I commenti che hanno investito in questi giorni Manila Esposito sono preoccupanti, ci parlano di una società tossica ossessionata da un ideale estetico malato. La ventenne è a Zagabria alle prese con i Campionati europei di ginnastica artistica femminile 2026: oggi si giocherà il titolo al corpo libero e alla trave, da favorita. C'è chi munito di bilancia immaginaria sentenzia che è in sovrappeso, chi la definisce "in carne", chi le consiglia di perdere qualche chilo per poter fare ancora meglio ed essere più leggiadra.
I grandi risultati che sta ottenendo in questi anni nella sua disciplina sono il frutto di un lavoro costante, rigoroso, sfiancante fisicamente e psicologicamente. A certi livelli la pressione diventa un ulteriore carico, un peso emotivo che può arrecare danni tanto quanto un infortunio. E Simone Biles ce l'ha ampiamente dimostrato, sdoganando finalmente l'importanza di tutelare la salute mentale degli atleti, sottoposti a uno stress che può rivelarsi fatale.
Eppure, dall'esperienza della statunitense abbiamo forse imparato poco, se siamo pronti a riversare su una ragazza di appena 20 anni pesanti offese che potrebbero fortemente minare l'autostima, minacciare quella stabilità mentale fondamentale per affrontare una gara. E questo bodyshaming arriva dai leoni da tastiera, ma anche dalle leonesse: donne adulte che si scagliano contro una ragazza.
Il corpo che Manila ci mostra è un corpo modellato da allenamenti quotidiani, è un corpo plasmato per poter volteggiare, saltare, volare. È un corpo muscoloso, in salute, è un corpo da medaglia olimpica: eppure anche se sano e forte, non aderisce a uno standard, a un immaginario che ci siamo fissati nella testa e da cui non riusciamo a staccarci. Quello della magrezza delle modelle. Perché se sei magra allora sei bella, allora sei una brava atleta, allora sei giusta, vai bene. Ma è anche la magrezza delle ginnaste del passato: eccellenti, indimenticabili, impeccabili. C'è chi nei commenti cita Nadia Comaneci, che aveva certamente un fisico longilineo e filiforme: immensa, ma non per questo l'unico modello di fisicità possibile per raggiungere certi risultati. E Manila Esposito dimostra proprio questo.
Eppure, quando si arriva a tagliare certi traguardi col proprio indiscutibile talento, chi guarda passivamente, con occhio cattivo, non può che mettere bocca su una sola cosa: il corpo. Il bodyshaming nasce proprio da questo: è un'arma così efficace per offendere, proprio perché il nostro corpo è ciò che mostriamo al mondo, è ciò che di più esposto abbiamo. Attaccare un corpo significa attaccare un'identità: per questo funziona. E se attecchisce su vulnerabilità e fragilità preesistenti, questo senso di vergogna può essere micidiale.
Con maturità, Manila Esposito ha preferito non rispondere agli insulti (chiamiamoli col loro nome). Si è limitata a ricondividerli in una Story, per testimoniare comunque un fenomeno preoccupante. È un'atleta, è una ginnasta, è una sportiva: sono i fatti a parlare per lei. E i fatti ci parlano di una ragazza che sta tenendo alta la bandiera dell'Italia davanti a tutta Europa. Vederla volteggiare dovrebbe essere solo fonte di gioia e soddisfazione: è uno spettacolo per gli occhi. Quando abbiamo smesso di ammirare la bellezza di un corpo in salute che fa grandi cose?