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Com’è lavorare in una casa di miliardari? Il racconto di un maggiordomo

Lavorare per le centinaia di famiglie più ricche al mondo può avere i suoi pro e i suoi contro: George Ralph Dunn è l’uomo che si assicura che le richieste dei miliardari, anche le più assurde, vengano soddisfatte.
A cura di Arianna Colzi
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Vi siete mai chiesti come dev'essere lavorare in una casa di miliardari? Charlotte Cowlesgiornalista di The Cut, ha intervistato George Ralph Dunn, il direttore di un'agenzia di reclutamento di Londra che si occupa di assumere per i super ricchi "gente che renda la loro vita più semplice". Ma com'è lavorare e cercare di soddisfare le richieste, talvolta assurde, dei miliardari, come ad esempio assumere uno chef per i dobermann o organizzare grandi feste su isole private. L'interessante racconto di Dunn squarcia il velo sulle vite top secret di queste persone e su come sia difficile ma necessario mantenere un equilibrio con la vita privata nel mondo reale.

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Come si comincia a lavorare per i super miliardari

George Ralph Dunn, prima di fondare un'agenzia di reclutamento, ha lavorato in ambienti d'élite, come ad esempio nel fine dining, soprattutto in ristoranti Michelin. Poi la sua carriera ha subito un twist portandolo a lavorare come chef privato: "Facevo le valigie in un momento, andavo alle Isole Vergini e poi a Gstaad con un jet privato. Quando ero giovane, era davvero emozionante, anche se ammetto che possa essere disturbante. Con l'avanzare dell'età, ho avuto bisogno di più stabilità e un maggior equilibrio tra privato e lavoro". Da qui Dunn si è "riciclato" offrendo ai super ricchi figure e servizi di cui loro hanno bisogno nelle loro enormi ville. Tuttavia, anche se da fuori sembra un privilegio anche divertente, lavorare per i miliardari richiede assoluta riservatezza.

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Lavorare per i miliardari (non) è più top secret

Dunn ha raccontato a The Cut che i principali clienti non sono la Famiglia Reale, che ha un background più formale a cui si unisce un codice di comportamento severo, quanto i nuovi ricchi contemporanei. "I committenti non vogliono il maggiordomo in giacca e cravatta, quindi cerchiamo di non essere inutilmente formali", dichiara Dunn. Con il cambiamento dei miliardari è cambiato anche il rapporto con la riservatezza e la segretezza che lavorare con loro e per loro richiedeva anni fa. "È pieno di accordi di non divulgazione. Ovviamente si tende a essere molto discreti ma come la mettiamo con il curriculum: i lavoratori non possono scrivere per chi hanno lavorato?". Infatti, alcuni super miliardari hanno addirittura fatto causa ai loro dipendenti per aver scritto di aver lavorato per loro: per evitare questo si usano alcuni accorgimenti. "Si potrebbe dire ‘coppia hollywoodiana' o ‘individuo con un patrimonio ultra elevato' ma in realtà basta parlare con il capo del personale dell'abitazione".

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I miliardari possono essere pessimi datori di lavoro

Sicuramente lavorare per i miliardari significa anche sopportare i loro capricci e le loro richieste assurde, considerando che si tratta dello 0,001% dei più ricchi, dunque parliamo di 100-120 famiglie. Innanzitutto quando una famiglia di questo richiede personale domestico, la loro proprietà viene visitata affinché si comprenda di cos'hanno bisogno e come si possa rispondere alle loro esigente. Talvolta, però, Dunn ha confessato di aver rinunciato a qualche cliente super privilegiato: "Avevamo firmato degli accordi e poi loro dichiaravamo: ‘Possiamo ridurre il compenso del 5%?' Per loro si tratta di una paio di migliaia di dollari, quando il loro patrimonio netto è di miliardi".

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Le cose più assurde fatte dal personale domestico

La percezione delle famiglie privilegiate è quella di una vita apparentemente perfetta, immacolata. Ma se la nostra impressione è così, è perché qualcuno consente loro di avere una vita e delle proprietà curate, impeccabili. Dunn ha raccontato a The Cut che un cliente saudita ha affidato una proprietà a Londra per 100mila sterline la settimana per tre mesi in totale. Dunn ha fornito alla famiglia 60 membri per una famiglia di tre persone: alla fine sono stati in quella casa per tre giorni. Il personale domestico che Dunn recluta passa dall'autista, alla security, agli addestratori per i cani agli chef per i cani. Sembra di sentire i racconti sulla vita di Paris Hilton.

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Tra le figure più assurde che Dunn ha reclutato c'è stata sicuramente un dog-nanny (una babysitter per i cani) pagata 100mila sterline l'anno "per prendersi cura di due Chow Chow, dar loro da mangiare, portarli a spasso e dal veterinario". Sempre rimanendo in tema di animali, una famiglia ci ha chiesto membri per lo staff che si sarebbe occupato dei cani nella loro nuova casa per poi scoprire che in quell'appartamento i cani non erano ammessi. La soluzione? Comprare un'altra proprietà dall'altra parte della strada per 10 milioni di sterline.

Come si gestiscono le crisi nel mondo dei super ricchi

Chiamare "crisi" quelle che riguardano le vite domestiche dello 0,001% di famiglie più ricche del pianeta sembra un eufemismo. Tuttavia, Dunn e la sua agenzia le devono affrontare davvero, gestendo le richieste assurde e improvvise di questo piccolo gruppo di privilegiati. Per una festa organizzata sulle Alpi, per esempio, erano previsti 200 invitati per cui era necessario uno staff imponente: domestico, camerieri, chef, per un totale di 40 persone. "Si sono ammalati tutti di gastroenterite. Abbiamo setacciato tutto l'arco alpino per trovare dei rimpiazzi, è stato delirante", dichiara Dunn. Se vi ricorda Miranda Priestley, probabilmente non vi state sbagliando.

Sembra irrilevante ma mantenere un equilibrio mentale in questo mondo è fondamentale, per non perdere vista le cose che contano. Lavorare all'interno della sfera personale delle persone porta ripercussioni nella vita privata anche di chi ci lavora: "C'è una linea di demarcazione che non dev'essere superata. Quando la famiglia per cui lavori ti dice ‘unisciti a noi' è necessario sapere che quello è soltanto un lavoro, che sei lì perché ti pagano".

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