Il meglio di Alcova alla Milano Design Week: installazioni ed eventi tra Villa Pestarini e Ospedale di Baggio

Progetti all'avanguardia, sperimentazione, dialogo tra architettura e tecnologia, design contemporaneo: Alcova è questo e molto di più. Fondata nel 2018 da Valentina Ciuffi e Joseph Grima, nella programmazione della Milano Design Week è uno degli appuntamenti più prestigiosi, perché riunisce il lavoro di talenti emergenti, designer affermati e brand rinomati. Tutto questo, ovviamente, avviene in location d'eccellenza, così da valorizzare anche l'aspetto territoriale, lo spazio. Infatti, tradizionalmente anche in passato sono sempre state scelto location insolite e capaci di stupire: l'ex Macello, le ville di Varedo. Quest'anno, invece, Alcova torna a occupare l'Ospedale Militare di Baggio (Via Giovanni Labus 10) già scelto nel 2021 e 2022 e Villa Pestarini (Via Mogadiscio 2), residenza privata aperta per la prima volta al pubblico. Sono due luoghi molto diversi, ma entrambi rappresentativi: uno è un vasto e stratificato complesso istituzionale, l'altra è espressione del razionalismo di metà Novecento, costruita da Franco Albini. Si può scegliere di acquistare il biglietto solo per l'Ospedale Militare di Baggio, che costa 12 euro, o quello che comprende Ospedale e Villa Pestarini al prezzo di 25 euro (con prenotazione di slot orario). L'appuntamento è dal 20 al 26 aprile con 131 espositori. E non è tutto. In programma c'è anche il palinsesto di VOCLA, la piattaforma di Alcova dedicata agli incontri: una serie di talk pomeridiani condotti da Valentina Ciuffi e Joseph Grima. In programma anche Designed to Stay, una serie di conferenze curata da Design Hotels insieme a designer e architetti, albergatori che ruota attorno al concetto di "ospitalità", in relazione allo spazio fisico.
Tête-à-Tête
Nella sala espositiva di Villa Pestarini i visitatori troveranno la mostra di gruppo "Tête-à-Tête" curata da Margherita Dosi Delfini (Design Museum, Londra): immagina e gioca con la vita passata della stanza per innescare una riflessione privata e una conversazione sullo spazio e sul tempo. Le opere esposte esplorano la convinzione che la gioia possa essere sinonimo di un design rigoroso. La mostra invita i visitatori a scoprire da vicino oltre 40 opere di 15 artisti coinvolti nel progetto: Anna Dawson, Baiyang Kong, Caleb Engstrom, Francesco Rosati, Kate Greenberg, Maggie Pei, Maha Alavi, Romain Basile Petrot, Sarah Huffard. Una parte della mostra è dislocata in un secondo sito: Certosa District di Via Varesina 185. La serata di inaugurazione è in programma martedì 21 aprile, dalle 19:00 alle 21:00.

Ceramic Reflection
Pani Jurek è uno studio di design, ma anche un laboratorio di ceramica, il materiale preferito dell'artista omonima specializzata in illuminazione e arredamento (specchi, lampade, pendenti, vasi). La sua mostra ad Alcova Milano 2026 si chiama appunto Ceramic Reflection ed è incentrata su una composizione di piastrelle in ceramica che unisce colori vivaci a motivi spaziali. L'appuntamento è nella sala C5 dell'Ospedale.

Archway
Ad Alcova Milano 2026, Archway mette in mostra tutta l'identità progettuale di Zelt. Lo studio è stato creato dall'artista Johannes Offerhaus. Dopo aver lavorato nel mondo della moda, la sua attenzione si è spostata su installazioni cinetiche di grandi dimensioni. Negli anni ha sviluppato tante collaborazioni, per esempio quella con marchi come Viktor&Rolf, AlexanderWang, Porsche, Asics e Nike. Ma si è anche avvicinato al mondo delle arti performative, creando scenografie e costumi. Lo studio concettualizza, progetta e realizza strutture tessili come padiglioni e tende: sono però qualcosa di più, sono installazioni astratte che riflettono spazi e dimensioni più intimi.

Bisa Studio
Bisa Studio è una Maison sperimentale che pone la creazione al centro della sua pratica, combinando design, ricerca sui materiali e narrazione culturale. Ogni pezzo è concepito come una storia più ampia che va oltre l'oggetto fisico in sé, dove convergono memoria materiale, indagine formale e competenza artigianale. In questa fusione di linguaggi, lo studio riesce a dare forma alla sua creatività, alla sua concezione di artigianato, vista come una forma di pensiero. Non a caso, la parola "bisa" in polinesiano significa proprio "potere", simboleggiando le infinite possibilità e aperture che scaturiscono dalla libertà di espressione. In questo viaggio artistico senza limiti si sono uniti svariati artisti: Charlotte Taylor, Frank Pellegrino, Marta Jurado Chagnaud, Moises Tibau, Garance Vallée.
