Dove si trova il mare più pulito in Europa: secondo il rapporto Ue al primo posto c’è Cipro, l’Italia ottava

L'Europa eccelle ancora una volta per la qualità delle sue acque e i siti balneabili, non che sorprenda, visto il numero dei turisti che arrivano ogni anno per le vacanze. A confermarlo è l'ultimo rapporto stilato dall'Ue, che ha analizzato le acque più pulite d'Europa per il 2026: dalla ricerca emerge come i mari, laghi o fiumi europei mantengano livelli davvero elevati di qualità. In prima fila si trova Cipro, che ha una percentuale del 100% di acque considerate eccellenti per la balneazione, seguito dalla Grecia e dalla Bulgaria, mentre l'Italia conquista invece l'ottava posizione con una percentuale dell'89,8%. I dati, che su concentrano sulla presenza di batteri come Escherichia coli ed enterococchi intestinali, provengono dalle ricerche effettuate nel 2025.

Cosa mostra il rapporto dell'Ue
Il rapporto del 2026 mostra un'elevata qualità delle acque europee. Dei 22mila siti di balneazione dell'Ue, l'85% è stato giudicato eccellente, il 96% ha passato invece i requisiti minimi della Direttiva sulle acque di balneazione, mentre solo 1,5% risultava di scarsa qualità. Emerge anche un’importante tendenza al miglioramento negli ultimi due decenni, dovuta soprattutto alla riduzione degli scarichi di acque reflue urbane. Infine, il rapporto dell'Ue mostra come la qualità delle acque costiere sia migliore rispetto a quella delle acque interne, quindi fiumi o laghi: un 88% contro un 78%. In effetti, la questione dei fiumi rimane una delle più problematiche in Europa: solo il 47% dei 1.200 siti di balneazione fluviale europei ha raggiunto una qualità eccellente nel 2025. Per analizzare le acque e capire il vero impatto sulla salute dell'uomo, sono stati monitorati i batteri che indicano la contaminazione fecale, quindi Escherichia coli ed enterococchi intestinali. Inoltre, sono stati valutati i rischi di inquinamento tramite l'analisi dei profili delle acque di balneazione e sulla comunicazione trasparente e celere ai cittadini. Questi passaggi sono infatti di vitale importanza per la salute: esporsi ad acque inquinate o contenti batteri può avere effetti negativi come mal di stomaco e diarrea, nonché infezioni a orecchie, occhi e vie respiratorie superiori, oltre che malattie più gravi. In base ai livelli riscontrati, le acque possono essere classificate come poor, sufficient, good o eccellent.
Una fotografia delle acque europee
Nel complesso, le acque di balneazione europee continuano a mantenere standard elevati. Nel 2025 sono stati monitorati 14.861 siti costieri in 22 Paesi dell’Unione europea, oltre all’Albania, e l’87,4% ha ottenuto la classificazione di qualità eccellente. Italia, Francia e Spagna rappresentano da sole oltre il 60% di tutti i siti costieri controllati, con l’Italia che concentra circa un terzo delle aree monitorate. A distinguersi sono soprattutto Cipro, Lituania e Slovenia, che hanno raggiunto il risultato migliore possibile, con il 100% delle acque costiere classificate come eccellenti. All’estremo opposto si trovano invece Polonia, Belgio, Finlandia, Estonia e Albania, dove meno del 70% dei siti ha ottenuto il punteggio massimo, sebbene in diversi casi la qualità resti comunque sufficiente.

Per quanto riguarda fiumi e laghi, i risultati appaiono leggermente meno brillanti: su 7.428 siti interni monitorati in 25 Paesi dell’Ue, oltre che in Albania e Svizzera, il 78,3% delle acque è stato classificato come eccellente, considerando che quasi l’84% delle aree di balneazione interne si trova sui laghi, mentre i fiumi rappresentano una quota minore. I risultati migliori spettano ad Austria, Finlandia, Danimarca, Lussemburgo e Germania, dove più del 90% delle acque interne ha raggiunto la valutazione più alta. Situazione diversa, invece, per Slovenia, Portogallo, Polonia, Croazia e Spagna, che si fermano al di sotto del 60%. Nel confronto tra coste e acque interne emerge dunque una differenza significativa: i mari europei presentano in media livelli di qualità più elevati rispetto a laghi e fiumi. Resta comunque il fatto che la grande maggioranza delle aree di balneazione monitorate continua a rispettare gli standard fissati dall’Unione europea, confermando un quadro complessivamente positivo.
