Cos’è il method dressing: vestirsi bene non basta, bisogna vestirsi a tema affinché funzioni

Quando si parla di method acting tra gli attori e nel mondo della recitazione, si intende quella particolare tecnica di immedesimazione che consente all'arista di calarsi totalmente nel personaggio, di incarnarlo alla perfezione. Sviluppato da Konstantin Stanislavskij e Lee Strasberg, richiede un lavoro profondo e intenso: l'attore comincia a pensare come il suo personaggio, a parlare come il suo personaggio, a sentire sulla propria pelle le emozioni che proverebbe lui. Si va ben oltre la finzione insomma, ma entra in gioco una sensibilità molto più accentuata. Giocando con l'espressione method acting, è nata l'espressione method dressing.
A che serve il method dressing
Significa che l'attore si veste come si vestirebbe il suo personaggio. Questa tecnica si vede sempre più sui red carpet: è un modo per far sì che il pubblico empatizzi maggiormente con l'attore/personaggio, affinché ci sia un impatto visivo maggiore. Questa coerenza stilistica genera inevitabilmente una certa attenzione mediatica, essenziale in fase di press tour promozionale. Ecco perché alle anteprime spesso gli attori (e i loro stylist) giocano in questo modo, così da rendere immediato il collegamento tra loro, il film, chi andranno a interpretare sul grande schermo. Questo richiamo può esserci in tanti modi diversi: posso riecheggiare le atmosfere del film attraverso i colori, si può sfoggiare un determinato stile in riferimento all'epoca in cui la storia è ambientata, si possono inserire dettagli che rimandano a una certa estetica. Sicuramente, va molto a rafforzare l'immagine del personaggio: lo rende più vivo, più visibile, letteralmente "in carne e ossa" e questo amplifica il coinvolgimento. È storytelling vero e proprio e ha molto sdoganato anche il ruolo e l'importanza della moda in certe occasioni, in certi contesti. Un abito fa tanto, la scelta di un look piuttosto che di un altro fa la differenza in termini di comunicazione e amplificazione del messaggio.
Esempi di method dressing
Quello che abbiamo visto in questi mesi durante il press tour di Cime Tempestose è solo l'ultimo esempio, in ordine cronologico. Margot Robbie dalla prima all'ultima apparizione è stata sempre molto coerente con le atmosfere gotiche del film, con il complesso cromatico predominante. Il rosso-bianco-nero che si ripete scena dopo scena e che fa da filo conduttore nei costumi di Cathy è lo stesso abbinamento che ha sfoggiato anche lei sul red carpet. Alle anteprime in giro per il mondo si è presentata nelle vesti di Catherine: outfit curati in ogni dettaglio, pieni di riferimenti più o meno nascosti al film. Dall'abito fatto di capelli firmato Dilara Findikoglu al sontuoso vestito d'Alta Moda di Schiaparelli, la strategia di marketing è stata portata avanti con convinzione dall'inizio alla fine e ha certamente contribuito ad accrescere le aspettative intorno all'attesissima pellicola.

Margot Robbie, prima di Cime Tempestose, è stata protagonista anche di un altro esempio di method dressing estremamente potente, di cui si è parlato per mesi. L'attrice ha interpretato Barbie nel film dedicato alla bambola più famosa di tutti i tempi. E si è letteralmente trasformata in lei indossandone gli stessi abiti, ricreati su misura attingendo al vero guardaroba della bambola, ai veri outfit che Barbie ha indossato nei suoi decenni di storia. Questa mossa ha fatto impazzire i fan, ha contribuito a creare un clima di grande condivisione tra i fan, che avevano uno spunto in più di cui parlare. C'era sicuramente un filone emozionale, la possibilità di riconoscere alcuni look e magari dire: "Io la bambola vestita così ce l'avevo da bambina". Il fenomeno è stato portato all'ennesima potenza, con persone che si sono riversate in sala a loro volta vestite da Barbie o comunque con look a tema, confermando quel clima di forte coesione che si era creato, di riconoscibilità in un immaginario che è conosciuto e caro a milioni di persone, a più generazioni. Ovviamente, il rosa era protagonista assoluto!

Ma Margot Robbie non è la sola che si è prestata a questo gioco. Zendaya, attrice poliedrica e trasformista, grande appassionata di moda, ha fatto lo stesso. Lei è seguita da uno stylist su cui convergono tutte le attenzioni del momento, nel settore fashion: Law Roach è un professionista creativo, visionario, estremamente innovativo. È un vero e proprio architetto dell'immagine, capace di costruire un immaginario complesso e completo attorno a un artista. Ha seguito grandi nomi del calibro di Bella Hadid, Anya Taylor-Joy, Ariana Grande. Zendaya ha stupito tutti nel press tour di Dune con degli outfit futuristici allineati col tema portante del film. Ha incarnato alla perfezione la cosiddetta estetica fambot, quindi si è mostrata in versione robot, in versione cyborg, in versione umanoide. L'armatura metallica è stato uno dei look più riusciti.

Zendaya ha fatto lo stesso anche per Challengers, quando ha proposto uno dopo l'altro alle premiere e alle conferenze stampa dei look tutti ispirati al mondo del tennis: o c'erano le tipiche silhouette delle divise che indossano in campo gli atleti o c'era il bianco onnipresente, ma anche il verde in riferimento al campo da gioco.

Ha preso molto sul serio il method dressing anche Jenna Ortega, che si è trasformata più volte in Mercoledì Addams al di fuori dal set, riproponendo quell'estetica cupa, gotica, dark che ha fatto la fortuna della serie. In questo modo ha permesso alla storia di uscire fuori dallo schermo, di renderla più vivida, più reale, più presente, più quotidiana. Come per i casi precedenti, era un modo per portare il personaggio nella realtà e renderlo familiare come un vicino di casa. Ecco perché alle premiere l'attrice si è sempre vestita con dei look a tema.

Attenzione, questi esempi recenti non devono indurre in errore, perché in realtà il method dressing esiste da ben prima! Lo ha usato decenni fa Geena Davis alla premiere di A League of Their Own, dove indossò un minidress bianco le cui cuciture rosse ricamate richiamavano quelle di una palla da baseball. E non a caso, il film racconta la storia della giocatrice di baseball professionista Dottie Hinson.
