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Palazzo Strozzi sommerso per riflettere sul clima, il Direttore Galansino: “È urgente ma non se ne parla”

Il Cortile di Palazzo Strozzi sommerso per ricordarci l’importanza di proteggere il Pianeta e riflettere sul cambiamento climatico. Fanpage.it ha chiesto il significato dell’installazione al collettivo che l’ha realizzata e al curatore.
A cura di Giusy Dente
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Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Dopo l'opera dell'artista KAWS, una moderna rilettura dell'Annunciazione di Beato Angelico, adesso nel Cortile di Palazzo Strozzi ha trovato posto una nuova installazione site specific, realizzata dal collettivo danese Superflex. L'impatto alla vista è notevole, perché ci si trova dinanzi a qualcosa di nuovo e inaspettato: otto grandi colonne in travertino rosa dentro una vasca d'acqua che occupa tutto lo spazio, che riflette le colonne circostanti, il cielo e il via vai dei passanti tutt'intorno. L'opera è stata concepita in un anniversario importante: sono passati 60 anni dall'alluvione che colpì la città di Firenze nel 1966, come conseguenza di un'eccezionale ondata di maltempo. Eventi come questo si sono fatti decisamente più frequenti, il tema del cambiamento climatico è attuale e urgente e sta particolarmente a cuore al collettivo. I tre artisti, che lavorano insieme ormai da 30 anni, da sempre nella loro produzione affrontano queste questioni, convinti che ci sia bisogno di una seria riflessione, che non si possa più rimandare. L'installazione a Palazzo Strozzi si intitola "There are other fish in the sea" e vuole essere proprio un invito a riflettere seriamente: su ciò che sta accadendo al Pianeta, su un nuovo modo di concepire gli spazi in vista del futuro innalzamento del livello dei mari, che inevitabilmente altererà la vita dell'uomo. Il titolo fa riferimento proprio al bisogno di ripensare il rapporto con l'ambiente, mettendo in discussione la tradizionale centralità attribuita all'essere umano. Proprio per questo il collettivo ha sviluppato un Interspecies Architectural Manifesto: un insieme di principi utili per progettare architetture che in futuro tengano conto delle esigenze di altre specie, marine soprattutto. Un esempio? Massimizzare l'estensione delle superfici dure. Oppure costruire con materiali che attenuino il suono, contribuendo a creare  un ambiente acustico salubre in cui le altre specie possano comunicare e orientarsi facilmente. Futuro: è una parola chiave che assume particolari rilevanza, nello spazio rinascimentale di Palazzo Strozzi. Si viene a creare un vero e proprio dialogo tra passato e futuro: ma in mezzo c'è il presente, c'è l'oggi, il tempo in cui agire. Fanpage.it ha approfondito l'installazione proprio con i membri di Superflex, alla cui voce si è unita quella di Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi nonché curatore del progetto.

Come si è sviluppato il processo creativo di questa installazione?

Bjørnstjerne Reuter: L'installazione è nata da un dialogo con Arturo Galansino. Siamo partiti dal fatto che questo è un cortile in un edificio che un tempo era chiuso, ora invece è aperto, le persone entrano ed escono e quindi ci siamo chiesti subito come influenzare la prospettiva delle persone che passano in questo posto. Da anni Superflex lavora su una prospettiva che è interspecie, perché sempre più bisognerà vivere e costruire in un modo diverso. Qui siamo in un bellissimo palazzo rinascimentale e ci è venuto in mente una sorta di Rinascimento per i pesci, perché il livello del mare sta salendo e prima e poi con queste specie dovremo coesistere. Inoltre ci sono delle colonne che ovviamente riprendono quelle del palazzo, ma che possono essere anche considerate come indicatori del livello dell'acqua.

Come mai la scelta del rosa, che è particolarmente ricorrente nella vostra produzione?

Bjørnstjerne Reuter: Ce lo ha suggerito l'oceano! Superflex da tempo si occupa di questo e in passato abbiamo partecipato a una spedizione di ricerca scientifica che si è svolta nel Pacifico. C'era anche un etologo ittico, un esperto del comportamento dei pesci che ci ha invitato a immergerci, a studiare le preferenze di queste creature sottomarine. Lì abbiamo scoperto l'esistenza dei polipi corallini, che sono queste piccole entità che una volta che nascono contribuiscono a creare la barriera e che sono molto attratti dalle superfici rosa.

Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Firenze che rapporto ha con la memoria dell'alluvione?

Arturo Galansino: È un evento profondamente radicato nella memoria di tanti fiorentini che c'erano, che hanno visto coi loro occhi e che poi hanno raccontato ai loro figli, ai nipoti: quindi è parte della della nostra storia. Sappiamo anche, però, le ripercussioni molto positive che ha avuto questo evento così catastrofico. Ricordiamo gli Angeli del Fango, ricordiamo tutto un movimento di idee che ha portato anche a pensare a un rinnovamento di Firenze, ad esempio tutte le riflessioni e ricerche architettoniche, la nascita della architettura radicale a Firenze, che è il movimento che ha ispirato l'architettura del secondo 900 in modo indelebile. I più grandi architetti oggi attivi riconoscono il debito straordinario che hanno con tutto questo gruppo di giovani architetti fiorentini che pensano a un altro mondo proprio da costruire sulle macerie. Questa tragedia ha messo in discussione proprio l'idea di città e della sua sopravvivenza quindi la catastrofe è stata generatrice anche di innovazione, di modernità, di pensiero. Per questo, in questo anno, i Superflex hanno voluto rapportarsi con questo fatto storico che si lega ovviamente al tema del cambiamento climatico. In Toscana ci sono allagamenti, alluvioni; proprio un anno fa, a marzo, abbiamo dovuto cancellare la nostra inaugurazione per un'allerta meteo molto importante, si parlava di un altro possibile allagamento, un'altra piena del del fiume. Sono cose che stanno toccando tante parti del mondo, leggiamo di catastrofi ambientali ogni giorno sulla stampa, ma anche vicino a noi: ogni anno vediamo come in Italia cose di questo genere stanno accadendo sempre più spesso. È un tema che il collettivo tratta da sempre, quindi hanno voluto partire da questo. Poi la ricerca loro è molto più ampia: parla degli oceani, parla del rialzo delle acque, parla di ere geologiche, ma anche di problemi legati proprio alla gestione dell'ambiente, del clima, della sostenibilità ambientale e del nostro modo in cui possiamo interagire per interrompere questo corso negativo.

Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Cosa significa proprio che "ci sono altri pesci nel mare"?

Arturo Galansino: Ci fa pensare che non siamo soli. Migliaia di anni fa, centinaia di migliaia di anni fa qua c'era il mare e potrebbe tornarci presto, soprattutto se continuiamo ad andare avanti così, con totale incuria. In questi ultimi anni non si è parlato più come prima di problemi ambientali, visto che abbiamo altri problemi che sembrano più urgenti, quali le guerre, però il tema ambientale c'è ed è altrettanto urgente. Anzi, il fenomeno potrebbe diventare sempre più irreversibile, ma sembra che nessuno se ne accorge, focalizzati sulle bombe che certo ci spaventano tutti, anche perché ci sembrano più reali, più urgenti.

Che dialogo si viene a creare tra l'architettura rinascimentale e un'installazione moderna?

È un dialogo riuscito quanto inatteso. Queste architetture per pesci ci fanno pensare a un Palazzo Strozzi sommerso (speriamo di no!) e abitato appunto dai pesci. Sono colonne di marmo in forme irregolari, propedeutiche a una colonizzazione di specie vegetali e animali marine. Dall'altra parte c'è la simmetria delle colonne del Cortile quindi si crea una sorta di antitesi o dialogo con questa rigida ortogonale architettura rinascimentale che Superflex mettono chiaramente in discussione da un punto di vista ideologico, oltre che anche formale. Ed è un dialogo tra il passato, il presente e il futuro come sempre facciamo a Palazzo Strozzi, è diciamo un marchio di fabbrica di quello che facciamo qui.

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