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Sunset clause, frequentarsi sì ma con la “data di scadenza”: il patto che obbliga all’onestà

Stanchi di relazioni che non vanno da nessuna parte ecco la “Clausola del tramonto”: frequentarsi dandosi una data di fine, proprio come uno yogurt in frigo da consumare prima che vada a male.
A cura di Giusy Dente
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"Clausola del tramonto" è un modo più romantico per sintetizzare la filosofia del "patti chiari amicizia lunga", applicandola al mondo del dating. L'espressione originale è "Sunset clause" ed è stata coniata da una app di incontri, che ha notato una nuova tendenza nel mondo degli appuntamenti. Secondo il sondaggio, tra i 7.583 single di età compresa tra 22 e 35 anni, il 37% adotta questo approccio, per tutelarsi.

Di solito quando si conosce qualcuno si procede gradualmente nella conoscenza per valutare la compatibilità, per capire le intenzioni dell'altra persona, per rendersi conto di chi si ha di fronte. Si esce, si condivide la quotidianità, si susseguono messaggi e telefonate, magari si parte per un viaggetto: passo dopo passo si costruisce la coppia, a partire da due individualità. All'inizio è impossibile dare una direzione prestabilita o almeno: impostare un'etichetta sin da subito si rivela il più delle volte fallimentare. Eppure, complice il clima di incertezza attuale, molti oggi preferiscono proprio questo: trovare una definizione il prima possibile, per evitare spreco di tempo ed energie.

Il risultato di questo generale limbo sentimentale dominato dall'ambiguità è, appunto, la "clausola del tramonto". Consiste nell'iniziare la frequentazione impostando una data di fine, quindi dandosi un tempo prestabilito per la conoscenza, proprio come se fosse la data di scadenza di uno yogurt in frigorifero, da consumare prima che vada a male. Può essere sei mesi, un anno: purché ci sia. Ciò che piace di questa tecnica è il fatto di non trascinare a oltranza delle conoscenze, che magari si protraggono più del dovuto solo per la paura di lasciar andare o per paura di restare soli. Molte persone si ritrovano bloccate in spazi intermedi in cui non ci si può considerare né single né in coppia.

Invece, definire un arco temporale chiaro per la frequentazione, fa sì che arrivati alla fatidica data si sia effettivamente costretti a verificare a che punto si è, che direzione si vuole imboccare. La maschera deve cadere per forza, non ci si può nascondere dietro i non detti, dietro i dubbi, dietro le incertezze. Si deve arrivare a un dunque: niente più conversazioni infinite, punti interrogativi perenni, serate passate ad aspettare che il telefono squilli. Tecniche tossiche come il ghosting o il breadcrumbing hanno portato allo sfinimento: le persone sono stanche e vogliono avere risposte definitive, sincere, chiare, senza rimanere bloccati in qualcosa che non evolve.

Nessuno ha più voglia di perdere tempo prezioso, di investire in qualcosa di inesistente. Certo, d'altro canto stabilire una scadenza toglie comunque spontaneità e naturalezza, si va comunque a incidere un corso predeterminato alla conoscenza, che non proseguirà in modo del tutto naturale, ma comunque all'insegna della pressione. Eppure, i vantaggi superano gli svantaggi, perché pur sempre porre fine agli appuntamenti senza scopo e senza futuro.

Messi davanti alla "Sunset clause" i due partner o potenziali partner devono concretizzare il rapporto o decidere di allontanarsi. Da qui il termine "Sunset" che indica quindi il "tramonto" concordato della relazione. È un contratto vero e proprio che impone l'onestà, obbliga a rispondere alla più scomoda tra le domande scomode: "Siamo una coppia o siamo due persone annoiate che si fanno solo compagnia?".

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