo concreto di contenere gli eccessi del turismo di massa e preservare ciò che rende la Grecia una delle mete più amate al mondo.

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