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CityWave, il significato dell’edificio a onda di Milano. L’architetto Boddi: “Un ponte sopra l’individualità”

Entro il 2026 è prevista la consegna di CityWave a Milano. È stata completata la copertura. L’architetto Lorenzo Boddi ha spiegato a Fanpage.it il progetto.
Intervista a Lorenzo Boddi
architetto, partner BIG - Bjarke Ingels Group
CityWave 200 giorni dalla consegna, CityWave celebra un passaggio chiave
CityWave 200 giorni dalla consegna, CityWave celebra un passaggio chiave

Mancano 200 giorni al termine dei lavori: il completamento di CityWave, nel distretto di CityLife, è previsto per fine 2026. L'ambizioso progetto firmato dallo studio internazionale BIG – Bjarke Ingels Group è un innovativo intervento di rigenerazione urbana, che si va ad inserire (e va a ridefinire) l'iconico skyline milanese, completandolo armoniosamente senza stravolgerlo. Il progetto si compone di due edifici collegati da una grande canopy sospesa (la grande copertura a onda) realizzata con un'innovativa struttura in legno e acciaio ricoperta da oltre 11.000 mq di pannelli solari. Ospiterà circa 60.000 mq di spazi direzionali, integrati con il quartiere e con il parco circostante. Alla base della struttura, all'ombra della canopy, sorgerà una piazza coperta pensata come luogo aperto, in dialogo con gli spazi pubblici dell’area. Pochi giorni fa c'è stato il getto del concio in calcestruzzo nel punto più alto della costruzione, un momento importantissimo e complesso nella realizzazione della canopy. Ora i lavori sono entrati in una nuova fase, quella che prevede il montaggio dei pannelli fotovoltaici, la chiusura del fabbricato con l'installazione delle ultime cellule di facciata, la realizzazione delle sistemazioni esterne e il progressivo avanzamento delle finiture interne. CityWave è stato progettato coniugando innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, procedendo rispettando lo skyline delle tre torri di CityLife e puntando alla creazione di uno spazio pubblico capace di andare oltre la frenesia, la velocità, la frammentarietà delle città contemporanee. "Si distacca dall'edificio commerciale isolato e individualista" ha spiegato a Fanpage.it l'architetto Lorenzo Boddi, partner di BIG.

Mi può descrivere CityWave? Cosa lo rende unico e come si integra nel contesto esistente di CityLife?

CityWave rappresenta l'ultimo tassello dell'ambizioso progetto di rigenerazione urbana di CityLife, l'ex area della Fiera di Milano. Il nostro approccio evita la tentazione di aggiungere un'altra icona verticale alla già maestosa composizione di CityLife. Abbiamo invece proposto un'architettura dell'invito, trasformando la soglia in una generosa stanza urbana che funge da porta d'accesso non solo a CityLife, ma anche a un nuovo modo di viverla. Piuttosto che competere con le torri centrali CityWave le completa. Sebbene il bando originale prevedesse due torri, abbiamo proposto una nuova tipologia urbana: due edifici organizzati attorno a due corti, una aperta e una chiusa, unite da una grande copertura sospesa e da un continuo colonnato slanciato. L'architettura risultante crea una piazza ombreggiata, aperta ma protetta dagli agenti atmosferici, permeabile ma chiaramente definita. Come nuova forma di spazio pubblico per Milano, si distacca dall'edificio commerciale isolato e individualista e più in generale dalla frammentazione della città contemporanea, diventando ciò che Bjarke una volta definì "un ponte sopra l’individualità".

In che modo CityWave dialoga con l'iconico skyline milanese?

CityWave cerca di instaurare un dialogo diretto con le icone verticali della città, raggiungendo i 105 metri nel suo punto più alto e allo stesso tempo incorniciando le tre torri esistenti all'interno della sua depressione centrale. Ma forse, ancora più importante, CityWave si ispira a un diverso tipo di iconografia milanese: quella in cui l'identità non deriva dall’altezza verticale, bensì dall'intensità delle interazioni sociali che riesce a generare, come accade nella Galleria Vittorio Emanuele. In questo senso, CityWave prosegue la tradizione milanese di reinventare lo spazio pubblico.

CityWave a Milano
CityWave a Milano

Qual è stata la sfida più grande affrontata durante lo sviluppo di questo progetto?

Una delle maggiori sfide del progetto è stata svilupparlo durante la pandemia, in un momento in cui la stessa definizione di luogo di lavoro veniva riscritta in tempo reale. Improvvisamente, il comfort del lavoro da casa si trovava a competere con il bisogno fondamentale di interazione fisica, generando un cambiamento evidente: gli spazi di lavoro dovevano riconnettersi direttamente con l'esterno. Concepito come un padiglione permeabile immerso in un parco, su scala urbana, CityWave si muoveva già in questa direzione. Quasi come se avesse anticipato questo cambiamento, il progetto ha dimostrato una notevole capacità di adattamento. Oltre allo spazio pubblico ombreggiato sotto la copertura, il progetto è pensato come un paesaggio continuo di condizioni esterne: dai cortili, che agiscono come polmoni climatici e sociali al centro degli edifici, fino alle terrazze che si aprono dai piani ufficio. Questi elementi estendono la piazza ombreggiata sottostante, dissolvendo gradualmente il confine tra interno ed esterno, tra lavoro e vita privata, culminando in una grande terrazza pubblica accessibile tramite un collegamento dedicato.

I lavori in corso a CityWave
I lavori in corso a CityWave

Quali sono gli elementi strutturali e concettuali chiave alla base di questo progetto?

La copertura è l'elemento distintivo di CityWave, definendone l'aspetto e generata geometricamente dalla rotazione di una curva catenaria attorno a un asse centrale, una forma modellata dalla gravità. La piazza coperta sottostante nasce dalla sospensione della copertura tra i due edifici con corte, con una campata che raggiunge i 140 metri. È composta da pannelli in legno lamellare a strati incrociati, lasciati a vista nella parte inferiore, attraversati da cavi metallici. Questi cavi sono ancorati ai due edifici e alle loro coperture in calcestruzzo, distribuendo i carichi nella sovrastruttura fino alle fondazioni. Fin dall’inizio, architettura e ingegneria sono state sviluppate in stretta continuità, formando un'unica logica progettuale integrata. Poiché la copertura è sospesa e relativamente leggera, è soggetta a movimenti, soprattutto dovuti alla neve e alla spinta del vento. Per limitarli, è disposta lungo il perimetro una serie di sottili colonne cave verticali. Questi elementi lavorano a trazione anziché a compressione, consentendo loro di mantenere una sezione molto sottile. Dal punto di vista concettuale, costituiscono un portico inverso: una reinterpretazione di un elemento architettonico lombardo e milanese. Le colonne slanciate proseguono nei due edifici principali come pluviali esterni in acciaio inox, unificando l'espressione verticale dell’intervento. Ogni elemento della facciata possiede una funzione chiara e un'espressione materica autentica, piuttosto che un ruolo puramente estetico.

Operai al lavoro
Operai al lavoro

In che modo avete affrontato il tema della sostenibilità ambientale nel progetto CityWave?

L'approccio alla sostenibilità ambientale di CityWave si basa sulla sintesi di strategie ambientali passive e attive. Fin dalla sua concezione, la geometria dell’edificio è stata progettata per lavorare con il clima anziché contro di esso. La volumetria limita il guadagno solare orientando la facciata principale verso nord, mentre il punto più basso si apre a sud, permettendo alla luce solare di penetrare in profondità nel cortile e raggiungere direttamente la parte più estesa della copertura solare. Questa strategia è rafforzata dalle prestazioni della copertura in legno, che integra circa 12.000 m² di tegole fotovoltaiche. Insieme ad altri sistemi, come il raffrescamento tramite acqua di falda e l'accumulo di energia termica, queste misure riducono significativamente il fabbisogno energetico complessivo di CityWave.

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