Kim Kardashian fa centro con le scarpe dalla punta divisa: tutti le odiano ma sono sold out

Kim Kardashian trasforma in oro tutto ciò che tocca e anche l'ultimo lancio del suo brand si è rivelato una mossa vincente. L'imprenditrice nel 2019 ha fondato SKIMS, un marchio che produce intimo modellante. Dopo i perizomi pelosi e la guaina per scolpire il viso ha fatto ancora una volta centro grazie alla collaborazione con Nike. Insieme hanno realizzato una scarpa dal design molto particolare, che è andata sold out in meno di un'ora. Un debutto formidabile insomma, che fa ben sperare nel successo dei prossimi prodotti co-firmati, già annunciati e in arrivo nei prossimi mesi.
La collaborazione tra SKIMS e Nike è iniziata nel 2025 e punta ad ampliarsi di sempre più prodotti. È una collezione sportiva e modellante che comprende abbigliamento e accessori. In linea coi valori di entrambi i brand, i capi promettono di valorizzare ogni tipo di silhouette, all'insegna della comodità assoluta. Il marchio di Kim Kardashian, infatti, è noto proprio per avere una gamma di taglie particolarmente vasta e inclusiva, dalla XS alla 5X.

La prima sneaker in assoluto frutto della collaborazione è appunto la NikeSKIMS Mesh Rift venduta a 190 euro. Riprende la struttura della celebre Nike Air Rift (o Nike Ninja), ma si ispira anche alle classiche Mary Jane e alle ballerine. Il dettaglio che spicca sul design affusolato e avvolgente è ovviamente la punta divisa, decisamente anticonvenzionale, seppur non una novità nel mondo fashion. Il design a punta divisa, infatti, storicamente rimanda ai tabi giapponesi, calzature tipiche della tradizionale orientale risalenti addirittura al XV secolo, indossate inizialmente solo dai membri dell'alta società, poi dai samurai, poi sdoganate anche negli altri ceti sociali.

Il primo stilista che si è fatto affascinare da questa suggestione è stato Martin Margiela, nella sua collezione di debutto del 1988. Poi è stata la volta anche di Prada, che l'ha proposta in passerella. Nike ha lanciato la Nike Air Rift con l'alluce separato dal resto delle dita nel 1996. Le aveva disegnate il designer americano Tinker Hatfield, pensate con questa struttura per rendere ai runner la vita più semplice: erano scarpe senza lacci né linguetta, che dovevano riprodurre la sensazione di correre a piedi nudi. La versione rivisitata e realizzata con SKIMS dopo 30 anni è un'evoluzione del modello precedente in chiave più leggera. O meglio, come si legge nella descrizione ufficiale: "una versione minimalista, elegante e lusinghiera".

Tutte le colazioni del primo drop sono sparite dagli store online in tempi record. Sembra strano, vedendo quante reaction negative e commenti poco felici ci siano sotto i post dedicati. Non mancano ovviamente anche le parole positive, chi si è detto pronto all'acquisto. In un commento c'è qualcuno che ironizza sulla somiglianza con degli zoccoli! Se tanti hanno espresso un certo disappunto storcendo il naso non è una novità, c'era da aspettarselo: le scarpe con la punta divisa sono sempre state, facendo un gioco di parole, divisive. O le ami o le odi. Eppure sono andate a ruba, proprio per ciò che si portano dietro, per ciò che rappresentano. Di base c'è l'esclusività della partnership: sono due icone di fama globale, è la loro prima sneakers a essere messa sul mercato. Molti hanno immediatamente fatto l'acquisto forse catturati proprio dall'unicità e riconoscibilità del prodotto, che fa inevitabilmente parlare di sé: è diverso da tutti gli altri, da ciò che ci si aspetta di solito, da una scarpa tradizionalmente intesa. Un design così distintivo non può che fare gola agli influencer, ai fashion addicted, completamente calati nell'atmosfera di hype social che c'era da giorni attorno al fatidico lancio. Magari molti erano ingolositi dalla possibilità di mostrare sui social lo "spacchettamento" di un prodotto cosi ambito e discusso, facendo il pieno di like. Visto il velocissimo sold out c'è da aspettarsi una domanda ancora maggiore per il prossimo lancio: poi per tutto il resto e per tutti i ritardatari o gli sfortunati, c'è sempre il second hand.